Nate Ament – Tennessee Volunteers (Freshman)
Dalla Highland School in Virginia a Knoxville, Nate Ament è uno dei prospetti più intriganti per potenziale difensivo dell’intera classe 2025. Gatorade Player of the Year della Virginia e McDonald’s All-American, ha concluso la stagione liceale con 18,9 punti, 10 rimbalzi e 2,2 assist di media, impressionando per versatilità e istinto difensivo. Piccola curiosità extra campo: nella sua ultima stagione in Virginia, è diventato uno dei pochi giocatori ad firmare un’accordo di sponsorizzazione con la “nuova” Reebok di Shaquille O’Neal e Allen Iverson.
Con i suoi 2,06 m e braccia interminabili, Ament rappresenta il prototipo della nuova ala “positionless”: può cambiare su più ruoli, contestare tiri da ogni angolo e aprire il campo in transizione. Rick Barnes lo ha voluto a Tennessee per costruire attorno a lui una difesa fisica e disciplinata, come da tradizione del programma.
Offensivamente è ancora in fase di sviluppo, ma mostra lampi di creatività dal mid-range e buona mano in avvicinamento. Ha potenziale per diventare un tiratore rispettabile dall’arco, anche se il focus iniziale sarà la crescita nella metà campo difensiva.
In molti lo paragonano a Jaden McDaniels dei Minnesota Timberwolves, per eleganza nei movimenti e capacità di incidere senza monopolizzare il pallone.
Nel sistema di Tennessee, Ament potrà emergere come collante ideale: un giocatore in grado di difendere, correre, passare e fare le piccole cose che trasformano una buona squadra in una contender.
Caleb Wilson – North Carolina Tar Heels (Freshman)
Da Atlanta, Georgia, arriva uno dei lunghi più intelligenti e moderni della nuova generazione: Caleb Wilson. Ex stella della Holy Innocents’ Episcopal School, Wilson ha guidato la sua squadra con 21.6 punti, 11.1 rimbalzi, 5 assist, 2.1 palle rubate e 3.5 stoppate di media, guadagnandosi il titolo di giocatore dell’anno della Georgia. Dopo una lunga corte da parte di vari atenei, ha scelto North Carolina, attratto dalla tradizione vincente dei Tar Heels e dal sistema di Hubert Davis, perfetto per esaltare il suo gioco fluido e tecnico.
Wilson è un lungo di 2,08 m con un’eccellente mobilità e un altissimo IQ cestistico. Ama partire in palleggio da fuori area, attaccare il ferro o servire i compagni dai gomiti dell’area. In difesa è un protettore del ferro naturale, grazie al tempismo e al senso della posizione. La combinazione di intelligenza, tecnica e versatilità lo rende un “connector” ideale: non necessariamente il primo violino, ma colui che fa funzionare la squadra.
L’area principale di miglioramento è la fisicità: dovrà rafforzarsi per reggere il contatto con lunghi più strutturati. Tuttavia, il suo gioco ricorda Evan Mobley, per fluidità e capacità di incidere senza forzare. Wilson rappresenta la nuova generazione di lunghi playmaker, e a North Carolina potrebbe diventare il perno silenzioso che tiene unito l’intero sistema dei Tar Heels.
Braden Smith – Purdue Boilermakers (Senior)
In un’epoca di playmaker atletici e istintivi, Braden Smith è la dimostrazione che la visione di gioco e la calma possono ancora dominare. Dato come il miglior giocatore collegiale in questa stagione, il nativo di Westfield, Indiana, Smith è cresciuto seguendo Purdue da tifoso e oggi ne è il cervello cestistico. Nel 2024-25 ha chiuso con 15,8 punti, 8,7 assist e 4,5 rimbalzi, tirando col 42,8% dal campo e 38% da tre punti, numeri che gli sono valsi il Bob Cousy Award come miglior playmaker NCAA. Piccola curiosità: nel caso Smith riuscisse a distribuire 319 assist in questa stagione (circa 9.9 di media) diventerebbe il miglior assistmen nella storia della Division I superando il record di Bobby Hurley di 1076 assist tra il 1989 e il 1993 in quel di Duke.
A 1,83 m, Smith non vince per atletismo ma per intelligenza. È un maestro del pick-and-roll: sa manipolare le difese, anticipare i tagli e trovare passaggi che pochi vedono. Il suo controllo dei tempi di gioco lo rende il perfetto direttore d’orchestra per il sistema di Matt Painter, basato su struttura, disciplina e spacing.
La sua più grande forza è la prevedibilità controllata: fa sempre la scelta giusta, anche sotto pressione. In difesa sopperisce ai limiti fisici con posizionamento e anticipi. Alcuni scout NBA lo paragonano a Jalen Brunson, per leadership e compostezza. Smith non è spettacolare, ma è l’anima di Purdue. Con lui alla guida, i Boilermakers non solo puntano alla Big Ten, ma anche ad essere nuovamente la miglior squadra del paese.

