5 – L’anno ZERO

Il giocatore più atteso della stagione 2016/17: Russell Westbrook
Russell Westbrook era il protagonista annunciato della stagione 2016/17. Era pressoché scontato che, dal polverone lasciato dall’addio di Kevin Durant a Oklahoma City, sarebbe emersa la figura del numero 0, deciso più che mai a prendersi il palcoscenico. A giochi fatti, possiamo affermare con una certa sicurezza che le attese sono state rispettate.
Westbrook ha messo in scena la stagione definitiva, senza dubbio la più impressionante (a livello prettamente individuale) che la pallacanestro moderna ricordi. Pensare di poter raggiungere e poi superare il record di Oscar Robertson (41 triple-doppie contro le 42 di Russ e tripla-doppia di media in stagione) era pura follia, riuscirci è stato qualcosa di inaudito. Lasciamo perdere discorsi effimeri come “Eh, ma gioca solo per le statistiche…”. Compiere l’impresa dell’ex point guard di UCLA voleva dire scendere in campo una sera, fare 40 punti, 15 rimbalzi e 10 assist, salire su un aereo, dormire qualche ora, trasferirsi in un’altra città (non sempre vicinissima), tornare in campo la sera successiva e ripetere l’incredibile performance. Il tutto, sempre con la solita, proverbiale ferocia. Dal 26 ottobre (32 punti, 12 rimbalzi e 9 assist a Philadelphia) al 25 aprile (47+11+9 nella decisiva sconfitta contro gli Houston Rockets al primo turno di playoff), Russell non si è mai fermato. Ha letteralmente ‘aggredito’ i parquet e i canestri di tutta America, spinto da una motivazione in più: il ‘tradimento’ dell’ ex ‘fratello’ (per entrambe le espressioni le virgolette sono indispensabili) KD. Ecco, se proprio vogliamo trovare una macchia nella sua incredibile stagione, quella è il patetico teatrino nei confronti dell’ex compagno. Certo, i due sembravano molto legati, e a quanto pare Kevin non aveva tenuto al corrente Russell sulle sue decisioni, ma certe sceneggiate si potevano benissimo evitare.
Meglio concentrarsi sull’obiettivo primario della stagione, ovvero portare i Thunder ai playoff anche senza il loro storico uomo-franchigia. E Westbrook c’è riuscito. Checché se ne scriva, i suoi compagni ad OKC non erano assolutamente da buttare via. E’ indubbio, però, che non ci fosse nessuno in grado di apportare un contributo anche solo paragonabile a quello del playmaker. Le sue tanto vituperate (seriamente?) triple-doppie hanno guidato la squadra alla vittoria nel 79% dei casi, ed è più che palese che senza il loro fenomeno, questi Thunder avrebbero guardato la post-season dal divano di casa.
Indubbiamente, la totale dipendenza da un singolo giocatore, per quanto forte sia, non può portare molto lontano. E’ dunque probabile, sia nell’interesse della squadra che di Russ, che non rivedremo più un “Russell Westbrook Show” di questa portata. Quello di cui possiamo essere certi, invece, è che siamo stati testimoni di una stagione che ha cambiato la storia, un’annata di cui si parlerà per i prossimi decenni. E che Russell Westbrook si è conquistato, davanti ai nostri occhi, un posto tra i più grandi di sempre.
6 – The Next Big Team

Andrew Wiggins e Karl-Anthony Towns, giovani stelle dei Minnesota Timberwolves. Per loro, anche il 2016/17 si è chiuso senza playoff
Reduci dal più veloce processo di ricostruzione che si ricordi, i Minnesota Timberwolves erano attesi da molti alla stagione del grande salto, quella del ritorno ai playoff (raggiunti per l’ultima volta nel 2004). Con Andrew Wiggins e Karl-Anthony Towns pronti alla consacrazione tra le star della lega, un nucleo di giovani di belle speranze e un allenatore ‘tosto’ come Tom Thibodeau, c’erano tutte le premesse per l’inizio di una nuova era.
Invece, la stagione appena conclusa ha decretato che servirà ancora un po’ di pazienza. Wiggins e Towns hanno fatto ulteriori progressi e, con ogni probabilità, li vedremo impegnati all’All Star Game in un futuro non troppo lontano. Anche il ‘supporting cast’ non ha deluso, con i vari Zach LaVine (fermato a stagione in corso da un grave infortunio), Gorgui Dieng e Ricky Rubio alla migliore annata in carriera. Decisamente meno influenti, invece, gli innesti dagli ultimi draft, da Tyus Jones all’attesissimo Kris Dunn, ancora troppo acerbi per dare un contributo significativo a questi livelli.
Il vero problema dei T’Wolves versione 2016/17 è stato il fatto che Thibodeau non sia ancora riuscito a ‘fare sua’ la squadra. La maggior parte delle 51 sconfitte stagionali (terzultimo record ad Ovest) sono arrivate per mancanza di intensità e di concentrazione difensiva, ovvero i principi fondamentali dell’ex allenatore dei Chicago Bulls.
Servirà dunque un upgrade dal punto di vista attitudinale, prima che tecnico. Per provare ad ottenerli entrambi, la dirigenza ha calato l’asso in sede di draft: via LaVine, Dunn e la settima chiamata (divenuta poi Lauri Markkanen), ed ecco arrivare da Chicago nientemeno che Jimmy Butler. Lanciato dallo stesso Thibodeau ai tempi dei Bulls, Butler è un difensore d’elite e, allo stesso tempo, uno dei migliori realizzatori della lega. In poche parole, una superstar fatta e finita, pronta a guidare i giovani Lupi verso la grandezza. Che il prossimo sia finalmente l’anno buono?

