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NBA, le percentuali in calo colpa (anche) del nuovo pallone Wilson? Ecco chi sta soffrendo di più

di Michele Gibin
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Come noto, da questa stagione e dopo 38 anni, la NBA ha cambiato pallone, da Spalding a Wilson.

Un cambio annunciato nel maggio 2020, la Wilson sarebbe tornata a produrre i palloni ufficiali NBA come in origine, dal 1946 anno di nascita dell’allora Basketball Association of America. E cambio avvenuto senza i patemi e le polemiche che accompagnarono nel 2007 l’introduzione della new ball, il pallone in microfibra sintetica che fu ritirato pochi mesi dopo.

I nuovi palloni Wilson sono realizzati con la stessa “ricetta” di quelli della Spalding, in pelle e senza differenze nel design e nella realizzazione, e alla sua fase di test hanno collaborato negli scorsi mesi anche i giocatori NBA, in qualità di esperti.

Nulla da segnalare quindi? Tutt’altro. Una volta iniziata la stagione, a tifosi ed esperti non sono sfuggiti i cali, in alcuni casi vistosi, nelle percentuali al tiro di alcuni giocatori, al solito ben più precisi. Martedì, Paul George dei Los Angeles Clippers ha risposto a una domanda sui nuovi palloni ufficiali NBA, una risposta chiara: “Certo, è un pallone nuovo, non la lo stesso tocco, la stessa morbidezza che il vecchio Spalding aveva. Vedrete che quest’anno, di errori ne vedremo parecchi“.

Secondo quanto riportato da Chris Mannix di SportsIllustrated, in qualità di neo presidente del sindacato NBPA dei giocatori, CJ McCollum dei Portland Trail Blazers porterà sul tavolo delle prossime riunioni la questione-pallone: “Alcuni atleti si stanno ancora adattando al cambio” scrive Mannix, secondo cui McCollum riceverà le impressioni dei colleghi. Report cui la guardia dei Blazers ha replicato via Twitter, spiegando di “non voler accusare il pallone” per i suoi errori al tiro: “la colpa è di chi tira“.

Il pallone Wilson è qui per restare, su questo non ci possono essere dubbi. Ai giocatori NBA toccherà adattarsi al nuovo strumento di lavoro, ma è altrettanto indubbio che un “gruppo di pressione” dei giocatori più importanti potrebbe spingere la NBA e l’azienda a rivedere e all’occorrenza correggere il prodotto.

Le statistiche non mentono. Rispetto allo scorso anno (e su un campione ancora piccolo di partite) il calo nella percentuale globale NBA al tiro, soprattutto da tre punti, è apprezzabile, dal 34.2% di quest’anno al 36.3% della stagione 2020\21. La percentuale complessiva è calata di oltre un punto, ed è al momento la più bassa dal 2015\16.

E che dire del crollo nelle percentuali e nell’efficienza di alcuni giocatori, tra cui figurano anche nomi di primissimo piano? Laddove non è ancora possibile individuare una tendenza diffusa (altri giocatori hanno ad esempio migliorato anche nettamente le proprie percentuali), alcuni numeri saltano all’occhio. Quali?

Damian Lillard: 34.9% FG, 23.1% FG3, 40.7% eFG

Dame è in pieno shooting slump e non ha nascosto le sue difficoltà, pur senza chiamare in causa il cambio di pallone.

Dopo 7 partite, Lillard è al minimo in carriera per punti, percentuale al tiro e da tre, su una quantità di tentativi analoga a quella delle ultime stagioni. Una cattiva mira di cui però i suoi compagni sembrano non soffrire, con Norman Powell, CJ McCollum e Anfernee Simons ai massimi in carriera per percentuale da tre punti.

Michael Porter Jr: 34.5% FG, 23.3% FG3, 40.2% eFG

A proposito di controtendenze, che dire dei Denver Nuggets? La squadra di coach Michael Malone è 28esima per percentuale al tiro da tre punti, 29esima per percentuale ai tiri liberi, giocatori come Will Barton, Jeff Green, Facundo Campazzo, Monte Morris e Austin Rivers stanno faticando.

Nulla in confronto all’inizio da incubo di Michael Porter Jr, che è passato dai 19 punti di media dello scorso anni ai 10.7 di questo inizio di stagione. In 7 partite fin qui giocate, Porter Jr sta tirando 10 su 43 da tre punti, e con il 22.2% quando tira da tre senza palleggiare, uscendo dai blocchi o ricevendo un passaggio consegnato, rispetto al 46.6% del 2020\21, e con il 38.7% in situazioni di catch and shoot.

Nikola Jokic, al solito, è un’eccezione su due gambe. L’MVP in carica sta tirando con il 60% dal campo e il 40% da tre, nei minuti senza Jokic in campo, i Nuggets affondando sul -63 di plus\minus.

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