Washington Wizards
C: Wes Unseld
Probabilmente Il titolo di MVP nel suo anno da Rookie non lo meritava, i suoi Baltimore Bullets vennero eliminati al primo round dei Playoff e lui totalizzò una media punti stagionale di 13,7 ppg, (il suo futuro compagno di squadra Elvin Hayes ne totalizzerà pressoché il doppio di media nel suo ano da Rookie). Nonostante questo, Unseld è stato un solido punto di riferimento al rimbalzo, in difesa, nei passaggi e nella leadership della squadra, aiutando in alcuni casi anche co un importante contributo di punti.
Wes Unseld fu il riferimento di una squadra che, facendo da pendolo fra Baltimora e Washington, ha militato ai vertici della Eastern Conference per anni, culminando poi nel titolo conquistato nel 1978.
F: Elvin Hayes
Un’ infallibile macchina da punti e rimbalzi. Nella sua militanza all’ interno della franchigia ha raggiunto una media di 22 punti e 13 rimbalzi per partita. Guidò la squadra in punti nel 1978, l’ anno del titolo, ma soprattutto insegnò ad un’ intera generazioni di amanti e giocatori di basket come tirare (e mettere) un turnaround jumper dal post basso.
F: Gus Johnson
Un giocatore che anche oggi risulterebbe di un atletismo ed una mobilità fuori dal comune ed il suo stile di gioco “all around” ha aperto il campo per quello che oggi vediamo nella NBA. Riuscì ad accasarsi fra Washington e Baltimora, al seguito dei Bullets. L’ affitto lo pagava a suon di schiacciate spaventose e tiri dalla media, con un contributo sostanziale in diverse belle stagioni dei Bullets.
G: Earl “The Pearl” Monroe
Earl Monroe è un giocatore immenso per classe e carisma, oltre che per le doti sul campo. Fra l’ altro, nel film di Spike Lee “He got game” Denzel Washington dice a Ray Allen (Jesus nel film) che il suo nome gli è stato dato proprio ispirandosi ad uno dei soprannomi di Monroe: “Black Jesus”.
Fu Rookie Of the Year e nelle quattro stagioni passate con i Bullets riesce a raggiungere un titolo della eastern Conference prima di essere eliminato dai Bucks di Kareem Abdul-Jabbar. L’ anno successivo venne ceduto ai Knicks.
Nonostante le sole 2 convocazione per gli All-Star games, Earl the Pearl ha lasciato un segno indelebile nei suoi contemporanei ispirando anche un film intitolato “Black Magic”.
G: John Wall
Arriviamo finalmente ai giorni nostri, dove la squadra risiede a Washington D.C. e si chiama Wizards. Wall è un giocatore eccezionale: palla in mano è il più veloce ad andare da un lato all’ altro del campo, esplosivo e dotato di un’ ottima visione di gioco trova uno dei suoi punti deboli nel tiro perimetrale che, però, sta migliorando di anno in anno, fino ad arrivare nella stagione ’16/’17 a buone percentuali.
Primo giocatore uscito da Kentucky ad essere selezionato con la prima assoluta al Draft, diventa l’ uomo franchigia di una squadra che, ormai privatasi di un Gilbert Arenas afflitto dagli infortuni e dai problemi “personali”, cerca un Leader da seguire. La sua stagione da Rookie è di indiscussa qualità ma il premio di matricola dell’ anno va a Blake Griffin, prima scelta dell’ anno precedente ma alla sua prima stagione a causa di un infortunio. Oggi John Wall è un’ indiscussa stella della lega ed in questa stagione sta raggiungendo traguardi inaspettati con i suoi Wizards, entrando, seppur saltuariamente, nelle conversazioni per l’ MVP.
Sixth Man: Gilbert Arenas
Nonostante il notevole contributo dato da Arenas negli Wizards della sua epoca, abbiamo deciso di tenerlo fuori dal quintetto preferendogli Wall perché, sopratutto in seguito a questa stagione 2016/2017, la PG da Kentucky sta dimostrando qualità e leadership sorprendenti. Nonostante questo il posto da sesto uomo non poteva che appartenere all’ ex numero 9.
Dall’ anno del suo arrivo nel 2005 Arenas ha condotto gli Wizards a 4 Playoff consecutivi, in tre di queste stagioni ha superato i 25 punti a partita di media.
Problemi di infortuni al ginocchio e un’ accusa per aver tirato fuori una pistola nello spogliatoio durante un alterco, ne hanno limitato la carriera, però Arenas merita una menzione speciale per l’ amore suscitato nella città e per aver riportato Washington nel suo punto più alto dagli anni ’80.


