Steven John Nash, conosciuto da tutti come Steve, lascia i parquet della NBA a 41 anni suonati. I suoi continui problemi fisici lo hanno costretto a prendere questa difficile ma più che giusta decisione, ponendo termine ad una carriera fantastica, ricca di soddisfazioni personali e con l’unico neo di non avere mai portato a casa il tanto agognato anello. Nash, nativo canadese, viene draftato nel 1996 con la 15^ scelta assoluta dai Phoenix Suns, tra le fila dei quali, per 2 stagioni, ricopre un ruolo marginale. La sua carriera cambia quando Don Nelson, divenuto da poco coach dei Dallas Mavericks, lo porta in Texas, aumentando notevolmente il suo minutaggio e dandogli in mano le chiavi della squadra. Per anni va vicino al titolo con la franchigia capitanata dal vulcanico Mark Cuban, divenendo presto uno dei playmaker più dominanti e fantasiosi della Lega. Forma con l’amico Nowitzki e Finley un trio formidabile, ma che non saprà mai andare al di là della finale di conference, così, nel 2004, il mancato rinnovo del contratto lo riporta a Phoenix, dove firma un accordo di 6 anni con la franchigia dell’Arizona. Mike D’Antoni rappresenta il suo principale sponsor, considerandolo perfetto per la sua idea di basket rivoluzionario: il campo gli darà pienamente ragione. Il piccolo genio canadese domina in lungo e in largo, porta i Suns a livelli insperati innalzando notevolmente le prestazioni dei propri compagni di squadra, Stoudemire in primis. Nel 2005 e nel 2006 vince il premio di MVP della regular season sbaragliando la concorrenza, gioca il basket più bello della sua vita, sciorina prestazioni favolose facendo ricredere tutti gli scettici che lo consideravano troppo piccolo e gracile per dominare in una Lega così fisica e atletica. Ma il titolo non arriva. Nash lascia Phoenix per Los Angeles, sponda Lakers, dandosi l’ultima occasione di vincere e zittire tutte le voci che lo considerano, si, un artista del gioco, ma non un vincente. Non ci riuscirà, l’esperienza ai Lakers sarà un mezzo fallimento nonostante la presenza nel rooster di Dwight Howard e di Kobe Bryant. La parentesi losangelina sarà costellata da continui infortuni che ne limiteranno inevitabilmente il rendimento sul parquet.
Si ritira, dunque, dopo 19 anni di carriera, un genio del basket, uno che creava e deliziava le platee con giocate mai viste, uno che dominava dal “basso” del suo metro e ottanta, o poco piú. Ci resteranno per sempre nella mente le sue penetrazioni, gli assist pazzeschi che hanno fatto la fortuna di tanti suoi compagni, il tiro da 3 micidiale e il suo incredibile ballhanding che ci ha fatto innamorare di questo sport. Se ciò non bastasse ricordiamo alcuni numeri impressionanti della carriera di Steve Nash: 3‘ posto nella classifica all time degli assist (dietro due mostri sacri come Stockton e Jason Kidd), oltre il 90% di media ai liberi in carriera, 8 volte convocato all’ALL STAR GAME e 2 titoli da MVP della Regular Season consecutivi.
We love you Steve, ci mancherai.
Per nbapassion.com,
Andrea Cosner

