3 – LeBron James
A fine anno compirà 39 anni e tra un mese e mezzo inizierà la sua 21esima stagione NBA.
I record che ha battuto, compreso quello per i punti segnati nella storia della NBA messosi in tasca lo scorso anno, non si riescono più a contare.
I 29 punti, 8 rimbalzi e 7 assist a partita, tirando con il 50% dal campo nella scorsa stagione, sono messi lì, come monito a tutti i naviganti che lo danno per finito.
Certo, la fase difensiva non è in cima alla sua “to do list”, ma come biasimarlo.
Nella scorsa stagione il suo plus/minus totale è stato di +214, il migliore della squadra: quando esce dal campo i Lakers vanno sotto, e quindi lui si guadagna riposo limitandosi nella sua metà campo.
Nelle cinque stagioni a Los Angeles, le 55 partite di media giocate, presuppongono che lo vedremo sui nostri schermi ancora per qualche anno.
Anche l’anno prossimo – come del resto è da quando ha messo piede nella lega – la sua squadra riparte da lui come caposaldo.
4 – Kawhi Leonard
Quando gioca ed è al 100%, può benissimo essere il migliore two-way player della lega.
La difesa c’è sempre stata, da quando era a San Antonio e Popovich l’ha messo a marcare LeBron James nelle finali del 2014.
In attacco, la capacità di prendere sempre gli stessi tiri e di metterli ogni singola volta sfianca mentalmente, prima ancora che fisicamente, gli avversari.
Quando c’è stato nella scorsa stagione, ha comunque segnato 24 punti di media a partita tirando con il 51% dal campo e il 41% da tre.
Fin dall’anno del titolo a Toronto è diventato il simbolo del Load Management, ma se i Raptors sono stati in grado di beneficiarne, i Clippers si sono visti le proprie gambe tagliate e i propri sogni di gloria infranti.
Per loro, è necessario che sia Leonard che George stiano bene per tornare a sognare in grande.

