Giovane, molto giovane, un freshman (il rookie scolastico, in altre parole) con la voglia di dimostrare al mondo che l’età non conta. A dire il vero, lo ha già dimostrato: finalista nel Naismith College Player of the Year, All-Pacific 12 First Team ma, prima ancora di tutto ciò, Mr. Basketball in California da junior nella high school, il terzo ad aver ricevuto l’ambito riconoscimento dopo Jason Kidd nel 1991 e Tyson Chandler nel 2000, mettendo a segno una media di 27 punti a partita nel torneo statale. Con la mononucleosi, tra l’altro. In 5 anni ha collezionato talmente tanti trofei che l’appellativo di Mr. Basketball è decisamente riduttivo. Di chi stiamo parlando? Del campione del mondo Under 19 Aaron Gordon, punta di diamante degli Arizona Wildcats, il quale, dopo un solo anno passato tra le mura del McKale Center, ha dichiarato il suo ingresso nel Draft NBA del prossimo 26 giugno.
Atleta energico e versatile, Aaron Gordon ha mostrato una grande esplosività nelle gambe, che lo aiuta a compiere vari coast-to-coast in pochi balzi; in effetti non è rapido, ma sfrutta molto bene la sua altezza e i suoi muscoli per arrivare a canestro indisturbato. Guai a lasciarsi ingannare dal suo fisico asciutto, perché Aaron Gordon non si tira mai indietro dal contatto con i suoi avversari. Non stiamo parlando di un giocatore robusto, insomma, ma tra le sue qualità spicca sicuramente l’intelligenza tattica, che lo aiuta a prendere decisioni giuste al momento giusto in un breve periodo di tempo. Se siete degli amanti dell’alley-oop, avete trovato il vostro cestista preferito: da ricordare uno dei suoi tanti canestri durante il match dell’All-American Boys, un classico alley-oop servitogli da Aaron Harrison, con il quale si intendeva a meraviglia. Nonostante sia una delle migliori ali grandi in circolazione, si è fatto notare anche per i suoi assist, registrando una media di 2 assist a partita nel suo primo anno universitario. È giovane, molto giovane, un classe ’95 che ha ancora tanto da imparare. Ma uno come lui, che non si annoia mai ed è sempre pronto a ad ascoltare i consigli di chi di strada ne ha percorsa tanta prima di lui, facendo tesoro dei suoi errori, chi non lo vorrebbe nella propria rosa?
Differentemente dai suoi colleghi di reparto, Aaron Gordon non è uno di quelli che si smarcano facilmente dal proprio avversario a colpi di dribbling. Diciamo che è un’ala grande un po’ atipica. Nonostante il suo talento da saltatore, grazie al quale verrà ricordato come uno dei rimbalzisti più temuti della NCAA (nella Elite 8 del torneo di questa stagione, nella sfida con i Wisconsin Badgers, sebbene ha commesso qualche sbavatura di troppo in copertura, ha toccato quota 18 rimbalzi, chiudendo la stagione con una media di 8 a partita), si può trovare in difficoltà quando è costretto a provare il tiro in sospensione, forse il suo principale tallone d’Achille. È vero, Aaron Gordon non si tira mai indietro, è coraggioso, specialmente nei contrasti, però non è robusto quanto serve, una delle qualità fondamentali del suo ruolo è proprio la forza muscolare e in alcune occasioni ha pagato amaramente questo dazio. Ripetendo ciò che è stato riportato tra i suoi pregi, fa la scelta giusta al momento giusto. In attacco, però. La sua fase difensiva, invece, è da rivedere.



