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NBA, LeBron è dalla parte di Irving: “Ora basta, fatelo ritornare in campo”

di Carmen Apadula
Kyrie Irving e LeBron James ai tempi dei Cavs

Kyrie Irving si trova di nuovo al centro delle polemiche.

Cosa ha fatto stavolta? Per farla breve, ha promosso il libro (con annesso docufilm) “Hebrew to Negroes: wake up Black America!” di Ronald Dalton Jr., autore pseudo-storico dai contenuti ritenuti “antisemiti”.

Il giocatore inizialmente non si era scusato per aver condiviso il video, anzi si era dimostrato piuttosto combattivo quando gli è stato chiesto qualcosa a riguardo, e sembrava più che deciso a difendere la sua posizione.

E fu così che Kyrie Irving venne sospeso dalla NBA. Di nuovo. Ma andiamo per gradi.

Inizialmente Irving era stato sospeso dai Brooklyn Nets per almeno 5 partite, di cui è stata esclusa la retribuzione. Successivamente, gli sono stati imposti una serie di requisiti che doveva soddisfare per far sì che la sospensione venisse revocata. Per essere più precisi, doveva:

  • chiedere scusa pubblicamente per il video che aveva postato;
  • donare 500.000mila dollari a favore di cause e organizzazioni anti-odio;
  • completare un percorso di sensibilizzazione proprio a cura dei Brooklyn Nets;
  • completare un percorso anti-odio, e contro l’antisemitismo, sempre a cura dei Nets;
  • incontrare i rappresentanti della Anti-Defamation League, e i leader delle comunità ebree di Brooklyn;
  • e, infine, incontrare il proprietario dei Nets, Joe Tsai, per dimostrare di aver “imparato la lezione”.

Ora, se Irving si fosse scusato all’inizio per il video che aveva condiviso, la NBA non avrebbe preso provvedimenti. Ma, in più di un’occasione, non ha voluto farlo e il team ha risposto alle sue provocazioni sospendendolo, e dichiarando che “attualmente non è adatto ad essere associato ai Brooklyn Nets”.

Il Commissioner della NBA, Adam Silver, ha invece sostenuto di essere “deluso” dal fatto che la star non si sia scusata di sua spontanea volontà o non abbia condannato il contenuto “dannoso” del film che ha scelto di pubblicizzare.

Irving lo ha poi incontrato e si è scusato pubblicamente per le sue azioni.

“A tutte le famiglie e comunità ebraiche che sono state ferite e colpite dal mio post, sono profondamente dispiaciuto di avervi causato dolore e mi scuso” ha scritto su Instagram giovedì scorso.

Dopo la pubblicazione di questo posto, si è quindi fatto avanti qualcuno. E sto parlando dell’ex compagno di squadra di Irving. LeBron James.

La star dei Los Angeles Lakers ha dichiarato (tramite Twitter) che Irving dovrebbe poter tornare in campo dopo essersi scusato, sottolineando come siano state eccessive, secondo lui, le richieste e le prese di posizione nei suoi confronti da parte di persone che in realtà non lo conoscono personalmente come invece lo conosce lui.

“Ho sempre detto che non credo nella condivisione di informazioni false e dannose, e continuerò a pensarla così, ma Kyrie si è scusato e dovrebbe essere in campo a giocare. Questo è quello che penso. È così semplice. Bisogna aiutarlo ad imparare certe cose, ma dovrebbe essere sul parquet ora. Quello che gli è stato chiesto di fare per tornare in squadra penso sia eccessivo. Lui non è la persona che viene descritta in questi giorni” scrive il Re

E tra l’altro, LeBron non è neanche l’unico giocatore della NBA ad aver messo in discussione la severità della lega nei confronti di Irving. 

Non a caso, il vicepresidente della National Basketball Players Association (NBPA), e cioè Jaylen Brown, ha condiviso preoccupazioni simili.

“I termini per il suo ritorno sembrano troppi, e molti giocatori hanno espresso il loro disagio per questa cosa“ ha dichiarato. “Ha commesso un errore. Ha pubblicato qualcosa di sbagliato. Non c’era alcuna distinzione. Forse possiamo andare avanti, ma i termini che deve rispettare per tornare credo che, non solo a nome mio, ma anche in qualità di vicepresidente di molti nostri giocatori, non siamo d’accordo con i termini richiesti per il suo ritorno…”.

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