Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimentiIl fascino pericoloso delle scommesse sportive: i 5 casi più famosi della storia

2. Pete Rose e i Cincinnati Reds (1989)

Pete Rose ha iniziato la sua carriera nella MLB proprio con i Cincinnati Reds nel 1963, e ha giocato con il team fino al 1978. Dopo un periodo nei Philadelphia Phillies e nei Montreal Expos, torna a Cincinnati a metà della stagione 1984 nelle vesti di giocatore e dirigente. Mantenne tale incarico fino alla stagione 1986, quando annunciò il suo ritiro come giocatore e si concentrò sul ruolo manageriale. Ed è proprio qui che inizia la sua storia. 

Nel 1989, Rose fu messo sotto osservazione dalla lega. Era infatti stato accusato di aver scommesso su alcune partite della MLB, dopo che alcune schedine a suo nome furono trovate in un ristorante dell’Ohio. Un’inchiesta condotta da Sports Illustrated collegò il proprietario del ristorante, Ron Peters, a uno degli amici di Rose, Paul Janszen, che avevano entrambi gestito le scommesse per conto del diretto interessato. Jaszen ha infatti affermato che Rose gli avrebbe segnalato le scommesse dalla panchina, durante le partite.

Una volta interrogato, Rose si rifiutò di negare del tutto, dicendo solo che voleva avere la possibilità di fornire la sua versione dei fatti. Nell’aprile del 1989 venne aperta un’indagine ufficiale, gestita da John Dowd

Dowd ha parlato con gli allibratori che sostenevano di essere coinvolti e tra questi c’era Janszen, che ha descritto nel dettaglio gran parte della rete di scommesse, arrivando persino a rivelare che Rose, nel 1987, perse 450.000 dollari in appena tre mesi. Janszen ha affermato anche che Rose prendeva in considerazione l’idea di truccare una partita se fosse stata piazzata una scommessa abbastanza proficua su di essa, e che parlava con gli allenatori prima delle partite, per chiedere informazioni sulla salute dei giocatori avversari, prima di piazzare scommesse sulle loro squadre.

Dopo che Dowd definì la testimonianza di Janszen “degna di fede”, Rose ha deciso di intentare una causa per bloccare l’udienza. L’azione legale ha avuto successo ed è stato emesso un ordine restrittivo temporaneo per ritardare l’udienza.

Ma poche cose hanno superato la prova del tempo nel baseball come la politica del gioco d’azzardo. Il 24 agosto 1989, Rose firmò ufficialmente un accordo che lo dichiarava permanentemente ineleggibile dal baseball. In cambio, non fu dichiarata formalmente la possibilità che Rose scommettesse sulle partite di MLB.

Nel 2004, nel suo libro “La mia prigione senza sbarre”, Rose ha ammesso di aver scommesso non solo sul baseball, ma anche sul suo stesso team. Stando ai rapporti ufficiali, nel 1987, Rose aveva scommesso su 52 partite dei Reds, che ne hanno vinte 29. Nel 1986, tra marzo e luglio, Rose ha scommesso su almeno una squadra della MLB in 30 giorni diversi, compresi i Reds in 21 di questi giorni. Ci sono state partite sulle quali ha scommesso, in cui ha anche giocato.

“Sapevo di aver infranto la legge. Nei periodi in cui ho giocato ed ero anche dirigente, non ho mai tratto un vantaggio sleale dalle scommesse. Non ho mai scommesso su infortuni o basandomi su informazioni interne” ha scritto Rose nel suo libro. “Non ho mai permesso che le scommesse influenzassero le mie decisioni per la squadra. Quindi, secondo me, non ero corrotto. Certo, era una distinzione sottile, ma all’epoca ci credevo. Per me l’emozione non era legata alle quote. Mi sono lasciato coinvolgere perché tifavo per la mia squadra. Ho sempre scommesso sulla vittoria dei Reds, e qualche volta anche dei Phillies. Non era un modo intelligente di farlo, ma era il mio. Non ho mai scommesso contro le mie squadre. Se lo avessi fatto, avrei messo in dubbio tutto ciò in cui credevo. E credevo che avremmo vinto ogni sera”.

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