Damian Lillard si sta ancora riprendendo dal suo infortunio al core (il “nucleo del corpo“, cioè una zona compresa tra la parte inferiore del busto e quella inferiore del bacino), che si porta avanti ormai da qualche anno e si è poi rivelato un po’ più grave del previsto in seguito alle Olimpiadi di Tokyo 2020.
Lillard ha scelto di continuare a giocare nonostante spesso gli si bloccasse addirittura l’addome (rendendogli difficile persino camminare), e ha deciso di scendere comunque in campo nella prima parte dell’attuale stagione, cercando di sopperire al dolore tramite delle iniezioni di cortisone. Quando però si è reso conto che il trattamento aveva un’efficacia di troppo breve durata per poter andare avanti, ha deciso di fare un passo indietro e sottoporsi all’operazione che i medici avevano previsto per lui.
Non è stata sicuramente una scelta facile per lui, ma alla fine si è dovuto rendere conto che non poteva più spingersi oltre. Il suo orgoglio avrà sicuramente continuato a gridare di non mollare, ma la sua coscienza è stata più forte e gli ha fatto capire che non era il momento. Così Lillard ha deciso di operarsi, e sfruttare questo periodo di riposo forzato anche per schiarirsi un po’ le idee e pensare di più a sé stesso, eliminando persino le distrazioni di Instagram o Twitter.
L’intervento è avvenuto il 14 gennaio ed ha affrontato la lesione che Lillard aveva al nucleo, diminuendo lo squilibrio tra i muscoli addominali e inguinali e stabilizzando i lati dell’articolazione pubica. Bisognava infatti riparare sia il lato sinistro che destro, perché le radiografie mostravano problemi su entrambi i lati.
La super star ha poi avuto il via libera per ritornare a muoversi dopo circa 4/5 giorni dall’intervento, riuscendo anche a camminare per il campo oppure a tirare, senza ovviamente sforzare troppo il corpo.
Inizialmente i tempi di recupero previsti erano di circa 6/8 settimane, anche in base alla risposta fisica del giocatore e dalla condizione della squadra. Infatti Lillard ha spiegato più volte che ritornerà in campo solo se il team riuscirà ad arrivare a competere per un posto nei playoffs o (al massimo) nei play-in, ritenendo altrimenti inutile affrettare la sua riabilitazione dovendosi sforzare eccessivamente.
Fortunatamente la point-guard ha terminato la fase iniziale della sua riabilitazione senza alcun problema o battuta d’arresto e inizierà ora la fase di ricondizionamento, venendo rivalutato di nuovo tra 2 o 3 settimane.
Blazers: l’andamento di Damian Lillard e della squadra
Lillard possiede per il momento una media stagionale di 24 punti, 7.3 assist e 4.1 rimbalzi a partita, tirando con il 40.2% dal campo e con il 32.4% dalla profondità.
Come ben sappiamo, Damian Lillard è uno dei migliori giocatori della NBA, con la capacità di prendere in mano una partita con i suoi tiri da fuori, attaccando dai rimbalzi e impostando i compagni quando i difensori gli piombano addosso. È poi noto per la sua tendenza a dominare il crunch time, e Portland è sicuramente molto meno pericolosa quando non è in campo.
Il team al momento si trova infatti al decimo posto della Western Conference (quindi in zona play-in) con un record di 25 vittorie e 35 sconfitte, ma non sta vivendo una bella situazione, aggravata ancor di più dal fatto che CJ McCollum è stato scambiato e gioca ora per i New Orleans Pelicans.
Lillard riuscirà quindi a risollevare la situazione?

