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Warriors-Clippers, Golden State avanti ma la difesa…

di Michele Gibin

E’ 4-2 tra Golden State Warriors e Los Angeles Clippers, una serie più lunga e complessa del previsto per i bi-campioni NBA in carica, che per avere la meglio dell’agguerrito gruppo di coach Doc Rivers hanno dovuto rivolgersi ad un Kevin Durant stellare, aggressivo ed efficace come non mai in attacco a partire soprattutto da gara 3.

Imprevisti (l’infortunio di DeMarcus Cousins) e problemi di performance casalinghi (due sconfitte su tre partite giocate alla Oracle Arena) dei Golden State Warriors hanno contribuito alla longevità di una serie chiusa da Kevin Durant ad una media di 35 punti a partita (56% al tiro, 40% al tiro da tre punti e 94.9% ai tiri liberi).

La gara 6 da 50 punti di Durant (15 su 26 al tiro, 14 su 15 ai liberi) l’ultima di una serie di partite offensivamente perfette.

I Los Angeles Clippers hanno avuto il merito di proporre agli Warriors una serie di “cruciverba” tattici partita dopo partita, mischiando carte e marcature in transizione difensiva, affidandosi alle improvvisazioni sul tema in pick and roll della coppia Lou Williams-Montrezl Harrell e giocando senza paura. Rimanendo “sé stessi”, per usare le parole di Doc Rivers.

WARRIORS-CLIPPERS, KEVIN DURANT TAKES OVER

E’ cosa rara vedere i Golden State Warriors faticare oltremodo già al primo turno di playoffs: gara 1 (121-104 Golden State) e gara 2 (135-131 Clippers) si sono assomigliate fino al terzo quarto della seconda partita.

Un secondo tempo da 85 punti segnati dai Clippers in gara 2 ha riaperto la serie e stimolato un Kevin Durant da 8 tiri a prendere il controllo delle operazioni con la serie trasferitasi a Los Angeles.

Kevin Durant…

Appena in tempo. La difesa “naso a naso” di Landry Shamet e Shai Gilgeous Alexander ha messo a dura prova la resistenza atletica di uno Steph Curry apparso quasi apatico in alcuni momenti della serie. Dopo le prime due partite (38 punti in gara 1 e 29 in gara 2), Curry ha rallentato e ceduto il passo a Durant (enigma, anzi incubo difensivo per i Clippers per l’intera serie). Un rallentamento vistoso, suggerito da un dato: il suo avversario diretto Patrick Beverley ha chiuso le ultime 4 partite della serie a 9.7 rimbalzi a partita.

Con la serie più lunga e faticosa del previsto, con un Curry sottotono ed un Klay Thompson indaffaratissimo in difesa (Klay ha marcato chiunque in questa serie: in 6 gare lo si è visto difendere in post contro Montrezl Harrell e Danilo Gallinari, e spostarsi su Lou Williams nei momenti di trance agonistica del 2 volte sesto uomo dell’anno), Kevin Durant ha sparigliato le carte tra le due squadre.

…takes over

Dopo le prime due partite, Durant ha sostanzialmente raddoppiato la mole di tiri: 24 tiri tra gara 1 e gara 2, e 23, 21, 26 e 25 tiri in ciascuna delle 4 gare successive. Dopo i 3 tiri da tre punti delle prime due gara sommate, KD ha scoccato 42 tiri da tre punti nelle successive quattro partite.

“Take over”, come suggerì il compianto James Jordan al figlio Michael, indeciso sul coinvolgere i compagni o “fare da sé” in una serie di playoffs tra Chicago Bulls e New York Knicks di tanti e tanti anni fa.

WARRIORS-CLIPPERS, GOLDEN STATE AVANTI, MA LA DIFESA…

I Golden State Warriors sono stati il miglior attacco (124.5 punti a partita) e la seconda miglior squadra al tiro da tre punti (39.9%) dell’intero primo turno di playoffs. Dopo le prime due gare, in cui Draymond Green ha esibito qualsiasi variante di palla persa concepibile (10 in gara 1 e 2, 4 totali nelle successive), anche il numero di turnover a partita (14.4) si è stabilizzato.

Perché allora 6 partite? Il balletto Lou Williams-Montrezl Harrell e la sagacia tecnica di Doc Rivers hanno avuto molto a che fare con questo. Uno Steph Curry dalle pile scariche anche, in parte (incredibile notare come, nonostante i punti e le prodezze di Durant, i tiri di Thompson e la “garra” di Green, sia sempre e comunque l’intensità – o la mancanza di intensità – di Stephen Curry ad accendere o spegnere la luce per gli Warriors).

Nelle prime sei partite di post-season, gli Warriors sono stati la decima difesa per net defensive rating (111.5), la 13esima per percentuale di rimbalzi difensivi catturati (70.7%, meglio solo di Nets, Rockets e Thunder), la 12esima per punti subiti per possesso.

Warriors disperati dopo l’ennesimo pick and roll Williams-Harrell. Senza intimidazione a centro area, in arrivo Harden-Capela…

Ergo, la difesa ha fatto acqua da tutte le parti, come anche ammesso da Steve Kerr dopo gara 5. In gara 1, Lou Williams e Montrezl Harrell hanno reso evidenti le difficoltà di mobilità di DeMarcus Cousins (problema purtroppo risolto dall’infortunio di DMC). Kevon Looney ha giocato un’ottima serie (7.3 punti e 4.5 rimbalzi in 18 minuti di media), ma Harrell (18.3 punti a partita con il 70% – grazie Lou – al tiro) lo ha sovrastato fisicamente partita dopo partita.

Andrew Bogut sa cosa fare del pallone dal “suo” gomito in attacco, i suoi blocchi si sentono ancora ma la velocità di piedi non può essere quella di una volta. Ed in attacco è sostanzialmente trascurabile. Steph Curry ha di fatto guardato Beverley e Shamet muoversi per il campo.

Curry fatica a tagliare fuori a rimbalzo l’iperattivo Beverley, che ci rimette un labbro

Supponenza? Tedio? Logorio? Fiducia nel poter risolvere in attacco ciò che la difesa non riesce più a esprimere a certi livelli? Parte delle difficoltà difensive degli Warriors sono merito dei Clippers, squadra che muove il pallone e costringe le difese a correre, aiutare e recuperare, e dotata di guardie (Beverley, Shamet e SGA) che giocano ben oltre le loro dimensioni fisiche.

I decibel, in allenamento ed in partita, di Draymond Green (che ha siglato in questa serie il nuovo record NBA per “And one!” urlati a partita) sono già oltre il livello di guardia. E’ possibile che Draymond si sia reso conto dei cali di tensione della squadra, e tenti a suo modo di dare una scossa. Gli anni per Andre Iguodala sembrano non passare, per Shaun Livingston decisamente di più (interessante ma non replicabile la mossa di Kerr di inserire Livingston in quintetto in gara 6, spostando Green da 5 al posto di Bogut). Alfonzo McKinnie, Quinn Cook e Jonas Jerebko le alternative.

I Golden State Warriors hanno preso un paio di pugni non attesi già al primo turno. Kevin Durant li ha presi per mano con una facilità inquietante, chissà anche dimostrativa dopo le frizioni con Draymond Green e la probabile imminente free agency.

Sapranno i campioni in carica resistere ai prossimi colpi? James Harden ed i Rockets attendono, quest’anno liberi dal peso di essere i primi. Gara 1 è in programma già domenica 27 aprile, il secondo round può iniziare.

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