Continuano le ricerche in casa Blazers per il nuovo coach, con Jeff Van Gundy che sembrerebbe essere il nome in cima alla lista dei candidati. Si fa sempre più remota quindi la possibilità che venga confermato Splitter sulla panchina di Portland, dopo aver ricoperto l’incarico ad interim in questa stagione a seguito delle indagini riguardanti l’ex allenatore Billups.
Come riportato da dall’insider Chris Haynes, sembrerebbe che i Blazers avrebbero chiesto un colloquio con Jeff, attualmente assistente ai Clippers. La volontà dunque della dirigenza sarebbe quella di puntare su un allenatore d’esperienza, che possa far fare al roster un decisivo salto di qualità. Van Gundy in questo modo rientrerebbe perfettamente nel profilo, avendo già allenato i Knicks dal ’95 al 2001 e i Rockets dal 2003-07. Tra l’altro vanterebbe anche una presenza alle Finals, con New York, nel 1999.
In questo modo quindi Portland si assicurerebbe un allenatore “vecchio stile”, cosa che però di recente in NBA non sempre ha pagato. La tendenza ad oggi infatti da parte delle franchigie è quella di affidare il proprio core giovane ad allenatori più vicini a loro di età. Basti pensare ai vari Daigneault, Johnson, Hardy e Mazzulla, per intenderci. Da questo punto di vista quindi la conferma di Splitter sarebbe la scelta più logica, ma sembrerebbe che le parti non riescano a trovare un accordo sull’eventuale ingaggio del coach. Nelle ultime settimane infatti più volte la nuova proprietà di Portland ha fatto parlare di sé per la propria gestione stringente delle finanze.
Ad ogni modo Advija e compagni, nonostante siano usciti al primo turno contro gli Spurs, hanno dimostrato di essere sulla strada giusta per poter provare, in un futuro non troppo remoto, a competere. Naturalmente la scelta del prossimo allenatore sarà fondamentale da questo punto di vista. Il nuovo coach dovrà infatti essere in grado di continuare questo percorso di crescita. Vedremo se questa figura sarà proprio Van Gundy, o se si opterà per altri nomi.

Scrive lo stesso autore nell’introduzione: “Questo libro vuole essere una raccolta di racconti e un atto d’amore verso un luogo. Spero di avere mixato bene l’entusiasmo con una più fredda analisi delle situazioni, anche se poi l’obiettivo era quello di raccontare e spiegare”. Obiettivo centrato, ma conoscendo Limardi non poteva essere altrimenti.