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Dove andrà Chris Paul? Cinque squadre interessate ad una trade

di Michele Gibin

Un aspetto positivo dell’essere finito agli Oklahoma City Thunder, per Chris Paul? La versione fatta pallacanestro del downshifting, quel principio “contro il logorio della vita moderna” secondo cui manager e capitani d’industria scelgono di ridurre i carichi di lavoro, o addirittura di lasciare oneri e responsabilità per valorizzare il tempo libero e gli interessi.

Dopo due stagioni sulla corda, e la prima finale NBA solo sfiorata e sfiorita dopo un infortunio muscolare intempestivo agli Houston Rockets, Chris Paul ha placidamente accettato il trasferimento nel midwest, in una squadra in totale smobilitazione come i Thunder alla fine dell’era Russell Westbrook.

Il Paul che ha iniziato la stagione 2019\20 è un giocatore che, a ritmi contenuti (nemmeno 30 minuti a gara), ha riscoperto la gioia di giocare lontano da pressioni. In 10 partite disputate al momento di scrivere, CP3 sta viaggiando a 16 punti e 5 assist di media a partita, con il 45% al tiro da tre punti.

La finale di conference 2018 di Chris Paul terminò con un infortunio in gara 5

Di fianco al talentuoso Shai Gilgeous-Alexander, ad un Danilo Gallinari leggero come una piuma, a Steven Adams e ad un manipolo di giovanotti (Hamidou Diallo, Darius Bazley, Terrance Ferguson), Chris Paul è oggi alla guida di una squadra che si avvia dignitosamente ad una stagione da 25-35 vittorie.

Ad OKC, e con le marce basse costantemente inserite, Paul è tornato ad essere quella gioia per gli occhi fatta point guard che è sempre stata, e che una stagione piena di problemi (fisici e di compatibilità con James Harden e Mike D’Antoni) aveva un poco eclissato (per gli interessati: recuperare la recente partita tra Thunder e Pelicans, e comparare i tempi di passaggio e movimenti su pick and roll e transizione offensiva di CP3 e di Lonzo Ball. Sorry, ‘Zo).

Ce n’è abbastanza da convincere altre squadre a puntare ancora sul 34enne nove volte All-Star, per rilanciare le proprie speranze di playoffs, o per tentare la più classica delle operazioni “win now”? Eccovi le cinque trade che le squadre interessate a Chris Paul dovrebbero mettere in piedi.

Cinque squadre interessate a Chris Paul: Minnesota Timberwolves

38, 41 e 44: i milioni di dollari previsti sugli ultimi tre anni di contratto di Chris Paul. Cifre impegnative, per un giocatore che nel maggio 2020 compirà 35 anni e che nelle ultime tre stagioni ha saltato 89 partite totali, ed il cui minutaggio in carriera dice 35.1 minuti a gara.

Nonostante l’usura, CP3 porterebbe comunque in dote ad un’eventuale nuova squadra tutta la saggezza e l’esperienza di una delle migliori point guard dell’era moderna, ed un tiratore da tre punti da 37% in carriera.

I Minnesota Timberwolves hanno tentato in estate di attrarre nel freddo nord D’Angelo Russell, cercando senza successo di aprire lo spazio salariale per il neo giocatore dei Golden State Warriors. Minnesota possiede in Karl-Anthony Towns un giocatore già oggi (in attacco) tra i migliori della NBA, in una squadra che in regia si affida a Jeff Teague, un tempo frizzante All-Star ad Atlanta, ed oggi giocatore quasi invisibile in campo, ed al ripiego d’esperienza Shabazz Napier.

Chris Paul trade

Passare da Jeff Teague a Chris Paul? Non impossibile

Con Towns, con un Andrew Wiggins improvvisamente (più) efficace, con il ritorno di Robert Covington, e con i salti di Jake Layman e Josh Okogie, i Twolves gravitano attorno all’ottava posizione ad Ovest. Premere il bottone e favorire entro la deadline di febbraio una trade per Chris Paul, permetterebbe a coach Saunders di schierare di fianco a “KAT”, a Wiggins ed al talento acerbo di Jarrett Culver una point guard di livello assoluto, in una squadra che ha un disperato bisogno di ritrovare la post-season NBA con continuità (una sola – breve – partecipazione dal 2004 ad oggi).

Un upgrade istantaneo, cui Gersson Rosas potrebbe arrivare proponendo ai Thunder l’appetibile contratto di Gorgui Dieng (scadenza 2021, ma OKC non avrebbe problemi ad assorbirlo), e Jeff Teague, e soprattutto coinvolgendo nell’affare una futura prima scelta, e\o una terza squadra. Senza un terzo partner, Minnesota dovrebbe probabilmente accettare di privarsi di Covington (giocatore stimato da front office e coaching staff), ed OKC dovrebbe accollarsi il rischio Andrew Wiggins. Mossa che squadre in profonda ricostruzione come i Thunder non sono propense a fare, senza contare il fatto che i Twolves richiederebbero a Sam Presti almeno una delle preziose scelte future ottenute nello smantellamento dell’asse Westbrook-George, come “saldo” per lo scambio tra un giocatore di 35 anni ed uno di 25.

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