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NBA, Udonis Haslem contro Draymond Green: “Ci ha mancato di rispetto”

di Carmen Apadula
draymond green heat

Come ben sappiamo, il trash talking è una parte fondamentale dei playoffs NBA, diventando spesso uno degli elementi di narrazione di una serie. E questo lo sa bene Draymond Green, che proprio in questi ultimi due giorni ha rilasciato delle dichiarazioni che non sono state particolarmente apprezzate.

I Golden State Warriors si sono qualificati alle NBA Finals per la sesta volta negli ultimi 8 anni ma, invece di festeggiare, hanno già cominciato a studiarsi l’ipotetico prossimo avversario che affronteranno il 2 giugno a San Francisco, ma di cui non sono ancora a conoscenza. 

Ed è proprio questo il punto della situazione. Celtics o Heat? Draymond Green ha le idee chiare, e quando è stato ospite insieme a Stephen Curry nello studio di Inside The NBA, dopo la vittoria decisiva del team contro i Dallas Mavericks, non si è fatto problemi a rispondere alla domanda di Shaquille O’Neal.

L’errore fatale dell’orso ballerino è stato infatti quello di non rimanere sul vago, indicando esplicitamente e senza troppi giri di parole i Boston Celtics come prossimi avversari degli Warriors alle Finali NBA 2022, con anche motivazione annessa.

“Mi stai chiedendo chi vorrei sfidare” ha dichiarato il n°23 degli Warriors. “Beh, io ti dico chi affronteremo secondo me: giocheremo contro i Celtics. Al completo nessuno ci ha mai battuto, ma entrambe le squadre sono toste e Boston crea più problemi offensivamente. La loro difesa è incedibile”. 

L’orso ballerino ha poi ripreso ciò che aveva dichiarato durante l’attuale stagione, e cioè parole piene di fiducia verso la sua squadra. “Avevo detto di fare in modo di non farci vincere un titolo” ha ricordato. “Beh, continuo a ripeterlo. Nessuno ci ha mai scalzato dal nostro trono. Nessuna squadra ha dimostrato di poterci battere se siamo al completo, e per quanto mi riguarda è ancora così” ha continuato, ovviamente riferendosi alle Finals 2019, perse contro i Toronto Raptors a causa degli infortuni di Kevin Durant e Klay Thompson, e poi anche ai problemi riscontrati da Steph Curry durante le stagioni 2019/20 e 2020/21, in cui gli Warriors ai playoffs non si erano neanche qualificati. “Non ci considerava più nessuno, sentivo parlare di dinastia finita. Non voglio dire che a inizio stagione fossi già convinto di vincere il titolo o di arrivare alle Finals, ma ho sempre creduto che io, Steph e Klay insieme potessimo avere una chance“. 

Dichiarazioni che ovviamente non potevano passare inosservate, tanto che qualcuno non l’ha presa benissimo. E quel qualcuno è Udonis Haslem, veterano dei Miami Heat, che si è sentito particolarmente offeso da queste parole. Haslem non si è quindi trattenuto dal rispondere per le rime alle provocazioni, precisamente appena dopo la vittoria in Gara 6 degli uomini di coach Spoelstra. 

“Draymond ha infranto il codice. Non dovresti dire mai una ca**ata del genere. È irrispettoso e lui lo sa bene. Ha lasciato che Shaq gli facesse pressione per poi fargli dire delle ca**ate che non aveva il diritto di dire. Non ci ho dormito sopra”.

Ma Haslem non è l’unico giocatore degli Heat a credere che Green abbia oltrepassato il limite con le sue parole. Anche PJ Tucker si è infatti esposto, dicendo la sua a Scott Van Pelt di ESPN dopo Gara 6. “Dite a Draymond Green che lo ringrazio”, per poi aggiungere nella sua conferenza stampa post-partita: “Non so che parte del gioco sia questa, un giocatore che sceglie una squadra prima che la serie finisca. È una follia, fratello. Ha un che di divertente questa cosa, noi ci abbiamo riso su. Ho pensato che fosse divertente perché Draymond sa meglio di chiunque altro che dobbiamo ancora giocare e non ci sono garanzie di vittoria in questo campionato. È un po’ strano essere un giocatore e scegliere un’altra squadra da affrontare. Non lo so”.

E Haslem, per concludere: “Abbiamo fatto quello che dovevamo fare, ora torniamo a casa per Gara 7. Un consiglio, non considerateci mai fuori prima del tempo”. 

Resta ora dunque solo da giocare la decisiva Gara 7, per stabilire se Draymond Green aveva ragione oppure no. 

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