Home NBA, National Basketball AssociationNBA in EvidenzaNBA Power Ranking 2017/18 – Seconda parte

NBA Power Ranking 2017/18 – Seconda parte

di Stefano Belli

3 – Boston Celtics

Da sinistra: Gordon Hayward, Al Horford e Kyrie Irving. Con loro, i Celtics puntano a tornare in alto

Da sinistra: Gordon Hayward, Al Horford e Kyrie Irving. Con loro, i Celtics puntano a tornare in alto

Alla fine, la tanto attesa mossa dei Celtics è arrivata. Dopo aver lasciato passare Paul George e Jimmy Butler, diretti ad Ovest, il GM Danny Ainge ha deciso di investire la famigerata prima scelta dei Nets (2018) per mettere le mani su Kyrie Irving. Il tutto dopo aver reclutato Gordon Hayward, uno dei free-agent più ambiti dell’estate. Un progetto più sicuro e razionale rispetto alle ‘scommesse’ George e Butler, due giocatori che, con ogni probabilità, non sarebbero rimasti a lungo.

All’avvio della nuova stagione, a Boston troviamo una squadra rivoluzionata rispetto a quella sconfitta dai Cavs in finale di Conference. Il confronto con Cleveland aveva messo in luce l’abissale disparità tra i due roster. Un divario che l’innesto dei due All-Star potrebbe – almeno in parte – colmare. Il nuovo playmaker è atteso dalla stagione della svolta, in cui dovrà passare da grandissimo talento a leader assoluto di una squadra da titolo (esattamente il motivo per cui ha deciso di separarsi da LeBron James). Ad aiutarlo ci sarà un Hayward all’apice della carriera, giocatore estremamente versatile e perfetto per il sistema di Brad Stevens (suo allenatore anche al college). Arrivare alle due stelle ha comportato però grossi sacrifici. Nel giro di poche settimane sono partiti alcuni dei protagonisti della splendida cavalcata del 2016/17; Avery Bradley, Jae Crowder, Kelly Olynyk e, soprattutto, Isaiah Thomas (in quest’ultimo caso, la cessione è stata dettata anche dalle grosse incertezze legate all’eventuale rinnovo). Se è vero che Irving, Hayward e Marcus Morris (arrivato da Detroit nella trade per Bradley) possono essere un upgrade a livello offensivo, nell’altra metà campo ci sarà un vuoto difficile da colmare. Toccherà ad Al Horford, Marcus Smart e Jaylen Brown prendere in mano le chiavi della difesa dei Celtics. Brown sarà un elemento chiave per le sorti della squadra; ha il talento e l’intelligenza per diventare un grande all-around player. Dovesse adattarsi a giocare con (e non in alternativa a) Jayson Tatum, micidiale realizzatore in uscita da Duke, potrebbe formare una coppia iper-dinamica in grado di guidare oggi la second unit, domani il quintetto dei biancoverdi. Sempre che entrambi rimangano, visto che è sempre viva l’ipotesi di scambiare uno dei due (magari prima della trade deadline invernale) per rinfoltire lo scarno reparto lunghi. Probabilmente per abbattere l’ostacolo Cavs servirà qualcos’altro (ulteriori rinforzi o – perché no? – la partenza di King James dall’Ohio), ma Boston ha certamente le carte in regola per provarci fin da subito.

 

2 – Cleveland Cavaliers

LeBron James con la nuova maglia dei Cavs

LeBron James con la nuova maglia dei Cavs

Poteva andare decisamente peggio ai Cavs. L’estate dei vice-campioni NBA era iniziata con la sonora sconfitta alle Finals, che aveva evidenziato come il divario con Golden State fosse ben più ampio di quanto si pensasse. Poi era arrivato il caso-Irving, che aveva messo in grossa difficoltà la dirigenza, praticamente ‘costretta’ a cederlo. Per non parlare delle continue voci sul possibile addio di LeBron James nel 2018. Insomma, c’erano tutte le premesse per far saltare il banco una volta per tutte. Invece, a pochi giorni dall’inizio della nuova stagione, Tyronn Lue si ritrova con una squadra forse più completa di quella che vinse il titolo nel 2016. Al posto del ‘fuggitivo’ Kyrie e dello svincolato Deron Williams sono arrivati Isaiah Thomas, Derrick Rose e Josè Calderon. A sostituire Derrick Williams, James Jones e Dahntay Jones ci sono Jae Crowder, Jeff Green e Cedi Osman. In più, un certo Dwyane Wade ha deciso di unirsi alla truppa pressoché gratuitamente (2,3 milioni di dollari, minimo salariale per un veterano). Certo, Thomas salterà almeno i primi due / tre mesi per recuperare dall’infortunio all’anca (fonte di non poche preoccupazioni), Rose e Wade non sono più quelli di una volta, il reparto guardie è piuttosto sovraffollato (Iman Shumpert potrebbe essere ‘sacrificato’ a stagione in corso) e le gerarchie interne (James a parte, ovviamente) sono tutte da stabilire, però il ‘supporting cast’ di King James non è mai stato così ricco. Aggiungiamo che il Re e i suoi ‘cortigiani’ affronteranno la prossima stagione in modalità ‘all-in’, visto che i contratti dei big scadranno nel 2018, ed ecco una squadra che potrebbe causare non pochi grattacapi a Kevin Durant e compagni (Celtics permettendo). Salvo sorprese, infatti, la tavola sembra apparecchiata per il quarto (e ultimo?) atto della saga Warriors vs. Cavs.

 

1 – Golden State Warriors

I 'Fab Four' di Golden State: Klay Thompson (#11), Draymond Green (#23), Kevin Durant (#35) e Stephen Curry (#30)

I ‘Fab Four’ di Golden State: Klay Thompson (#11), Draymond Green (#23), Kevin Durant (#35) e Stephen Curry (#30)

Lassù ci sono sempre loro, oggi più che mai. I Golden State Warriors sono ormai diventati una pietra di paragone sia per il passato, che per il presente. Hanno costruito una squadra vincente attraverso il draft (che negli anni ha portato Stephen Curry, Klay Thompson, Harrison Barnes e Draymond Green) e l’hanno resa imbattibile con l’acquisizione di Kevin Durant, possibile grazie ad un’impeccabile gestione del monte salari. Ecco allora i due titoli NBA e la stagione dei record 2015/16 (il fatto di aver perso gara-7 non mette alcun “asterisco” nella storia, facciamocene una ragione). Un triennio che mette già questi Warriors sullo stesso livello delle più grandi squadre della storia. Il problema è che questo dominio sembra destinato a durare. Per incredibile che sia, la Golden State versione 2017/18 è ancora più attrezzata delle precedenti. KD ha fatto la scelta tutt’altro che ovvia di concedere uno ‘sconto’ sul proprio contratto, permettendo così a Curry di ottenere il sacrosanto massimo salariale (dopo anni da ‘sottopagato’, con tutte le virgolette del caso) e consentendo il rinnovo di mezzo roster (Iguodala, Livingston, West, Pachulia e McGee). I pochi cambiamenti hanno notevolmente innalzato il livello della rotazione, con Ian Clark e James McAdoo sostituiti da Nick Young, Omri Casspi e Jordan Bell (reduce da una stagione mostruosa con gli Oregon Ducks). Se lo scorso anno c’erano dei dubbi legati alle possibili incompatibilità fra stelle di prima grandezza, l’eccellente lavoro di Steve Kerr li ha spazzati tutti in un sol colpo. Dopo le eroiche Finals 2017, Durant sarà considerato a tutti gli effetti il ‘primo violino’, e avere come ‘gregari’ gli Splash Brothers è un lusso che nessuno si è mai potuto permettere. Gli Warriors rimangono non solo la squadra da battere, bensì quella con cui provare a competere. Fermo restando che da qui a giugno succederanno moltissime cose, in fase di pronostico non si può che ‘sentir puzza’ di dinastia…

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