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Kemba Walker spiega perché ha lasciato gli Charlotte Hornets

di Michele Gibin

Kemba Walker si prepara all’esordio nella sua nuova veste da Boston Celtics, dopo nove stagioni passate nella città e nella franchigia da lui spesso definite come “una seconda casa”, gli Charlotte Hornets che senza il suo leader sono destinati a tante sconfitte e stagioni difficili, come da copione nella NBA.

In vista della sua free agency, Walker aveva dichiarato pubblicamente di aver potuto accettare persino un contratto a cifre (leggermente) minori rispetto al massimo salariale per cui l’ex UConn sarebbe stato eleggibile, se questo avesse potuto aiutare la squadra a rinforzarsi.

Kemba Walker Hornets

Kyrie Irving e Kemba Walker, passaggio di consegne a Boston

La nomina di Kemba nel terzo quintetto All-NBA stagionale ha scombussolato i piani degli Hornets e del general manager Mitch Kupchak: la nomina avrebbe garantito a Walker, in caso di rifirma con Charlotte, una supermax extension quinquennale.

Qualcosa che gli Hornets non si sarebbero poi sentiti di offrire al loro All-Star, come sa bene Walker: “La loro offerta c’è stata, ma non fu un’offerta che io potessi accettare. Credo fosse il massimo che avrebbero potuto offrirmi, sapevo che la franchigia non intendeva pagare la luxury tax. Ed io comprendo perfettamente” Così il neo giocatore dei Boston Celtics a Rick Bonnell del Charlotte Observer: “Non ci sono rancori, rispetto ed augurerò sempre il meglio ad una squadra che amo. Lasciare fu difficile per me, e so che anche per Michael (Jordan, ndr) e Mitch Kupchack è stato difficile“.

Kemba Walker: “Michael Jordan mi ha dato un’opportunità”

Nei suoi anni a Charlotte, Kemba Walker ha raramente trovato una squadra all’altezza del suo talento e delle sue ambizioni. In nove stagioni gli Hornets hanno raggiunto la post-season sole due volte (due eliminazioni al primo turno). I più forti compagni di squadra con cui Walker abbia di fatto mai giocato a Charlotte sono stati Al Jefferson, Dwight Howard e Jeremy Lamb, troppo poco per sopravvivere a scelte sbagliate al draft (Malik Monk, Michael Kidd-Gilchrist) e contratti onerosi (Nicolas Batum).

Il legame con la città sarà però per Walker indissolubile:

La mia famiglia vive ancora a Charlotte, anche se io sono a Boston” Spiega Kemba “La notte del draft (2011, ndr) non avevo idea di dove sarei finito, Michael Jordan mi ha dato un’opportunità di vivere il mio sogno, di giocare ed imparare dagli errori e diventare un giocatore ed una persona migliore (…) la città mi ha accolto subito, anche nei momenti più duri come nella prima stagione ad esempio, in cui vincemmo 7 partite (fu l’anno del lockout e della stagione accorciata, ndr), fino a quando con coach Clifford arrivammo ai playoffs. Fare del mio meglio e contribuire fu il minimo che potessi fare“.

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