Durante l’estenuante regular season 2021/22, i Golden State Warriors hanno preferito dare priorità al riposo e al recupero da eventuali infortuni.
Non hanno messo fretta a Draymond Green quando si è fermato in seguito al suo infortunio alla schiena, proprio come non ne hanno messa a Stephen Curry quando ha avuto problemi al piede. Oppure, per fare altri esempi ancora, non hanno mai mandato in campo Klay Thompson o Otto Porter Jr per troppe partite consecutive, visti i loro precedenti infortuni.
Detta in parole povere, non hanno giocato con la fissa di conquistare il fattore campo per i playoffs. Ma ora che siamo in procinto di iniziare le Finals 2022, gli Warriors si sentono euforici e allo stresso tempo più sereni a sapere che hanno dalla loro parte il vantaggio di giocare in casa.
Warriors: i Dubs e il vantaggio di giocare in casa
Dunque, per affrontare le Finals, il dono del tempo è andato a Golden State che, dopo aver eliminato i Dallas Mavericks in 5 partite alle Western Conference Finals, ha avuto una settimana esatta di riposo e non dovrà nemmeno attraversare il paese per Gara 1, che si terrà proprio a San Francisco giovedì sera. Sono quindi ritornati in California da Dallas mercoledì, e non ripartiranno fino a lunedì prossimo, dopo Gara 2, per un totale di 12 giorni. I loro avversari invece, i Boston Celtics, dovranno volare per oltre 2.500 miglia (e cioè più di 4000 km) per la prima partita.
Pensate che ciò non conti poi così tanto? Allora lasciate che vi dica questa: nell’attuale post season, gli Warriors hanno un record di 9 vittorie e 0 sconfitte nelle partite giocate in casa, superando gli avversari di 131 punti con un margine di vittoria medio di 14.6. In trasferta contano invece 3 vittorie e 4 sconfitte, venendo superati di 44 punti.
Gli Warriors hanno in realtà rischiato parecchio grosso di non ottenere il fattore campo rispetto ad altre squadre qualificatesi ai playoffs quest’anno. Le loro ultime 5 partite della stagione regolare (tutte senza Steph) hanno rappresentato una striscia positiva di 5 vittorie, e questa impennata tardiva ha lasciato il team ad un record complessivo di 53 vittorie e 29 sconfitte, con una partita di vantaggio su Dallas, due su Boston e al pari dei Miami Heat, guadagnandosi lo spareggio contro questi ultimi dopo aver vinto entrambi i loro incontri testa a testa (in particolare, il secondo senza Steph, Klay e Draymond).
“Poter iniziare in casa è un vantaggio enorme, soprattutto alle Finals” ha detto Jordan Poole. “Abbiamo il nostro pubblico, la nostra routine quotidiana per gli allenamenti. Continuiamo a cercare di occuparci degli affari in casa, come abbiamo fatto per tutti questi playoffs”.
Coach Steve Kerr sostiene però che gli Warriors devono ancora occuparsi dei loro affari in campo, e questo perché giocare in casa ovviamente non assicura la vittoria. Ma, sapete, evitare un viaggio coast to coast nei prossimi giorni è abbastanza utile.
“Penso che ciò sia ottimo” ha detto. “Le Conference Finals sono state davvero stancanti, anche se la serie è durata solo 5 partite. Giocare ogni due giorni è difficile e, se si considera anche il viaggio di andata e ritorno di 3 ore e mezza fino a Dallas, credo che entrambe le squadre lo abbiano sentito, come immagino anche le squadre ad Est. Ora abbiamo dato ai ragazzi 2 giorni consecutivi di riposo, una cosa quasi inaudita, sia ai playoffs che in regular season. Quindi è stata un’ottima occasione per rilassarsi. Non abbiamo avuto un allenamento formale fino ad oggi, che è stato il primo giorno in cui ci siamo concentrati sul nostro avversario. L’ho detto molte volte: se si va alle Finals, sarà dopo 2 mesi pieni di stress e fatica, quindi se si riesce a fare una piccola pausa è molto buono. Dormire nei nostri letti per 12 giorni è molto utile”.
E anche Kevon Looney ha definito “molto più comodo” iniziare le Finals in casa, andando a sottolineare più che altro il vantaggio dell’avere dalla propria parte anche il pubblico di casa, che sostiene il team a gran voce e può alleggerire i giocatori del nervosismo della finalissima.
“E’ sempre speciale giocare in casa. Poter seguire la propria routine, dormire nel proprio letto, prepararsi a casa e fare le cose a cui si è abituati è molto più comodo. E poi, dopo due anni in cui non c’erano sempre i tifosi, ora si nota davvero la differenza quando c’è una folla piena e impazzita” ha detto, riferendosi ovviamente alle arene vuote o semivuote durante la pandemia. “Sono felice che il Chase Center sia così entusiasta. Ci hanno dato una spinta in più e, avendo due giorni di riposo e una settimana tra le partite, tutti possono avere la mente a posto per concentrarsi e riportare il corpo dove vogliono”.
Ma il centro ha sottolineato che ci sono anche degli aspetti negativi riguardanti un periodo di riposo così lungo.
“Alcuni degli aspetti negativi ci sono, ad esempio il ritmo di gioco o la forma di gioco. Devi assicurarti di fare tutte le cose che fai normalmente per rimanere in forma”.
Warriors: i tempi di recupero degli infortunati
Coach Kerr ha poi spiegato perché, nonostante si senta così sollevato, non ha dato priorità al fattore campo, pur tenendo sempre d’occhio la classifica negli ultimi giorni di stagione regolare. Ed è ovviamente perché la sua preoccupazione più grande era mantenere sani i suoi giocatori in vista della post-season.
“Nelle ultime settimane della stagione regolare, stavamo lottando per raggiungere il traguardo con gli infortuni di Draymond e Steph, e abbiamo avuto un paio di periodi difficili. Fortunatamente, avevamo messo da parte una serie di vittorie ad inizio stagione che ci hanno dato un cuscinetto di cui avevamo bisogno” ha detto il coach. “E’ chiaro che preferivamo conservare il fattore campo se possibile, e siamo stati bravi a concludere con forza. Quando sei concentrato su chi sarà l’avversario da affrontare al primo turno non ci pensi nemmeno di arrivare alle Finals. Ma volete sapere se ho controllato la classifica per capire se avremmo avuto il fattore campo contro squadre come Miami o Boston? Certo che sì. Devi essere consapevole di tutte queste cose”.
Alla fine, tutto è andato come gli Warriors avrebbero potuto sperare. Steph, Klay, Draymond ed Andrew Wiggins non hanno saltato neanche una partita di playoffs per ora, a differenza di molti altri giocatori di altre squadre che sono stati messi da parte a causa di infortuni vari (tra cui Ja Morant, Joel Embiid oppure Khris Middleton), e gli allenamenti di questi giorni saranno fondamentali anche per capire quali sono le condizioni di Otto Porter Jr, Gary Payton II e Andre Iguodala.
Secondo gli annunci ufficiali della squadra stessa, ognuno di loro sta facendo progressi nel proprio processo di riabilitazione, e grazie alle attività di gruppo gli Warriors si faranno un’idea della loro ipotetica disponibilità alle Finals.
Otto Porter si è infortunato al piede sinistro in Gara 3 contro Dallas, saltando le ultime due partite della serie, mentre Gary Payton II ha subito una frattura al gomito sinistro il 3 maggio contro i Grizzlies (quando Dillon Brooks lo ha quasi ucciso commettendo fallo su un suo tentativo di schiacciata) e saltato tutte le restanti partite del team fino ad ora. Andre Iguodala non gioca invece da Gara 4 del primo turno contro i Denver Nuggets, a causa di un infortunio al disco cervicale.
Secondo Kerr: “Averli in campo è il nostro obiettivo, ma avremo una sensazione migliore dopo i prossimi due giorni di allenamento”.
Non ci resta quindi che attendere e vedere come andranno le cose.

