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NBA Power Ranking 2017/18 – Seconda parte

di Stefano Belli

La lunga, lunghissima estate del basket NBA non è stata certo priva di spunti. Tra il draft, la Summer League, la free-agency e i clamorosi scambi che hanno ridisegnato la mappa della lega, c’è stato pane in abbondanza per i denti di ogni appassionato. Ora, però, si torna finalmente a giocare; le trenta franchigie sono pronte a riaccendere i riflettori sul campionato più spettacolare del mondo. Come ormai da tradizione, inganniamo l’estenuante attesa con un gioco tanto divertente, quanto inutile: il Power Ranking! In queste settimane vedremo come le trenta squadre si presentano al via della stagione 2017/18, partendo da quella meno attrezzata e arrivando alla più credibile candidata al titolo NBA. Sempre sulla carta, sia ben chiaro! La cosa più interessante sarà infatti riprendere questi pronostici a stagione conclusa, andando a scoprire le (pochissime) conferme e le (moltissime, ci si augura) sorprese di un’annata tutta da vivere.
La prima parte la trovate QUI; la seconda… inizia subito!

 

15 – Philadelphia 76ers

I giovani fenomeni dei Sixers. Da sinistra: Ben Simmons, Joel Embiid e Markelle Fultz

I giovani fenomeni dei Sixers. Da sinistra: Ben Simmons, Joel Embiid e Markelle Fultz

I Sixers saranno una delle squadre più attese della prossima stagione. Lo spudorato tanking (giocare per perdere, per chi non conoscesse il termine) degli ultimi anni ha permesso alla franchigia di accumulare un nucleo di giovani di enorme prospettiva che include Ben Simmons e Markelle Fultz, ovvero le prime scelte assolute dei draft 2016 e 2017. Nelle rispettive carriere collegiali (a LSU il primo e a Washington il secondo) i due hanno mostrato un talento accecante, ma entrambi devono ancora giocare il loro primo minuto in NBA. La storia è piena di promesse non mantenute, per cui bisognerà giocoforza trattenere gli entusiasmi, almeno finché non li si vedrà all’opera. La maggiore sfida per coach Brett Brown sarà definire le gerarchie interne di un pollaio con almeno tre potenziali galli. Oltre alle due top picks, infatti, c’è Joel Embiid, colui che ha riacceso un entusiasmo che a Philadelphia non si percepiva dai tempi di Allen Iverson. Riuscirà il centro camerunese ad accettare il ruolo di ‘comprimario’, qualora gli altri due dovessero rivelarsi davvero i fenomeni che promettono di essere? E soprattutto, riuscirà a mantenersi in salute e giocare più delle 31 partite dello scorso anno? Che ne sarà poi di Dario Saric, anche lui reduce da una grande stagione da rookie? E non dimentichiamoci di Jahlil Okafor (probabile partente)…

Quello dell’abbondanza, come si suol dire, è “un bel problema”, ma tale rimane. Aldilà dei proclami, Philadelphia rimane un cantiere aperto. Se i Sixers fossero nella Western Conference, si troverebbero in una situazione molto simile a quella dei Timberwolves versione 2016/17, ovvero ricchi di talento ma non ancora pronti per il grande salto. Nel desolato Est, invece, i playoff sono un obiettivo alla portata di (quasi) tutti. Anche perché alle giovani promesse sono stati affiancati i giusti veterani (da J.J. Redick ad Amir Johnson) in grado di dare un contributo immediato e, allo stesso tempo, di portare equilibrio in un gruppo tutto da plasmare. Salvo sorprese, il futuro della Eastern Conference sarà tutto per Phila. Sicuri, però, che quel futuro sia già arrivato?

 

14 – Miami Heat

Justise Winslow (#20), Goran Dragic (#7) e Hassan Whiteside (#21), colonne portanti degli Heat 2017/18

Justise Winslow (#20), Goran Dragic (#7) e Hassan Whiteside (#21), colonne portanti degli Heat 2017/18

A metà della scorsa stagione, Miami sembrava ad un passo dalla ricostruzione, con un record di 11 vinte e 30 perse che aveva fatto sprofondare gli uomini di Erik Spoelstra nei bassifondi della Conference. Poi è arrivata quell’incredibile inversione di rotta che, più che ridare vane speranze, ha confermato la solidità della franchigia e del progetto. Chiaro, questi non sono più gli Heat di LeBron James, ma rimangono una formazione da playoff (soprattutto dopo i ‘reset’ di squadre come Indiana, Chicago e Atlanta) e, cosa più importante, una destinazione che qualsiasi free-agent potrebbe prendere seriamente in considerazione negli anni a venire.

L’asse portante della squadra sarà formato dai ‘soliti noti’: Goran Dragic (reduce da uno spaziale EuroBasket), Dion Waiters e James Johnson (freschi di rinnovo dopo la miglior stagione in carriera) e Hassan Whiteside (pronto a dare la caccia al suo primo All Star Game). Le migliori novità sono rappresentate dai giovani; Justise Winslow tornerà a disposizione dopo l’operazione alla spalla che lo ha tenuto ai box per gran parte della passata stagione, mentre Edrice ‘Bam’ Adebayo, quattordicesima scelta al draft 2017, ha fatto vedere grandi cose in Summer League (che però è pur sempre la Summer League). L’organico è stato rinfoltito con l’innesto di Kelly Olynyk, che con i vari Josh Richardson, Tyler Johnson e Rodney McGruder va a formare un validissimo ‘supporting cast’ per un team da playoff. Per ora, Cleveland e Boston possono dormire sonni tranquilli, anche se ‘passare sul cadavere’ di Miami in post-season non sarà comunque facile. Un’altra stagione positiva, però, potrebbe aprire scenari piuttosto interessanti per il futuro.

 

13 – Portland Trail Blazers

Damian Lillard

Damian Lillard

I Blazers si trovano in una situazione piuttosto complicata per via di una serie di contratti senza senso elargiti negli ultimi anni (tra cui spiccano quelli di Evan Turner e Mo Harkless, a libro paga fino al 2020!). Il monte salari intasato ha di fatto impedito grossi cambiamenti, necessari invece per tentare il salto di qualità. Le uniche differenze rispetto al roster 2016/17 sono l’assenza di Allen Crabbe (un altro beneficiario della spropositata ‘generosità’ della dirigenza), spedito ai Nets, e l’innesto di Zach Collins, promettente lungo in grado di trascinare Gonzaga alla finale NCAA qualche mese fa. Decisamente troppo poco per poter migliorare quanto fatto nelle ultime stagioni (secondo turno playoff).

Con il collaudato backcourt formato da Damian Lillard e C.J. McCollum (a caccia, rispettivamente, del ritorno e del debutto in un All Star Game) e il recupero di Jusuf Nurkic, un piazzamento tra il sesto e l’ottavo posto nella Western Conference è ampiamente alla portata (anche se bisognerà tenere d’occhio le retrovie) degli uomini di Terry Stotts. Superare anche solo una tra Warriors, Rockets, Spurs e Thunder, invece, appare un’impresa ben più ardua, sia in questo 2017/18 che nel prossimo futuro. Insomma, salvo clamorosi exploit di qualche giovane (lo stesso Collins, Caleb Swanigan oppure Noah Vonleh, altro giocatore ‘indecifrabile’ uscito dallo stranissimo draft del 2014), il rischio è sempre quello di finire ‘al centro del guado’, laddove nessuno, in NBA, vorrebbe mai trovarsi.

 

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