Due autentiche prove di autorità. Frutto dei meccanismi tattici oliati per bene e che stanno girando a meraviglia, grazie ad una solidità mentale che in questi casi facilita le cose. Più fame, più concentrazione. Evidentemente non è ancora del tutto svanito il nefasto ricordo delle passate Finals: così i Golden State Warriors hanno deciso di partire in quarta, staccando 2-0 nella serie i Cleveland Cavaliers (punteggi rispettivi delle gare: 113-91 e 132-113). Attenzione, guai ad adagiarsi sugli allori, proprio perchè l’eco della famigerata rimonta è ancora vivo. Gli uomini di Steve Kerr devono continuare a martellare con sto ritmo anche in Ohio, poichè davanti non ci sono gli ultimi arrivati.
Ecco, il ritmo. I Warriors, finora hanno gestito le due gare proprio come volevano, attaccando repentinamente in contropiede come solo loro sanno fare. D’altronde, sono dei maestri in questo. Bisogna precisare che le decantate transizioni nascono il maggior parte delle volte da una difesa attenta ed arcigna: la retroguardia del team della Baia sta mostrando impegno e tanta preparazione. Le rotazioni sono sempre puntuali, così come gli aiuti che stanno tenendo a bada le bocche di fuoco dei Cavs. Per non parlare del rendimento dell’applicazione sul perimetro che sta costringendo gli avversari a tirare col 31.7 % da tre. Una delle chiavi della efficiente difesa Warriors, inoltre, è l’accorgimento sui pick and roll: gli uomini di Kerr hanno raddoppiato spesso sul portatore di palla generando così passaggi forzati ed eventuali recuperi; tutto ciò agevola i cambi, fondamentali in questo frangente.

I Warriors stanno creando dei grossi problemi ai Cavs raddoppiando sul portatore di palla del pick and roll: in certi casi ciò genera dei recuperi e la conseguente transizione.
Contro la retroguardia schierata, i Warriors stanno facendo circolare il pallone in maniera sbrigativa, per poter permettere la creazione delle spaziature utili ai letali tagli in backdoor. Le ghiotte varianti sui pick and roll/pop (abbiamo visto addirittura Klay Thompson portare il blocco a Kevin Durant) stanno mandando in bambola Cleveland, spesso disorientata di fronte a tanta qualità.
La banda guidata da Tyronn Lue, per cercare di cambiare qualcosa, deve impedire ai californiani di dettare l’inerzia del gioco con le loro micidiali ripartenze, visto che in tali casi c’è tanta sofferenza negli accoppiamenti. Basta vedere il dato relativo ai fast break points dei Warriors: 29 infilati a partita. Non stanno aiutando finora le prestazioni scialbe di Tristan Thompson, chiamato a svolgere il classico lavoro sporco e raccogliere rimbalzi offensivi in quantità industriale. Senza dimenticare alcuni tiri sconclusionati che non vanno dentro e che permettono ai Warriors di catapultarsi subito dall’altra parte del campo. Attaccare a ritmi elevati va bene, ma serve sicuramente più raziocinio e scelte ben ponderate (magari è giusto premere il piede sul freno quando LeBron James siede in panchina). La fase offensiva in gara 2, migliorata rispetto al primo atto, è stata retta in piedi da un King in versione celestiale (29 punti, 11 rimbalzi e 14 assist, ottava tripla doppia per lui alle Finals) che ha aggredito il ferro con le sue straripanti penetrazioni e ha cercato di tener viva la verve dei suoi grazie alla sua inventiva.

Anche i Cavs possono colpire in transizione, soprattutto quando James si mette in testa di fare breccia nella difesa avversaria.
Lui è il faro, lui è la guida, lui può realmente invertire la rotta per continuare a combattere. Tuttavia non gli si può chiedere di andare ancora più oltre, deve essere aiutato: Kevin Love si sta rivelando uno scudiero produttivo (27 punti nel secondo round, facendo mambassa soprattutto in area), tuttavia lo stesso non si può dire di JR Smith o Deron Williams, apparsi opachi finora. Se poi Kyrie Irving non punge come vuole non riuscendo nemmeno a mettere in ritmo i compagni (quando serve) e a rendersi utile pure in difesa, allora la strada è ancora più in salita. Coach Lue dovrà inoltre cercare di estrarre il coniglio dal cilindro per quanto riguarda la marcatura dell’indemoniato Durant, capace di segnare in ogni modo possibile. James è in grado di braccarlo a dovere, ma non può sfiancarsi eccessivamente perchè deve essere lucido nei momenti in cui deve ricamare gioco; Iman Shumpert ha fatto il suo, e ciò può dare manforte a tutto il collettivo. Ad ora però non è bastato: ci sanno ulteriori aggiustamenti?
Breve chiosa sui singoli. Detto di LeBron e KD che stanno viaggiando su livelli inumani, c’è da constatare che finalmente Stephen Curry sta disputando delle finali soddisfacenti (60 punti, 16 rimbalzi e 21 assist complessivi), mostrando tutto il suo arsenale e una sicurezza che nelle precedenti occasioni non c’era mai stata; lodevole il lavoro difensivo di Klay Thompson, bravo a tenere a bada specialmente il pericolo Irving.
L’ago della bilancia per ora sta pendendo verso Oakland, dove tutti hanno la voglia di chiudere presto la pratica. Adesso la battaglia si sposta a Cleveland, coi padroni di casa che venderanno cara la pelle: il dado non è ancora tratto.

