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Rockets, ecco com’è nata la trattativa per Westbrook

di Dennis Izzo

Al termine di una stagione in cui gli Houston Rockets non sono riusciti a superare l’ostacolo rappresentato dai Golden State Warriors per il secondo anno di fila, il general manager Daryl Morey aveva annunciato che avrebbe valutato qualsiasi opzione possibile per migliorare il roster a disposizione di coach Mike D’Antoni. Tutti in discussione, dunque, tranne ovviamente l’MVP e uomo franchigia James Harden, al cui nome è stato ben presto aggiunto quello di P.J. Tucker, pedina imprescindibile per il sistema di gioco dei texani.

La free agency dei Razzi è iniziata con i tanti rumors sulla presunta rottura tra Chris Paul e James Harden e le conseguenti voci di mercato sul possibile addio di CP3, una pista tuttavia giudicata sin dall’inizio molto complicata da percorrere, principalmente a causa dell’esorbitante contratto triennale dell’ex point guard dei Los Angeles Clippers. Sfumata la possibilità di riportare in Texas Jimmy Butler, con quest’ultimo che è approdato tramite sign-and-trade ai Miami Heat, i Rockets sembravano destinati a trattenere in blocco i propri volti principali e ad aggiungere qualche nome di contorno, senza dunque puntare a vere e proprie stelle per rinforzarsi.

Nella notte italiana tra l’11 e il 12 luglio, dopo che da giorni numerose indiscrezioni volevano gli Houston Rockets interessati a Russell Westbrook – sul piede di partenza dopo la cessione di Paul George dai suoi Oklahoma City Thunder ai Los Angeles Clippers, per unirsi a Kawhi Leonard – Daryl Morey è in procinto di recarsi in taxi ad assistere alla gara di Summer League tra i suoi Razzi e gli Utah Jazz. Durante la corsa, però, la trattativa per portare Westbrook in Texas si trasforma da affascinante suggestione a affare fatto. Il gm dei Rockets, dunque, decide di tornare al Golden Nugget, un locale di Las Vegas, per iniziare un giro di telefonate e ufficializzare la trade che cambia volto alla sua squadra.

La corsa a Westbrook era partita pochi giorni prima, il 5 luglio, nel corso di una cena al ristorante Catch at the Aria di Las Vegas. È infatti in quest’occasione che Morey viene a sapere dell’ufficialità del passaggio di Paul George ai Clippers insieme a Kawhi Leonard. Il gm, a quel punto, intuisce che per OKC potrebbe essere giunto il momento di ricostruire e la possibilità di mettere le mani su Westbrook potrebbe essere concreta, ragion per cui invia una serie di messaggi al proprietario dei Rockets Tilman Fertitta.

Rockets-Westbrook: un affare che sembrava impossibile

Rockets pronti a dare il via a una nuova era che vedrà protagonisti Russell Westbrook e James Harden.

Nel frattempo, James Harden ha già avuto contatti con Russell Westbrook, suo grande amico ed ex compagno di squadra a Oklahoma City dal 2009 al 2012. Morey parla anche col gm dei Thunder Sam Presti, limitandosi a capire le sue intenzioni e senza formalizzare un’offerta ufficiale per l’MVP della stagione 2016-2017. Dopo una serie di telefonate con Presti, l’obiettivo diventa quello di cercare una terza squadra con più assets per imbastire la trade per Westbrook, quindi arriva il momento di avvisare Chris Paul della possibilità di essere scambiato.

Nei giorni successivi la trattativa sembra arenarsi, fino ai colloqui che danno una svolta alla situazione: da una parte Russell Westbrook e il suo agente Thad Foucher discutono col gm dei Thunder Sam Presti, dall’altra Daryl Morey sente il parere della sua stella James Harden. Proprio quest’ultimo appare entusiasta della possibilità di tornare a giocare al fianco del suo migliore amico, che a sua volta è cercato fortemente anche dai Miami Heat, ma spinge per andare a Houston e provare a vincere un titolo insieme a Harden.

A quel punto, circa sei giorni dopo l’inizio della trattativa dei Rockets per Westbrook, arriva l’ufficialità dello scambio. Le gatte da pelare, però, non sono ancora finite per Morey. Resta l’ultimo passo, probabilmente il più complicato: chiamare Chris Paul e annunciargli che, oltre a due prime scelte al Draft e due picks swap, anche il suo nome rientra nell’accordo. “Odiavo quella telefonata, ma sono convinto che Chris la odiasse più di me. Eravamo a pochi istanti dal vincere un titolo con lui in campo, è stato un grandissimo giocatore per noi. James mi ha chiesto perché ci volesse tanto tempo per ufficializzare uno scambio, gli ho risposto che per portare lui a Houston impiegai cinque mesi.”, ha dichiarato in merito il general manager della franchigia texana.

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