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Gli Utah Jazz hanno in testa solo la finale NBA

di Michele Gibin

Finale NBA, la finestra è aperta e gli Utah Jazz vogliono un posto in prima fila.

La caduta dei Golden State Warriors, prima sotto i colpi degli infortuni di Klay Thompson e di Kevin Durant e poi con la partenza verso Brooklyn di KD, ha aperto la lotta per la linea diretta di successione al trono dell’Ovest, e squadre come Denver Nuggets, Portland Trail Blazers e Los Angeles Lakers sono pronte a darsi battaglia.

Gli equilibri della Western Conference potrebbero già oggi venire “terremotati” da un eventuale arrivo a Los Angeles, sponda Lakers, di Kawhi Leonard. Difficile immaginare qualcuno che possa contrapporsi ad un trio James-Leonard-Davis, soprattutto se il management della squadra sarà in grado di circondare il trio di tiratori affidabili.

Senza Leonard, i Los Angeles Lakers diventerebbero “solo” pericolosi, e molto dipenderà da quali saranno i giocatori di complemento (DeMarcus Cousins potrebbe diventare un surrogato di terza star, la sua intesa con Davis e Rajon Rondo risale ai tempi dei New Orleans Pelicans).

E senza Leonard, i cugini Los Angeles Clippers potrebbero incassare il colpo, dedicarsi alla crescita dei giovani Shai Gilgeous-Alexander, Landy Shamet, Jerome Robinson e Montrezl Harrell ed attendere la scadenza del contatto di Danilo Gallinari ed una nuova occasione.

In uno scenario del genere, è dunque facile leggere le mosse di mercato dei Portland Trail Blazers, che hanno blindato il leader Damian Lillard, confermato Rodney Hood ed aggiunto Kent Bazemore, guardia con punti nelle mani, e Hassan Whiteside via Miami Heat e si preparano a fare corsa di testa ad ovest, e degli Utah Jazz.

Utah Jazz, con Conley e Bogdanovic il campo è aperto

I Jazz hanno concluso nei giorni pre-draft un affare nell’aria già da tempo, prelevando Mike Conley dai Memphis Grizzlies in cambio di Jae Crowder, Kyle Korver, Grayson Allen ed un pacchetto di scelte future.

Un prezzo alto, soprattutto in termini di asset futuri, per un giocatore però adattissimo allo “stile Jazz”, un’addizione che da sola ha virtualmente moltiplicato la pericolosità offensiva della squadra.

I Jazz non si sono però fermati qui. Persi Crowder e Korver, e successivamente Derrick Favors il cui pesante contratto si era reso insostenibile con l’arrivo di Conley, Utah ha puntato tutto su Bojan Bogdanovic, ala versatile e tiratore da 38,9% al tiro da tre punti in carriera (NBA).

Come per l’ex Grizzlies Conley, l’innesto di Bogdanovic rappresenta già così, “out of the box”, un miglioramento evidente: la presenza in campo di Conley, Bogdanovic e dell’aussie Joe Ingles libererà corsie dirette verso il ferro per l’esplosivo Donovan Mitchell. Mike Conley è un giocatore di pick and roll del calibro di Ricky Rubio, quando non superiore, ed aggiunge una dimensione perimetrale che Rubio – per sue caratteristiche – non ha mai potuto garantire. Conley e Mitchell, soprattutto con un partner di pick and roll come Rudy Gobert o persino Bogdanovic, rappresentano un duo temibile in ottica playoffs, quando il gioco rallenta ed avere uomini in grado di attaccare dritto per dritto una difesa schierata fa spesso buona parte della differenza (Mitchell ha collezionato finora un modesto 39% al tiro in cinque serie di playoffs disputate in carriera).

La partenza di Favors ha aperto un buco in posizione di ala forte. Il quintetto Jazz (niente battute) versione Gobert-Favors è stato per due stagioni quanto di più antitetico possibile nella NBA moderna, eppure efficace soprattutto nella vittoria della serie di primo turno 2018 contro gli Oklahoma City Thunder. L’inserimento in quintetto di Jae Crowder al posto di Favors, più volte abbozzato ma mai esplorato fino in fondo da coach Quin Snyder, non ha mai sortito grandi effetti viste le basse percentuali al tiro da tre punti dell’ex Mavs e Celtics (30%, 9 su 30 nella serie di primo turno 2019 contro gli Houston Rockets).

Bojan Bogdanovic non fornirà i picchi di intensità di Crowder, ma con la presenza del croato – sommata in un quintetto “largo” al 40% in situazione di prendi-e-tira di Joe Ingles –  il saldo attacco-difesa per i Jazz potrebbe dimostrarsi davvero positivo.

Nel tentativo di aggiungere peso, tiro ed esperienza in posizione di ala, gli Utah Jazz hanno messo sotto contratto il super veterano Jeff Green, che dalla panchina si distribuirà i minuti nello spot di “4” con il giovane Georges Niang. Sempre sul mercato, interessante l’arrivo dell’ex Knicks Emmanuel Mudiay che fornirà punti ed atletismo e si contenderà minuti e spazio con il secondo australiano della squadra Dante Exum. L’esperto Ed Davis servirà da solido back up per Rudy Gobert.

L’obiettivo minimo per una squadra così costruita, in un Ovest aperto, non può che essere la finale di conference.

Le avversarie dei Jazz, Kawhi permettendo

LeBron James e Anthony Davis sono una coppia di star incommensurabilmente migliore di quella Conley-Mitchell, vastamente migliore di quella Jokic-Jamal Murray, e nettamente migliore di quella Lillard-McCollum, ma senza Kawhi Leonard il divario di talento tra i primi due giocatori della squadra ed il terzo (Kyle Kuzma in quel caso) potrebbe rivelarsi per i Los Angeles Lakers un poco troppo largo.

Senza Klay Thompson è difficile immaginare dei Golden State Warriors ancora in corsa per una posizione d’alta classifica a febbraio. D’Angelo Russell è una scommessa, la sua capacità di inserimento in un sistema particolare come quello di Steve Kerr e Steph Curry tutta da dimostrare, l’ex Nets e Lakers potrebbe persino essere ceduto in qualsiasi momento da qui a febbraio (Russell non sarà scambiabile sino al prossimo 15 dicembre, come da regolamento NBA). I nuovi acquisti Willie Cauley-Stein e Glenn Robinson III saranno chiamati assieme al nucleo Curry-Green-Looney a “tenere il forte” in attesa – chissà – del ritorno di Klay.

Gli Oklahoma City Thunder partiranno con tante domande. A playoffs conclusi, Paul George ha subito un intervento alla spalla destra che potrebbe rallentarlo ad inizio stagione. Russell Westbrook pare avere imboccato una parabola discendente piuttosto ripida, le sue ginocchia iniziano a subire chilometraggio elevato ed usura e la sua leggendaria testardaggine si è dimostrata un limite. Dietro al duo George-Westbrook rimarranno almeno ad inizio stagione Dennis Schroeder e Steven Adams, ed un Jerami Grant in crescita. Non è impossibile in una situazione salariale tragica per i Thunder che Sam Presti possa provvedere in fretta a manovre di alleggerimento, senza escludere a priori tentativi di “colpo gobbo” (Bradley Beal su tutti).

I Portland Trail Blazers punteranno sulla forza di una panchina lunga per sopperire alla’assenza di Jusuf Nurkic, lo scorso anno per ampi tratti il secondo miglior giocatore della squadra. La sapiente gestione di coach Terry Stotts ed un Damian Lillard saldamente al comando delle operazioni sapranno tenere Portland in linea con le migliori.

Houston Rockets, San Antonio Spurs e forse pure i giovani leoni di Sacramento Kings e Dallas Mavericks proveranno a dire la loro (il telefono di Daryl Morey a Houston rimarrà rovente da qui all’ultimo minuto disponibile).

Ma gli Utah Jazz, questi Utah Jazz, sono costruiti per puntare in alto.

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