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NBA, come Warriors e Celtics arrivano alle Finals

di Ercole Guidone

Ormai ci siamo, venerdì notte inizieranno le NBA Finals. L’attesa durata tutta una stagione è ormai terminata. A sfidarsi saranno i Golden State Warriors di Stephen Curry e i Boston Celtics di Jayson Tatum. Arrivati a questo punto, c’è da porsi subito una domanda, chi arriva meglio alle Finals? Chi sono, almeno sulla carta, i favoriti di questa sfida?

Analizziamo in primis lo stato mentale. I playoffs degli Warriors non sono stati molto pesanti. Hanno eliminato facilmente la pratica Denver Nuggets al primo turno. Al secondo hanno avuto qualche piccolo screzio con i Memphis Grizzlies, salvo però vincere la serie 4-2. Nelle finali di Conference hanno affrontato i Dallas Mavericks, eliminandoli senza troppi problemi, con un sonoro 4-1. Arrivano all’appuntamento molto freschi mentalmente, e consapevoli di essere davvero tornati dopo anni in cui gli infortuni hanno condizionato il loro andamento. Sono 6 Finals su 8 anni, un numero spaventoso. Eguagliano i Chicago Bulls di Michael Jordan. Sono guidati dai loro tre leader che sanno cosa significa affrontare una sfida del genere, nel bene e nel male. Questo può giocare a loro favore.

Sotto l’aspetto fisico, il discorso è analogo. Serie “tranquille”, oltre ad aiutarti sotto l’aspetto mentale, lo fanno anche ovviamente sotto l’aspetto fisico. Hanno diversi giorni in più di riposo nei confronti dei Celtics, e questo magari potrà dargli una mano. Anche se non è dello stesso avviso Steve Kerr, il quale ritiene che qualche giorno di riposo in più non sia decisivo per l’andamento della serie o delle prime partite.

Per quanto riguarda i Boston Celtics, invece, il loro percorso NBA è stato molto più tortuoso e faticoso, complice il grande equilibrio che c’era quest’anno a Est. Dove aver superato agevolmente per 4-0 i Brooklyn Nets al primo turno, dal secondo turno in poi ci sono state solo gare 7 per i Celtics. Infatti, la prima c’è stata contro i campioni in carica, i Milwaukee Bucks. E poi, l’ultima, nelle finali di Conference contro i Miami Heat di Jimmy Butler. Piccola curiosità che può far piacere ai tifosi dei Boston Celtics: in questi ultimi anni, dal 2019 al 2021, le squadre che hanno battuto Jimmy Butler hanno poi sempre vinto il titolo NBA.

Tuttavia, la grande fatica fatta durante il percorso playoffs, ha comportato un grande dispendio di energie mentali e fisiche. Sono state giocate più partite, che sul fisico si sentono. Ed essere arrivati per due volte a gara 7 comporta anche un dispendio mentale non indifferente. Partite da dentro o fuori. Tuttavia, c’è da considerare che una volta raggiunto il traguardo delle Finals, l’adrenalina può farti dimenticare di tutte le fatiche che hai subito precedentemente.

Aspetto infortuni

Entrambe le squadre stanno affrontando in questo momento diversi infortuni. Arrivati a questo punto della stagione, è quasi normale che qualcuno possa subire dei risentimenti al proprio fisico. Alle volte, invece, la “colpa” è della grande fisicità ed intensità che si mette durante le partite dai playoffs. A farne le spese, in relazione a questo punto, in casa Warriors è stato Gary Payton II. Quest’ultimo ha subito una frattura al gomito, durante uno scontro in gara 2 nella serie contro i Memphis Grizzilies. Il suo rientro non è ancora certo, ci sono ancora diverse cose da valutare, ma sembra trapelare un cauto ottimismo. Al momento, se Payton II dovesse tornare in vista di gara 1, il suo minutaggio oscillerà tra i 15/20 minuti in uscita dalla panchina.

Oltre a lui, per gli Warriors ci sono anche gli infortuni di Otto Porter Jr e Andre Iguodala. Il primo ha saltato le ultime due gare contro i Dallas Mavericks, per un infortunio al piede. Il secondo, invece, non gioca ormai dal lontano 24 aprile, a causa di un problema al collo. Il loro rientro potrà essere molto importante per Steve Kerr. Otto Porter Jr sta dimostrando grande costanza in questi playoffs e si è dimostrato essere il tiratore aggiunto alla squadra. Iguodala, invece, porterebbe ulteriore esperienza che, in una finale, non è mai troppa.

In casa Boston Celtics, invece, il discorso infortuni riguarda Robert Williams III e Marcus Smart. Il numero 44 dei Celtics ha subito una lesione al menisco durante la regular season. Tale problema lo ha costretto a sottoporsi ad un intervento chirurgico al ginocchio sinistro. Durante questi playoffs è tornato al primo turno contro i Brooklyn Nets, però poi durante la serie contro i Milwaukee Bucks ha accusato ulteriori problemi, che lo hanno fatto fermare nuovamente. Il programma per le Finals, prevedere un giorno di riposo extra tra una gara e l’altra. Questo può essere fondamentale per Williams III, così da poter recuperare al meglio la sua condizione.

Discorso analogo per Marcus Smart. Il giocatore sta combattendo con un problema al piede, che lo ha costretto a fermarsi anche per qualche partite nelle finali di Conference contro gli Heat. Qualche giorno di riposo in più possono senza dubbio aiutare il giocatore che, dato il suo carisma, farà di tutto per esserci durante tutte le Finals.

In merito agli infortuni di Boston, è intervenuto l’allenatore Ime Udoka: “Robert (Williams. ndr) sta bene. Si sente bene. I suoi minuti in gara 7 contro Milwaukee sono stati pochi. Abbiamo cercato di tenere basso il minutaggio. I giorni di riposo per lui sono un vantaggio. Dovrebbe sentirsi meglio con una pausa di due giorni tra una partita e l’altra, al posto di giocare giorni alterni. Tuttavia, viene valutato di giorno in giorno. Per Smart invece, non c’è grande preoccupazione. Il gonfiore c’è, ma si dissipa con il passare del tempo. È importante per lui la tolleranza al dolore. Può giocare molto, lo ha dimostrato. Ha giocato minuti davvero pesanti.”

NBA Finals, chi è la favorita?

Fino ad ora abbiamo parlato dell’aspetto fisico e mentale. Adesso, però, andiamo ad analizzare il livello tecnico. Chi, sulla carta, può definirsi la favorita per il titolo finale. Parliamo di numeri: entrambe le squadre hanno esattamente lo stesso “Defensive rating”, 106.9. Ovvero punti concessi agli avversari. Solo con questo numero possiamo già dire che ci aspetterà una serie ad alto peso difensivo, con grande intensità.

Poi, se parliamo dell’aspetto offensivo, di conseguenza andiamo a parlare della sfida tra Stephen Curry e Jayson Tatum. I due MVP di Conference. I due trascinatori delle proprie squadre, sia per punti che per efficienza difensiva. Curry, il “vecchio”, ormai abituato a giocare le Finals. Tatum, il “giovane”, alla sua prima esperienza alle Finals.

In questi playoffs, Stephen Curry sta viaggiando a 25.9 punti di media a partita, con 4.9 rimbalzi e 6.2 assist. Sta tirando con il 44.9% dal campo ed un 38% da tre punti. Ha dimostrato per l’ennesima volta come sia capace di chiudere le partite nell’ultimo quarto, con canestri decisivi e alle volte impossibili per ogni altro essere umano. Jayson Tatum, dall’altra parte, in questi playoffs ha 27 punti di media a partita, 6.7 rimbalzi e 5.9 assist. Il numero 0 dei Celtics sta tirando con il 44.6% dal campo e 37.5% da tre punti.

Stephen Curry è decisamente pronto ad affrontare la sfida. Nelle recenti dichiarazioni, il numero 30 dei Warriors ha così parlato sugli avversarsi: “Hanno affrontato diverse battaglie in questi playoffs e ne sono usciti vincitori. Ci piace il match. In termini di fiducia, sappiamo che possiamo vincere. Allo stesso tempo c’è un grande rispetto verso i nostri avversari.”

Oltre a Curry, c’è anche il proprietario degli Warriors, Joe Lacob che lancia la sfida ai suoi ex colleghi. Infatti, Lacob ha lasciato la proprietà dei Celtics nel luglio 2010, e considera ancora Wyc Grousbeck e Steve Pagliuca amici, ma fino ad un certo punto: “Sono amici fino ad oggi, non troppo amici. Voglio sconfiggerli in questo momento, sono onesto. Sono molto competitivo su questo e sono sicuro che lo siano anche loro. Sarà una battaglia sul campo, ma anche a livello di proprietà. Entrambi vogliamo vincere”.

L’attesa sta per terminare. Entrambe le squadre sono ormai pronte. Lo spettacolo più bello dell’anno sta per arrivare. Tutto lascia presagire che ci attende una serie ad alto livello di intensità. I giocatori si dicono pronti, gli staff sono pronti. Tocca a noi adesso essere pronti e guastarci lo spettacolo. E che vinca il migliore!

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