Home NBA, National Basketball AssociationNBA in EvidenzaNBA Power Ranking 2017/18 – Seconda parte

NBA Power Ranking 2017/18 – Seconda parte

di Stefano Belli

9 – Washington Wizards

Bradley Beal (a sinistra) e John Wall, stelle di Washington

Bradley Beal (a sinistra) e John Wall, stelle di Washington

A questo punto del Power Ranking entriamo nella cerchia piuttosto ristretta (le altre 21 squadre non dovrebbero avere particolari speranze) di quelli che puntano a giocarsela almeno fino a maggio. Gli Wizards sono sicuramente fra questi. Anche loro hanno cambiato poco rispetto alla scorsa stagione, chiusa ad un passo dalla finale di Conference (sconfitta in gara-7 di una epica serie contro Boston). A Washington, però, le aspettative sono altissime. A differenza di quelli dei Raptors, gli elementi chiave degli Wizards sono giovani e hanno notevoli margini di crescita. John Wall (che nel 2022 sfiorerà i 44 milioni di dollari di stipendio) è entrato ufficialmente nel suo prime, Bradley Beal dovrebbe fargli compagnia al prossimo All Star Game e Otto Porter, uno dei giocatori più migliorati della scorsa stagione, è stato prontamente rifirmato (a cifre importanti). Il quintetto sarà il solito, con Markieff Morris e Marcin Gortat a ‘fare legna’ sui due lati del campo, ma anche la panchina, storico punto debole del team di Scott Brooks, non ha avuto grandi rinforzi (anzi, la partenza di Bojan Bogdanovic potrebbe pesare). Anche in questo caso, c’è la sensazione che solo la ‘migrazione’ verso ovest di LBJ darebbe ai rivali una reale speranza di upgrade (leggi: candidatura ad essere sconfitti in finale). Intanto, però, confermarsi tra le big della Eastern Conference e provare a fare uno ‘sgambetto’ a Cavs e Celtics è un traguardo a cui questo gruppo può tranquillamente ambire. Chissà poi che, nel periodo di transizione tra l’era-LeBron e quella dei vari Sixers e Bucks, non possano gli Wizards togliersi qualche soddisfazione.

 

8 – Minnesota Timberwolves

I 'Big Three' di Minnesota: Andrew Wiggins (#22), Karl-Anthony Towns (#32) e Jimmy Butler (#23)

I ‘Big Three’ di Minnesota: Andrew Wiggins (#22), Karl-Anthony Towns (#32) e Jimmy Butler (#23)

Ok, meglio essere cauti. Raramente si sono viste franchigie passare dalla draft lottery alle NBA Finals nel giro di una sola stagione. Oltretutto, Minnesota è reduce da una serie di delusioni legate ad un salto di qualità atteso a lungo, ma continuamente rimandato. Alla luce di quanto fatto in questa off-season, però, è lecito non solo aspettarsi, ma pretendere che i Timberwolves si ripresentino ai playoff dopo 13 anni di assenza. Circa dodici mesi fa avevo pronosticato che la prima stagione con Tom Thibodeau in panchina sarebbe stata una sorta di ‘assestamento’, un passo indispensabile per far avvicinare tra loro un allenatore e una squadra con storie estremamente diverse. In effetti è stato così; Minnesota ha faticato enormemente ad assumere quell’identità difensiva predicata come un mantra dall’ex coach dei Chicago Bulls, e la situazione è presto crollata. L’estate del 2017 ha portato grossi cambiamenti, tutti funzionali (sulla carta) a plasmare ulteriormente il roster a immagine e somiglianza di ‘Thibs’. Il rinforzo più importante è stato Jimmy Butler, un giocatore perfetto per colmare molte lacune dei T’Wolves. Autentico ‘soldato’ di Thibodeau, che lo lanciò a Chicago, Butler può garantire allo stesso tempo esperienza, leadership, attitudine difensiva e doti realizzative sopra la media. Dovesse riuscire a trovare la giusta alchimia con le giovanissime stelle Karl-Anthony Towns e Andrew Wiggins, darebbe ai suoi un’incredibile spinta verso i piani alti della Western Conference. Anche perché ‘Jimmy G. Buckets’ non è l’unica novità a Minneapolis; Aaron Brooks, Taj Gibson, Jeff Teague e Jamal Crawford danno una profondità di roster e una varietà di soluzioni offensive e difensive che finora Thibodeau aveva solo potuto sognare (anche ai tempi dei Bulls). Se consideriamo che per arrivare a questo punto sono stati compiuti sacrifici modesti (Zach LaVine, Kris Dunn e Lauri Markkanen hanno grande potenziale, ma con prospettive troppo a lungo termine per le ambizioni di questa squadra), possiamo affermare che la dirigenza ha compiuto un lavoro egregio. Per diventare una reale minaccia in chiave titolo potrebbero servire ancora un paio di stagioni (il tempo necessario a Towns e/o Wiggins per esplodere definitivamente), ma già in questo 2017/18 Minnesota sarà un ostacolo impegnativo per chiunque.

 

7 – Los Angeles Clippers

Il nucleo dei Clippers 2017/18. Da sinistra: DeAndre Jordan, Patrick Beverley, Danilo Gallinari e Blake Griffin

Il nucleo dei Clippers 2017/18. Da sinistra: DeAndre Jordan, Patrick Beverley, Danilo Gallinari e Blake Griffin

Paradossalmente, senza Chris Paul i Clippers sono una squadra più forte. Aspettate a chiamare la Neuro; chiaramente la leadership e la classe di CP3 non saranno mai pareggiabili. La franchigia meno blasonata di Los Angeles, però, è uscita dalla sign-and-trade che ha spedito a Houston lo storico playmaker con un roster più profondo che mai. Innanzitutto, per avere Paul i Rockets hanno sacrificato mezza squadra. E non è un’esagerazione; Patrick Beverley, Lou Williams, Sam Dekker e Montrezl Harrell formano in pratica l’intera second unit di coach Doc Rivers, che ora si ritrova con almeno un valido sostituto per ogni membro del quintetto. Salutati J.J. Redick e Jamal Crawford, il reparto guardie è completamente rinnovato (oltre a Beverley e Williams c’è l’attesissimo Milos Teodosic, la stella più luminosa dell’ultima Eurolega) e il frontcourt è di un livello mai raggiunto in precedenza. Dopo aver rinnovato (abbastanza inaspettatamente) il contratto di Blake Griffin, infatti, è stato ingaggiato Danilo Gallinari. Tralasciando le questioni caratteriali e le scelte compiute, il ‘Gallo’ porta una versatilità offensiva e una capacità di andare in lunetta che potrebbero fare estremamente comodo al suo nuovo allenatore (e che avrebbero fatto sicuramente comodo anche a Ettore Messina, ma questo è un altro discorso…). Per la prima volta nella loro storia, i Clippers hanno un roster pressoché completo, potenziato sotto tutti i punti di vista. Le aggiunte di Gallinari, Williams (sostanzialmente un Crawford più giovane, con tutta l’adorazione possibile per il grande Jamal) e Teodosic aumentano esponenzialmente le alternative in un attacco finora troppo dipendente dalle ‘lune’ di Blake Griffn e DeAndre Jordan, mentre Beverley diventerà quel punto di riferimento difensivo che è sempre mancato nelle scorse stagioni. Considerando che finalmente dovrebbe debuttare Brice Johnson, promettente lungo da North Carolina, e che la coppia Griffin-Jordan non ce l’ha nessuno nella lega, ci si rende conto di quante risorse avrà a disposizione Rivers (le cui responsabilità sono state finalmente ridotte alla sola panchina) per provare a sfatare la maledizione che aleggia sulla franchigia. O quantomeno ad impensierire seriamente le superpotenze dell’Ovest. Tante buone premesse, ma i giudizi sul reale valore e sull’effettiva funzionalità di questo gruppo (tutta da dimostrare) dovranno superare la durissima prova del parquet. Si sa, sulla carta non si è mai arrivati da nessuna parte…

 

You may also like

Lascia un commento