Per la prima volta in una regular season NBA si sono affraontate due squadre con almeno 65 vittorie: i San Antonio Spurs hanno fatto visita ai Golden State Warriors che hanno vinto 101-112 trascinati dal solito Steph Curry, autore di 29 punti e 9 assist. La partita si mette subito male per i Texani a causa dell’infortunio ad un dito della mano destra di LaMarcus Aldridge, che per fortuna riuscirà a rientrare. Entrambi gli allenatori si son voluti giocare questa partita e lo hanno dimostrato alcuni siparietti riguardanti i timeout: Gregg Popovich ne ha chiamati uno a soli 59 secondi dall’inizio della partita dopo il primo errore difensivo dei suoi, Steve Kerr invece, mentre spiega uno schema, si arrabbia e tira un colpo tanto forte alla lavagnetta da cataputare in aria un pennarello. Curry e compagni hanno mantenuto sempre il controllo della partita con vantaggi superiori anche ai 20 punti, legittimando la vittoria finale. Tra appena tre giorni potremo assistere alla rivincita in Texas, dove i Warriors potrebbero eguagliare il record dei Bulls, gli Spurs vincendo potrebbero invece completare una stagione senza sconfitte casalinghe: si preannuncia una partita storica.

Popovich si complimenta con Kerr dopo la partita
I 23 punti di Jeff Teague fanno volare in alto gli Atlanta Hawks sia sul parquet che in classifica: la vittoria per 87-95 contro i Toronto Raptors vale infatti il terzo posto in solitaria proprio alle spalle dei canadesi, ad appena mezza partita di vantaggio sui Boston Celtics ed i Miami Heat. Serataccia per Kyle Lowry e DeMar DeRozan che totalizzano un pessimo 13/39 al tiro, indirizzando la serata a favore dei padroni di casa.
I Chicago Bulls hanno un piede e mezzo nella fossa dopo la sconfitta esterna contro i Miami Heat: all’American Airlines Arena finisce 98-106. La franchigia della Florida è guidata dalle giocate magistrali dell’eterno Dwyane Wade, a quella dell’Illinois non bastano invece le solite grandi prestazioni individuali di Jimmy Butler e Pau Gasol. Ora la squadra di coach Hoiberg rischia seriamente di non raggiungere i playoff: ai Bulls restano infatti appena tre partite da giocare e la distanza dai Pistons, che occupano l’ottavo posto, è proprio di tre partite mentre i Pacers, settimi, sono a tre partite e mezzo di vantaggio ma solo perchè devono giocarne una in più. Insomma, nella Wind City ormai ci si può aggrappare solo alla matematica ma la sconfitta di questa notte ha il sapore amaro di una sentenza definitiva.
Nella fossa di cui si accennava sopra i Bulls avranno ottima compagnia: gli Houston Rockets cadono infatti in casa contro i Phoenix Suns con il punteggio di 124-115 e si trovano quasi nella stessa situazione di Rose e compagni: anche loro hanno tre partite da giocare ma la distanza dagli Utah Jazz è solo di una partita e mezza. La matematica offe quindi qualche chance in più alla squadra di James Harden, questa sconfitta pesa però come un macigno perchè ottenuta contro la franchigia dell’Arizona che è penultima nella Western Conference, quindi sulla carta decisamente abbordabile.
Chiude il recap la sfida tra Minnesota Timberwolves e Sacramento Kings, vinta dagli ospiti con il punteggio di 105-97. I Californiani sono ancora privi di Cousins e Rondo, la partita è praticamente priva di emozioni, fa eccezione il mulino del solito Zach LaVine che ha ancora degli splendidi pezzi di repertorio dopo due Slam Dunk Contest vinti.

