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Chi ci ha entusiasmato di più alle Olimpiadi di Parigi?

di Andrea Delcuratolo
Olimpiadi, tutte le stelle dell'atletica

Michael Landin Jacobsen

Il cammino perfetto della Nazionale Danese di Pallamano, non poteva che essere guidato da uno dei più forti pallamanisti di sempre. Michael Landin Jacobsen, a 35 anni anni, ha coronato una carriera che definire leggendaria è dire poco. Solo con la Nazionale Danese ha vinto due ori olimpici, nel 2016 e nel 2020. Ha vinto poi tre Campionati del Mondo consecutivi, nel 2019, 2021 e 2023 ed un Campionato d’Europa nel 2012. Il tutto da portiere

Arrivare a 35 anni dopo aver vinto di tutto sia in Nazionale che a livello di club, rende Landin uno dei più forti di sempre. A maggior ragione se nel 2019 e nel 2021 il miglior giocatore di pallamano al mondo è stato proprio lui. ancora di più se ha vinto almeno una volta il premio di miglior giocatore del Campionato in Danimarca e in Germania, i paesi ove ha giocato.

Non poteva quindi che essere una marcia trionfale quella di Landin e della sua Nazionale in queste Olimpiadi. Il portiere, attualmente in forza all‘Aalborg, ha condotto la sua squadra ad una cammino perfetto, arrivando a vincere l’oro da imbattuti. Il rischio di perdere però c’è stato. La Svezia, nel quarto di finale vinto dai danesi per 32-31, ha visto gli uomini del CT Nikolaj Jacobsen soffrire e rischiare di tornare a casa in anticipo. 

Oltre a Landin, decisivo con le sue parate, sono stati molto importanti Mathias Gidsel e Simon Pytlick. Il primo, nel corso del torneo ha trovato 62 reti, di cui ben 11 nella finale dominata contro la Germania. Il secondo ha chiuso con 54 marcature, confermandosi come uno dei giovani migliori al mondo e vincendo, a 23 anni, il Titolo Olimpico. 

Landin, a 35 anni, chiude le Olimpiadi con 47 parate, il 100% di parate sui tiri da 7 metri, il 30% sui tiri dai 6 metri (14 parate su 46 tiri) e il 42% sui tiri da 9 metri (25 parate su 60 tiri). Numeri che fanno di Landin una leggenda.

Novak Djokovic

Immaginate di essere uno dei tennisti più forti di sempre e di aver vino tutto. Tutto meno la medaglia d’oro alle Olimpiadi. Novak Djokovic, a 37 anni, chiude un cerchio aperto a Pechino nel 2008, dove vinse il bronzo. 

A Parigi, Djokivic, si presentava da testa di serie del tabellone. Tutto lasciava presagire un cammino tranquillo, ponendo il serbo fra i candidati alla medaglia d’oro. Questo in teoria. Nella pratica, il cammino del serbo è stato meno agevole del previsto.

Primo turno molto tranquillo contro Matthew Ebden, specialista invece del doppio, vinto 6-0, 6-1. Già nel secondo, la sfida contro Rafa Nadal ha ricordato a tutti perché i due abbiano dominato per quasi 20 anni. La sfida, vinta 6-1, 6-4, ha portato Djokovic a sfidare il tedesco Dominik Koepfler, battendolo 7-5, 6-3.

Dai quarti in poi, Djokovic ha ricordato a tutti perché è Djokovic. La vittoria contro Stefanos Tsitsipas nei quarti di finale per 6-3, 7-6 è stata una delle partite più belle del Torneo Maschile. La semifinale contro un grandissimo Lorenzo Musetti, vinta 6-4, 6-2, gli ha aperto le porte ad un appuntamento al quale Novak non poteva mancare.

La finale contro Carlos Alcaraz, vinta per 7-6, 7-6, ha visto Novak Djokovic dover gettare il cuore oltre l’ostacolo, superandosi in una della partite più importanti della sua magnifica carriera. Il giocare, a 37 anni e di ritorno da un infortunio al menisco, come se quegli anni non li avesse e contro chi rappresenterà il tennis di domani, lo mette fra i protagonisti indiscussi dei Giochi.

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