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Eurobasket 2015, Serbia: la forza nella tradizione

di Luigi Ercolani

Verrà un giorno in cui Milos Teodosic non sarà più considerato uno che si scioglie nei momenti clou, uno che quando la palla scotta viene tradito dai suoi nervi, prima che dai suoi compagni. Fermiamoci e ragioniamo: alla guida del CSKA è sparito nella finale di Eurolega del 2012, nella intera Final Four del 2013, nella finale 2014 e nella semifinale di quest’anno. E quando non è mancato in termini di punti, è mancato in termini di leadership e scelte avvedute nei minuti decisivi. Verrà quel giorno, o forse sta per venire ed è abbastanza prossimo: 20 settembre 2015, Lille.

Perché cominciare un pezzo sulla Serbia ad Eurobasket dal playmaker, specie se questi, a differenza di alcuni suoi compagni, non ha ancora avuto e forse non avrà più la possibilità di giocare al di là dell’Oceano? Semplice, perché ogni squadra, volente o nolente, nasce e muore con il proprio regista, e il discorso si polarizza nel caso dei Plavi, che sul ponte di comando hanno due eminenze grigie come il giocatore del CSKA e Stefan Markovic. Solo per questo? No, perché Teodosic è anche l’icona di questa Serbia, ne è lo spirito incarnato: quello spirito talentuoso e determinato, quello che vede la convinzione nei propri mezzi evolversi spesso in arroganza, e che di questa trasformazione, peraltro, non si vergogna affatto.

Lo spirito di gruppo serbo: Danilovic, Bodiroga e Loncar negli anni '90

Lo spirito di gruppo serbo: Danilovic, Bodiroga e Loncar negli anni ’90

Vi starete chiedendo cosa c’entri tutto queste con le questioni tecniche, con i giochi da chiamare, i pronostici di Eurobasket 2015, il pick&roll e le bombe dai 6,75. C’entra, e moltissimo. Perché qui si tratta dei serbi, cioè di quelli che grazie alla loro certezza altezzosa di essere i più forti in assoluto hanno costruito una dinastia, dapprima alternativa all’Unione Sovietica e poi, alla fine del secolo scorso, unica e semi – incontrastata. Ci riuscì solo l’Italia di Tanjevic (un montenegrino, non a caso…) nel ‘99 a mettere i bastoni tra le ruote alla corazzata allenata all’epoca da Obradovic, e sappiamo tutti come. I serbi hanno edificato il loro successo sulla convinzione che erano i migliori (e spesso lo erano) e sulla assoluta ferocia messa in campo nel voler dimostrare che le cose stavano così. Che avessero il volto ghignate di Danilovic o quello pulito di Bodiroga, negli anni ’90 e fino al 2002 son sempre scesi sul parquet pensando, contro qualunque avversario, che loro erano la Serbia e gli altri… beh, la conclusione stile Marchese del Grillo ce la ricordiamo tutti no?

Ad Eurobasket questo spirito conterà, conterà eccome. La capacità di vittoria dei serbi hanno sempre attinto dalla tradizione e la tradizione ha sempre attinto dalla vittoria, in un circolo virtuoso che ha visto Belgrado festeggiare molte volte e fallire poche. Come noi, anche loro hanno vissuto un periodo di crisi a cavallo del nuovo secolo, in un curioso parallelismo tra le due scuole che, con quella sovietica e quella spagnola, hanno dominato la pallacanestro europea dal Dopoguerra fino al nuovo millennio. Il loro (2004 – 2008) è durato un po’ meno del nostro (2005 – 2011) e ne sono usciti medagliati con un argento europeo (2009) e uno mondiale (2014), noi invece finora abbiamo ricevuto solo il plauso della critica e poco altro, per cui se si vogliamo ribaltare i pronostici toccherà che l’Italia si sbucci un po’ gomiti. E magari creda di essere la migliore, come di certo sono tornati a fare quelli dall’altra parte dell’Adriatico. Che sono guidati, tra l’altro, da uno che quella dorata epopea l’ha vissuta sul campo.

 

POSSIBILE STELLA – MILOS TEODOSIC

(Milos Teodosic in azione con ma maglia della Serbia)

(Milos Teodosic in azione con ma maglia della Serbia)

È molto probabile che, come anticipato, che le sorti della Serbia dipendano da lui. Lui è il leader, l’uomo con la giocata risolutiva quando più ce n’è bisogno, e a trent’anni compiuti è il caso di non farsi tradire più dai propri nervi e dare un’impronta importante a una carriera che nelle finali secche fino ad ora parla quasi esclusivamente di KO. Sarebbe un eccellente segnale cominciare già a Lille.

 

PRONOSTICO

La Serbia è da primo posto, senza “se” e senza “ma”. Facciamo due conti: ha due play esperti del panorama europeo, una guardia talentuosa e fresca come Bogdanovic, un “3” talentuoso come Kalinic e il tweener (cioè uno a metà tra due ruoli, quelli di ala) Nemanja Bjelica, talento appena passato in NBA, oltre alla consueta truppa di giovani motivati da valorizzare. Ah, e poi ci sarebbero quei quattro che passano i 2.10 di altezza (Raduljica, Stimac, Milutinov ed Erceg) che a questi livelli non si regalano a nessuno. Se Francia e Serbia rendono al massimo, le altre giocano per il terzo posto.

 

 

 

 

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