Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimenti“Sapete benissimo cosa dovrebbe accadere” LeBron James, i Lakers e il gioco delle 3 carte

“Sapete benissimo cosa dovrebbe accadere” LeBron James, i Lakers e il gioco delle 3 carte

di Michele Gibin
lebron james

When the mirror speaks, the reflection lies“, era il 1988 e LeBron James aveva 4 anni quando i Living Colour così cantavano in “Cult of personality”. Ma è un verso che si può applicare benissimo agli ultimi messaggi che James ha mandato per vie traverse alla dirigenza dei Los Angeles Lakers, a un mese dalla trade deadline.

In un’intervista post partita rilasciata a Sam Amick di The Athletic la scorsa settimana, LeBron ha “nicchiato” sulla questione mercato, e sull’opportunità o meno per i Lakers di sacrificare le arcinote prime scelte al draft NBA 2027 e 2029 per andare in cerca del giocatore che possa rinforzare hic et nunc la squadra (quale, non è dato sapere).

Voi siete i primi a sapere che cosa dovrebbe succedere“, così LeBron James quando Amick gli ha chiesto se secondo lui fosse il caso per il front office dei Lakers di muoversi, per non gettare al vento la miglior ventesima stagione NBA che si sia mai vista da parte di un giocatore singolo, a 38 anni, e la squadra in corsa al momento per i soli play-in. “Non credo di aver bisogno di dire molto altro (…) non ci vuole un genio per capire certe cose“.

Poche parole che se unite ad altri recenti accenni di LeBron al suo rendimento personale, tornato stellare di recente e che coincide col miglior momento in stagione per i Lakers, anche senza Anthony Davis infortunato, rendono più chiaro come James stia cercando di far pesare il suo soft power su Rob Pelinka e il front office gialloviola.

LeBron non ha ordinato palesemente ai Lakers di tornare sul mercato, così come non lo aveva fatto a Cleveland nel 2018 né nel 2021 quando si decise di prelevare Russell Westbrook via trade da Washington. E neppure nel 2019 quando da New Orleans, dopo mesi di accenni al limite (e anche oltre) del tampering, sarebbe poi arrivato Anthony Davis. Sta di fatto che James ha sempre ottenuto ciò di cui ha espresso la necessità, mettendo sul tavolo delle “trattative” i suoi numeri e il suo peso contrattuale.

Come i presidenti della Repubblica in Italia, LeBron James parla al front office dei Lakers per moniti, salvo poi specificare che l’unico ambito su cui abbia davvero preponderanza sia “il campo”, il caro vecchio “prepararsi per la prossima partita e mettere i ragazzi nelle condizioni di poter vincere”.

Cosa che ha fatto anche nelle ultime ore, su Twitter dove – dopo aver lasciato che siti aggregatori e social diffondessero le sue risposte riportate da The Athletic – il numero 6 dei Lakers ha ripreso Sam Amick per aver dato alle sue parole “un tono di frustrazione” che a suo dire “non c’era”.

Hey Sam” così LeBron su Twitter “A dire il vero la mia pazienza non sta ‘finendo’. Così la fai sembrare come se fossi frustrato quando non lo sono. Vi ho sempre ripetuto che il mio lavoro è solo concentrato sui ragazzi che abbiamo in spogliatoio, e non sul roster. Le cose stanno così. Ho detto quello che ho detto col massimo rispetto e la massima calma, perché è come mi sento ora! A proposito, fanno 5 vittorie di fila“.

Pressioni o no, che le possibilità immediate sul mercato per i Lakers siano pochissime lo dicono il roster attuale, la situazione salariale e la minima disponibilità di scelte future al draft da cedere, oltre alle ben note prime scelte 2027 e 2029 che Pelinka ha avuto mandato di non sacrificare nel modo più assoluto, a meno di occasioni irripetibili e al momento improbabili.

La realtà è che non esistono trade rivoluzionarie per i Lakers. Zach LaVine e i Bulls stanno ritrovando comunità d’intenti e l’ex Twolves ha appena firmato un contratto quinquennale al massimo salariale. Kyrie Irving sarà free agent nell’estate 2023, così come il rimpianto Kyle Kuzma, e allora perché sprecare scelte per giocatori che avrebbero peraltro interesse a tornare a LA e da LeBron?

Myles Turner e Buddy Hield sono diventati pezzi fondamentali per i Pacers alla caccia dei playoffs diretti (!) a Est, Turner sarà free agent tra pochi mesi, anche lui vedrebbe di buon occhio un trasloco a Los Angeles ma a cifre superiori rispetto ai Kuzma e persino Irving di questo mondo. Gli altri giocatori potenzialmente disponibili, da DeMar DeRozan a Jakob Poeltl dei San Antonio Spurs, si portano appresso dei problemi tattici non indifferenti: le spaziature di un back court Westbrook-DeRozan sarebbero tutte da inventare, e prima di infortunarsi, Anthony Davis stava costruendo una stagione da All-NBA giocando da centro e da unico lungo. Perché allora complicargli di nuovo la vita?

Le possibilità di vedere dei Lakers attivi alla trade deadline sono fondate su una frase che Rob Pelinka ha pronunciato al Media Day 2022: “…se ci saranno possibilità di migliorare il roster durante la stagione, lo faremo (…) abbiamo in LeBron James uno dei più grandi di sempre, e che è sotto contratto a lungo con noi. Quindi si, per migliorare il nostro roster siamo pronti a fare tutto ciò che possiamo per aiutarlo ad arrivare fino in fondo“.

La realtà è che per come si sono messe le cose oggi, ai Lakers – e a LeBron James – conviene “stare buoni”, rimettere in campo Davis e ricostruire attorno a lui una difesa presentabile (i gialloviola sono 25esimi per defensive rating nelle ultime 10 partite), tenere il fiato sul collo a squadre come Trail Blazers, LA Clippers (oh yes), Golden State Warriors (eh già), Phoenix Suns (ouch), Timberwolves e anche i Sacramento Kings, battuti col giallo finale sabato, e puntare almeno ai play-in.

Da lì in poi, una squadra con LeBron James e Anthony Davis in salute non può temere una o due partite secche e eventualmente una serie di playoffs contro una testa di serie inesperta come – immaginiamo – New Orleans Pelicans o in parte Memphis Grizzlies. Senza soprattutto la pretesa di dover davvero arrivare fino in fondo e col sollievo di aver salvato la stagione.

Dall’estate 2023 le cose cambieranno per i Lakers, che avranno dello spazio salariale da impiegare per puntare ad almeno un paio di giocatori di livello. Manca ancora tanto e tante cose debbono ancora accadere, ma l’unico viatico possibile è questo, e anche LeBron James – sotto sotto – lo sa.

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