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Houston Rockets, le parole dei protagonisti al Media Day

di Dennis Izzo

Gli Houston Rockets in versione 2019\20 si presentano al grande pubblico, ed a farla da protagonisti, al Media Day della franchigia texana, non potevano che essere James Harden e il nuovo arrivato Russell Westbrook, nuova coppia che proverà a trascinare i Rockets al titolo. A mettersi in mostra, però, sono anche i tanti altri volti nuovi e i giocatori che già l’anno scorso diedero il proprio contributo. Del resto, tra rinnovi e acquisti, il gm Daryl Morey si è dato da fare quest’estate per evitare di ripetere gli errori commessi lo scorso anno e consegnando a coach Mike D’Antoni un roster a dir poco profondo per il training camp.

“Sarà davvero pauroso. Non per noi, ma per gli avversari. È tutto quello che posso dirvi, per ora. L’espressione ‘la prossima domanda’ ormai l’ho eliminata dal mio repertorio di risposte, è un nuovo capitolo della mia vita e sento di aver preso la decisione giusta”, ha dichiarato Russell Westbrook, osservato speciale del Media Day dei Rockets, un po’ come un anno fa lo fu Carmelo Anthony, ovviamente con le dovute proporzioni. Se Melo era stato chiamato da Houston per fare da spalla a Harden e Chris Paul e rinforzare la second unit, infatti, Westbrook rappresenta uno dei migliori colpi di mercato della free agency 2019 e, insieme al Barba, ha il compito di portare questo gruppo a lottare ancor più seriamente per il titolo.

In molti hanno mostrato dubbi e perplessità circa la convivenza tra i due ex Oklahoma City Thunder sul parquet, ma da questo punto di vista in casa Rockets sembrano tranquilli: “Sappiamo che Russ fa spesso e volentieri delle partite pazzesche. Quando sarà il suo momento, me ne renderò conto. Lui farà lo stesso con me, ci divideremo tutto a vicenda. Ovviamente dipende dalle partite e dal nostro momento di forma. Tutti in questa squadra, dai giocatori al front office, hanno un solo obiettivo: vincere il titolo. Lavoriamo duramente in off-season per questo e se non dovessimo farcela mi prenderei tutte le colpe.”, ha commentato in merito James Harden.

James Harden e Russell Westbrook, i due migliori amici ritrovatisi dopo sette anni e pronti a trascinare i Rockets

Una sfida difficile e al tempo stesso intrigante quella che si troverà a fronteggiare Mike D’Antoni, il quale avrà il privilegio di allenare due MVP, lui che questo premio lo ha fatto vincere ben due volte a Steve Nash ai tempi dei Phoenix Suns della pallacanestro “7 seconds or less“, ed allo stesso Harden a Houston nel 2018. “Sono sicuro che funzionerà. Non abbiamo intenzione di cambiare Russell, è un MVP della lega e deve essere sé stesso. È di questo che abbiamo bisogno. Sono felicissimo di allenare questa versione dei Rockets.”, ha dichiarato l’head coach dei texani, giunto alla sua quarta annata di fila in quel di Houston.

In scadenza di contratto al termine della stagione, il tecnico di origini italiane non vuole lasciare il Texas, almeno non nell’immediato, col general manager Daryl Morey e il proprietario Tilman Fertitta che si dicono pronti a rinnovargli il contratto a tutti i costi pur di non lasciarlo andare altrove. L’atmosfera è speciale, nell’aria c’è fiducia ma anche consapevolezza: i Rockets sono maturati, hanno l’esperienza necessaria dopo anni passati a inseguire il titolo e sanno quel che dovranno fare per riuscire nell’impresa.

Oltre ai rinnovati Eric Gordon, Austin Rivers, Danuel House e Gerald Green, sono degni di nota i ritorni di Nenê e Ryan Anderson e l’arrivo di Tyson Chandler, esperto centro reduce da una stagione tra le file dei Los Angeles Lakers. Il classe ‘82, già campione NBA nel 2011 e vincitore del Defensive Player of the Year nel 2013, ha raccontato un curioso aneddoto su James Harden: “Nel 2011, Kobe Bryant mi disse che James sarebbe diventato il suo erede, ne era convinto.”

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