Home NBA, National Basketball AssociationNBA TeamsBoston Celtics Pelicans, Anderson verso l’addio: 5 squadre interessate allo stretch four

Ci si avvicina inesorabilmente alla trade deadline e al momento in cui le dirigenze NBA si siederanno al proverbiale tavolo per decidere cosa fare per rendere o meno la squadra, e/o la stagione, migliore, o salvare il salvabile. Indimenticabile doveva essere la stagione dei New Orleans Pelicans che, dopo l’approdo ai playoff dello scorso anno avevano fatto il possibile per costruire attorno ad Anthony Davis una parvenza di squadra degna di un posto al sole nella post season, preferibilmente in una posizione più alta della 8 e senza l’incombenza di massacri facili per mano dei Golden State Warriors o San Antonio Spurs.

Così non è stato per la squadra della Big Easy, causa una marea di infortuni ed una crescita del Monociglio che procede sempre più a rilento; così da passare da esplosione a maturazione e scombussolare i piani della dirigenza.

Fatti due conti, il general manager Dell Demps, reo di aver sostituito il popolare coach Monty Williams con quello che presa visione del record (13-27) e del gioco potremmo chiamare intangibile, ovvero Alvin Gentry, sta cercando di tagliare i rami secchi, leggi giocatori in scadenza di contratto, per non rischiare di ritrovarsi a mani vuote a fine stagione.

La mannaia sembra dunque in procinto di cadere su Ryan Anderson, mortifero tiratore perimetrale e segreto di pulcinella della cavalcata vincente dello scorso anno. La duttilità, mista alle enormi doti da scorer in uscita dalla panchina, fanno di Rhyno un pezzo pregiato del mercato; infatti la concorrenza è agguerrita e più di una squadra si è fatta avanti.

John Buhler, in un articolo su Fanside.com, ne cita 5, sopra le altre.

  • Toronto Raptors. I canadesi stanno volando a vele spiegate verso una facile vittoria dell’Atlantic Division e possono vantare un gap di 3.0 dalla capolista ad Est, i Cleveland Cavaliers. Coach Dwane Casey può vantare una squadra costruita con certosina sapienza e che gioca un basket che ai più potrà sembrare caotico, ma il record parla chiaro. L’innesto di Ryan Anderson andrebbe ancora di più ad aprire il campo – operazione già cominciata con Luis Scola e DeMare Carroll-, cosa vitale per squadre con velleità di vittoria è infatti permettere le penetrazioni di due fra i migliori in questa specialità, Kyle Lowry e soprattutto DeMar DeRozan. I Raptors sono nella situazione dell’ora o mai più nel senso più letterale del termine, dato che gli anni passati hanno fatto segnare delle eliminazioni premature ai playoff, e a coach Casey non sarebbe perdonato un altro passo falso. Parola di Masai Ujiri.
  • Detroit Pistons. L’opera di “Vangundizzazione” dei Pistons procede che è una meraviglia, quindi non vi stupite se vi siete ritrovati a fare dei paragoni con il gioco espresso dagli Orlando Magic di Dwight Howard e dello stesso coash Van Gundy. Centro dominante solo in aria a prendere tutti i rimbalzi, cecchini appostati ‘behind the arch’ (appunto Rhyno e company in maglia Motown, come J.J. Redick e Rashard Lewis all’epoca) e area libera per le penetrazioni delle guardie, con Reggie Jackson pronto agli start. Il Dejà-vù con Rashard Lewis è doppio, se si pensa che come il 9 anche Anderson andrebbe rifirmato, preferibilmente non alle stesse folli cifre di Lewis. Sul piatto della bilancia, la dirigenza potrebbe mettere una delle guardie in esubero, come Brandon Jannings, oppure sacrificare Kantavious Caldwell-Pope.
  • Boston Celtics. Contando l’esorbitante numero di scelte in mano a Danny Ainge, non è difficile capire come e quanto i Pelicans potrebbero essere tentati a preferire questa soluzione, piuttosto che quelle delle trade sopra citate. Di contro però è l’urgenza di un centro difensivo, che i leprechauns non hanno, e che di certo non è Anderson. Ad ogni modo, l’esperienza nella postseason dell’uomo da Sacramento e la mole di punti che ha nelle mani darebbero di certo un grosso aiuto a coach Stevens.
  • Phoenix Suns. Curiosa l’ipotesi, basata più su un mutuo soccorso in vista della prossima stagione, che su reali pretese di scalare la classifica. Ryan Anderson si unirebbe, e farebbe la felicità tecnica di, uno dei grandi tiratori del passato, Jeff Hornacek; mentre ai Pelicans andrebbe lo scontento Markieff Morris, che, privato del fratello Marcus volato in Michigan, è diventato un oggetto misterioso e potenzialmente deleterio per la franchigia dell’Arizona.
  • Sacramento Kings. In quelli che si stanno consegnando alla storia come gli anni dei ‘Comeback-home (ritorni a casa), l’approdo di Anderson alla corte di coach Cousins…ops, coach Karl, andrebbe a mettere un ulteriore tassello all’opera di ritorno del figliol prodigo al borgo natio. Nativo di Sacramento, Ryan andrebbe quindi a vestire la maglia della sua città natale oltre a risultare, potenzialmente, un vero crack per il gioco proposto dai Kings. Un suo inserimento in quintetto infatti darebbe non pochi grattacapi alle difese avversarie, che sarebbero costrette a decidere solo di che morte morire, fra il post di DeMarcus Cousins e le triple di Rhyno, al quale il nostro Belinelli farebbe una compagnia non di certo disprezzata. I pick-n-roll fra Rondo, Cousins e Anderson potrebbero allo stesso modo risultare immarcabili. Scendendo al più grigio pragmatismo, però, il tassello da muovere per far si che tutto questo si realizzi è Rudy Gay. Sponsorizzato e quasi costretto con la forza da Cousins a firmare il rinnovo, Rudy resta un’ala piccola di indiscusso spessore, ma il suo tiro dalla distanza è men che mai affidabile e la sua propensione a rallentare il gioco e intasare l’area, terreno di caccia di Boogie, segna una profonda discrasia fra quello che si è, e quello che si dovrebbe essere per puntare a qualcosa di grande.

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