Heat-Blazers, partita intensa e divertente al’American Ailrlines Arena di Miami, vinta dagli heat per 120-111 su Dame Lillard e soci.
Miami (3-2) riaccoglie Justise Winslow, all’esordio stagionale dopo un leggero problema fisico, ed assiste alla prova da All-Star di Goran Dragic.
The Dragon was on FIRE, he scored 28pts vs Portland! Take a look back at his contributions to Saturday night's DUB! ?#HEATHighlights pic.twitter.com/SdTYF3VYSX
— Miami HEAT (@MiamiHEAT) October 28, 2018
Lo sloveno segna 28 punti, ci aggiunge 5 assist e quattro triple mandate a bersaglio, e segna 8 punti negli ultimi tre muinuti e mezzo di gara, per chiudere la partita.
Gli Heat partono fortissimo, toccando il +19 all’inizio del secondo quarto. Dragic e Kelly Olynyk (19 punti, 5 rimbalzi e 5 assist per il canadese) colpiscono dalla distanza, Hassan Whiteside presidia l’area e rende la vita impossibile a Jusuf Nurkic (16 rimbalzi e 6 stoppate a fine partita per il lungo degli heat).
Dalla panchina, Dwyane Wade segna 18 punti nel solo primo tempo (con 4 tiri da tre a bersaglio), chiuso dai padroni di casa sul 57-42. Per Portland, solo Damian Lillard in doppia cifra.
Heat-Blazers, rimonta Portland nel 4° periodo
A fine partita, Miami manda sei uomini in doppia cifra, e tira col 38.5% da tre punti (15 su 39). Gli Heat controllano il match per l’intera terza frazione, ma subiscono la rimonta di Portland a metà del quarto periodo.

Magic-Trail Blazers Dame Lillard
Come già successo ad Orlando venerdì notte, Damian Lillard prende fuoco nel secondo tempo, chiude con 42 punti, 7 rimbalzi, 6 assist e 5 su 11 da dietro l’arco.
Dame D.O.L.L.A. segna la tripla del sorpasso Blazers sul 99-96 a 5.38 dal termine. Coach Terry Stotts fa sedere Nurkic e si affida al duo Zach Collins-Meyers Leonard sotto canestro.
Miami non si scompone, Dragic e Josh Richardson si caricano l’attacco Heat sulle spalle e rispondono colpo su colpo alle raffiche di Lillard.
Miami torna definitivamente in testa con 2.34 da giocare sul cronometro del 4° periodo:
“Sapevamo che avrebbero messo un parziale e tentato di rimontare, noi siamo rimasti fedeli al nostro piano partita e l’abbiamo spuntata, alla fine”
– Goran Dragic dopo Heat-Blazers –
15 su 28 dal campo per Damian Lillard, nonostante un leggero infortunio al gomito destro, a seguito di un contatto con Kelly Olynyk:
“Sapevo che saremmo riusciti a ritornare in partita, così ho tenuto duro, come il resto della squadra”
– Damian Lillard a termine di Heat-Blazers –

C.J. McCollum
Le note dolenti per i Trail Blazers: per Nurkic, solo 25 minuti di gioco e 5 punti e 7 rimbalzi a referto.
Continuano inoltre le difficoltà al tiro per C.J. McCollum, autore di 19 punti ma con modesto 7 su 20 al tiro.
Per C.J. un inizio di stagione difficile. Il prodotto di Lehigh sta tirando con un misero 38.2% dal campo.
Uno “shooting slump” che riguarda anche la percentuale ai tiri liberi, scesa all’81% su una media carriera dell’84.1%.
Moe Harkless ha terminato anzitempo la sua partita, fermato da un problema al ginocchio sinistro.
Goran Dragic ha raggiunto quota 10.000 punti segnati in carriera (NBA, ovviamente) già nel primo tempo della gara.








La guardia tiratrice arrivata dai Thunder ha totalizzato 19.3 punti di media nelle ultime quattro partite, ma il problema risale nella sua incostanza, che peraltro nella sua carriera professionistica è stata sempre presente. Guardando nello specifico, Dion ha segnato ben 27 punti contro san Antonio con il 46% dal campo; solo 11 contro Atlanta con il 27% di realizzazione; contro i Bucks ha segnato 23 punti, con un’ottima percentuale: ben 45%; e infine, 43% dal campo contro i Wizards, per un totale di 16 punti. E il fenomeno analizzato non riguarda solo questi ultimi 4 incontri, ma tutte le prime 12 partite: si passa dall’11% contro OKC, al 50% contro Sacramento, alterando partite da 4 punti (come contro Utah e Toronto), a partite con 20 punti (contro Sacramento) o come quelle già menzionate contro Parker e compagni e contro i Bucks. L’importanza della guardia tiratrice negli schemi offensivi è chiara: potersi fidare di colui che può mettere tante triple e tanti tiri dalla media distanza implica una sicurezza offensiva in più, oltre che generare il timore dell’avversario che, cominciando a raddoppiare il giocatore in questione, lascia libero uno del quintetto, con il risultato di arrivare più facilmente a un tiro costruito bene. Quando Dion ha le “mani calde”, Miami diventa pericolosa.