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Hornets, i calabroni di Charlotte: la storia dei loghi NBA

di Giacomo Greco

Prosegue il viaggio alla scoperta dell’origine dei nomi e dei loghi delle franchigie NBA, con la quarta squadra in ordine alfabetico, gli Charlotte Hornets, i calabroni di Charlotte.

Charlotte, chiamata anche Queen City (la regina dell’Inghilterra alla data della fondazione della città si chiamava Charlotte), si trova nello Stato del North Carolina.

E’ la seconda città più grande del sud-est degli USA dietro Jacksonville, in Florida. In rapida espansione, importante centro finanziario, ospita la sede centrale della Bank of America.

Dal 1988 ospita gli Hornets, anche se è stato un viaggio travagliato quello di questa franchigia.

Come si è arrivati ad avere i calabroni a Charlotte? E nel corso degli anni come è cambiato il logo? Scopriamolo insieme.

La storia degli Charlotte Hornets: le origini della franchigia

Bisogna per forza partire da George Shinn, imprenditore nativo del North Carolina. Fu lui a riunire, nella seconda metà degli anni 80, altri uomini d’affari locali che presentarono la proposta alla NBA per poter avere un nuovo expansion team.

C’erano molti dubbi su Charlotte come sede di una squadra NBA, ma la cordata poteva puntare su tre assi nella manica:

  • La zona è sempre stata molto “calda” per il basket universitario
  • Dal 1969 al 1974 Charlotte è stata sede di un team ABA, i Carolina Cougars
  • Lo Charlotte Coliseum, arena da 24.000 posti, per numero di posti l’arena più grande mai usata da una squadra NBA

David Stern, allora commissioner NBA, diede la notizia tanto attesa il 5 aprile 1987: Shinn ricevette conferma ufficiale dell’assegnazione di una nuova franchigia, che comincerà a giocare dalla stagione 1988/89.

La nascita del calabrone degli Charlotte Hornets

Restano da stabilire nickname e logo.

L’idea originaria era di chiamare il nuovo team Charlotte Spirit, ma una votazione tra i nuovi futuri tifosi porta i calabroni a Charlotte, gli “Hornets”.

Il nickname scelto ha anche un significato storico.

Durante la guerra di indipendenza americana, un gruppo di soldati britannici attaccò un gruppo di ribelli americani nascosti nelle paludi del North Carolina. Gli americani risposero con una tremenda grandinata di spari che ricacciò indietro gli inglesi.

Il comandante britannico, il generale Charles Cornwallis, mandò una lettera al re d’Inghilterra scrivendo: “In questo posto sembra di combattere contro un nido di calabroni“.

Il logo è una enorme C azzurra che racchiude all’interno una H blu e un calabrone nero con le ali spiegate che regge un pallone da basket, al di sotto la scritta CHARLOTTE.

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Questo logo dura solo una stagione, per subire poi un restyling migliorativo.

Il protagonista indiscusso diventa il calabrone, in uno stile da cartone animato: in primo piano mentre palleggia e vola contemporaneamente, colorato di blu e verde acqua, con le ali bianche e le scarpe da basket. Il calabrone è sormontato nella parte superiore dalla scritta CHARLOTTE e nella parte inferiore dalla scritta HORNETS.

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Le prime soddisfazioni

E’ il periodo migliore, sportivamente parlando, dei calabroni di Charlotte. Tra l’altro franchigia molto cool, la prima ad adottare le “pin stripes” nella casacca, le strisce sottili che poi verranno adottate anche dai Chicago Bulls dominatori degli anni 90, dagli Orlando Magic e dagli Houston Rockets.

La squadra in campo comincia a farsi valere, nel 1993 supera per la prima volta un turno playoffs grazie al buzzer beater di Alonzo Mourning in gara 4, contro i Boston Celtics.

Un roster molto competitivo, forte appunto di Mourning, Larry Johnson, Dell Curry (padre di tal Stephen Curry), Kendall Gill e del mitico Tyrone “Muggsy” Bogues, minuscolo play di 160 cm d’altezza.

Questo risultato viene pareggiato anche nel 1998, 2001 e 2002, con giocatori nel corso degli anni del calibro di Glen Rice, Vlade Divac (arrivato in uno scambio con i Los Angeles Lakers, contropartita un ragazzino di nome Kobe Bryant che in North Carolina non ci voleva proprio andare), Anthony Mason, Jamal Mashburn e Baron Davis.

Nel frattempo però la squadra entra in crisi economica, e il Coliseum, negli anni 80 punto di forza, diventa punto debole. Ormai vetusto e privo dei VIP boxes, la città di Charlotte non vuole ne rimodernarlo ne costruire una nuova arena.

Shinn, proprietario ingombrante

Shinn era diventato nel frattempo una persona scomoda a causa di un processo per violenza sessuale a suo carico dove risultò poi non colpevole. Ammise però di avere avuto rapporti sessuali fuori dal matrimonio, e questo portò a un crollo verticale della sua reputazione.

Nemico pubblico numero uno ormai a Charlotte e totalmente inviso ai fan, nel 2001 fa domanda alla NBA per trasferire la franchigia dei calabroni a Memphis.

I Vancouver Grizzlies, anch’essi in lizza per andare a Memphis, gli soffiano l’opportunità.

A questo punto Shinn lancia l’ultimatum: o la città costruisce una nuova arena, senza che lui paghi nulla, o gli Hornets se ne vanno.

Proposta rifiutata, Shinn ha in mente di trasferire gli Hornets a Nashville, St. Louis o Norfolk. Alla fine la scelta cade su New Orleans, che accoglie gli Hornets per la stagione 2002/03.

Gli Hornets tornano da expansion team a “Queen City”

Qui ci fermiamo con la storia degli Hornets, e passiamo a quella dei Bobcats perché l’accordo per il trasferimento degli Hornets prevede la possibilità per Charlotte di avere un nuovo expansion team in futuro.

Viene indetta una grande votazione denominata “Help Name The Team”, con oltre 1250 proposte. Vince il nickname “Flight”, ma scartato, ritenuto troppo astratto.

Restano allora due nomi in lista: Dragons e Bobcats.

Viene scelto Bobcats perché il North Carolina (assieme al Colorado) è lo Stato USA dove vivono più esemplari di linci, animale con le perfette caratteristiche di un giocatore di basket: agilità, atletismo, velocità. Robert L. Johnson diventa il primo proprietario afroamericano di una franchigia professionistica che prende il nome di Charlotte Bobcats, in campo dalla stagione 2004/05.

Il logo diventa una lince rossa con una scritta BOBCATS a caratteri cubitali che fa un tutt’uno con l’immagine dell’animale, entrambi posizionati  in uno sfondo blu, con la scritta CHARLOTTE più piccola al di sopra.

Questo logo è usato per due stagioni. Nel 2008 viene “schiarito”: la lince passa dal rosso all’arancione e lo sfondo passa da blu ad un azzurro chiaro.

I Bobcats, delle linci spuntate

E sul campo come va? Insomma … nel periodo che intercorre fra questi due loghi, il record dei Bobcats parla di stagioni da 18,26, 33 e 32 vittorie stagionali, con Emeka Okafor, Gerald Wallace e Raymond Felton come giocatori di punta.

L’unica apparizione dei Bobcats ai playoffs si ha nel 2009/10: bella squadra con a roster Stephen Jackson, Boris Diaw, Gerald Wallace, Raymond Felton, Tyson Chandler e D.J. Augustin.

Il cammino si interrompe però già al primo turno, sweep subito dagli Orlando Magic.

Subito dopo la stagione del lockout, chiusa col terrificante record di 7 vittorie e ben 59 sconfitte, e precisamente il 20 giugno 2012, il logo subisce un restyling nei colori.

La lince diventa grigia, lo sfondo blu scuro; la scritta della città di colore arancione è inclusa nello sfondo mentre la parola BOBCATS diventa bianca contornata di arancione.

Nel frattempo, il proprietario della squadra è diventato Michael Jordan, gloria locale grazie anche al titolo NCAA vinto con North Carolina.

Il 21 maggio 2013 proprio MJ annuncia ufficialmente che ha inoltrato richiesta alla NBA per ridare il nickname Hornets a Charlotte, considerando che nel frattempo i New Orleans Hornets sono diventati New Orleans Pelicans.

Il grande ritorno del calabrone e degli Charlotte Hornets

Dopo due mesi, la richiesta è accettata all’unanimità, è il grande ritorno dei calabroni a Charlotte. Parte una grande campagna di stampa, “Buzz City”, indetta per ridare entusiasmo alla città, entusiasmo perso con le versioni disarmanti dei Bobcats.

Il nuovo logo degli Charlotte Hornets è spettacolare: un calabrone dall’aspetto aggressivo, occhi penetranti, antenne sollevate, ali spiegate e pungiglione pronto a colpire. Un pallone da basket costituisce la parte finale del corpo dell’animale.

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Bellissimo richiamo ai primi loghi degli Hornets, realizzato con tonalità viola e verde acqua, che diventano anche i colori delle nuove divise assieme al bianco. E che dire del video di presentazione?

Queste le parole di Fred Whitfield, President & Chief Operating Office della franchigia:

Riconosciamo l’eredità del nostro logo originale. Il nostro obiettivo era di connetterci al passato, ma includendo elementi di evoluzione

Da quando il team è tornato al nickname Hornets, stagione 2014/15, solo una volta è riuscito a qualificarsi per i playoffs. Nel 2016, con un ottimo record di 48-34 e Kemba Walker star della squadra, gli Hornets sono eliminati solo a gara 7 del primo turno dai Miami Heat.

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