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NBA Draft 2014 – Julius Randle, la stella di Kentucky che piace ai Lakers

di dunknba

Prima i Prestonwood Christian Lions, dove in 4 anni ha conquistato ben 3 titoli statali (University Interscholastic League, in Texas, nella 5A Conference), 1 Under Armour Elite 24 Dunk Contest e 1 titolo MVP nella gara Elite 24, mettendo a segno 27 punti; una volta concluso il suo periodo nella high school, si è trasferito nella University of Kentucky, casa dei Wildcats allenati da John Calipari, dove nel suo unico anno ha trascinato i suoi fino alla National Championship, cedendo però il trono ai Connecticut Huskies di Shabazz Napier (uno che bisognerà tenere sott’occhio in futuro); ora, ha dichiarato il suo ingresso nell’NBA Draft 2014. Julius Randle è sicuramente un giocatore di cui si è discusso molto in questa annata NCAA, capace fin da subito di guadagnarsi un posto nell’All-SEC First Team e nell’All-American Third Team, ai quali si aggiunge il Rookie of the Year della propria conference (la SEC, appunto). Per molti critici, analisti ed esperti del variegato mondo collegiale, è un ragazzo “born ready”, nato pronto. Talmente pronto che, per alcuni, non dovrebbe faticare assolutamente far fatica ad ambientarsi nel campionato di pallacanestro più bello del mondo.

Julius Randle

Se è arrivato ad un soffio dal trofeo della NCAA, strappatogli prepotentemente dalle mani dagli allievi di coach Ollie, un motivo ci sarà. Julius Randle è molto affidabile sull’out sinistro, nella sua corsa ha mostrato un motore molto potente ed è abile a smarcarsi sotto l’anello. Sebbene gli manchi qualcosa circa l’esplosività delle sue gambe, è in grado di proteggere la sfera ed evitare di venire stoppato quando tenta il tiro. Le qualità tecniche di  Julius Randle sono fuori discussione, non ha l’accelerazione classica delle ali ma è molto equilibrato. Potenzialmente può passare in situazioni di pick and roll grazie ad un paio di dribbling, anche se su questo aspetto c’è molto da lavorare. In ogni caso, Julius Randle rappresenta un mix intenso di potenza, talento e bilanciamento che lo hanno reso uno dei prospetti più interessanti di questa sessione di Draft NBA.

Ahimè, non è tutto oro quel che luccica. È stato uno dei migliori del suo team, ma ai pregi si mescolano anche alcuni difetti. Julius  Randle pecca decisamente in fase difensiva, dove le lacune da colmare sono evidenti (nella finale tra Kentucky e Connecticut, uno come Napier lo ha praticamente surclassato a suon di punti e giocate da manuale) e altrettanto evidente è la sua apertura alare inferiore alla media di chi svolge il suo ruolo, pari a 2,13 metri. Può trovarsi facilmente in difficoltà davanti a giocatori atleticamente più preparati e più alti di lui. Si tratta di un mancino puro, talmente puro che la mano destra non la usa neanche per scrivere.

Per NBA Passion,
Valerio Scalabrelli

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