Home NBA, National Basketball AssociationNBA in EvidenzaNBA Power Ranking 2017/18 – Seconda parte

NBA Power Ranking 2017/18 – Seconda parte

di Stefano Belli

12 – Denver Nuggets

Nikola Jokic (a sinistra) e Jamal Murray, giovani stelle dei Nuggets

Nikola Jokic (a sinistra) e Jamal Murray, giovani stelle dei Nuggets

La prossima sarà una stagione molto importante per i Nuggets. Dopo aver solamente sfiorato i playoff nel 2017, la squadra di Mike Malone punterà decisa alla qualificazione, ideale compimento del processo di ricostruzione seguito all’addio di George Karl. Per riuscire nell’intento, in una Western Conference sempre più competitiva, è stato messo sotto contratto Paul Millsap. L’ex lungo degli Atlanta Hawks è titolare di un salario probabilmente esagerato (30 milioni l’anno fino al 2020), ma bilanciato dal fatto che i molti giovani del roster guadagneranno cifre ‘ridicole’ per gli standard attuali. Per fare un esempio; Nikola Jokic, il leader designato del gruppo (a maggior ragione dopo l’addio di Danilo Gallinari), non arriverà nemmeno al milione e mezzo. Giocatori come Millsap sono un ‘usato sicuro’ necessario per arrivare subito tra le prime otto e, al contempo, per favorire la crescita dei giovani. Certamente il roster ha bisogno di qualche ritocco. Il reparto lunghi, dopo il rinnovo di Mason Plumlee, dovrebbe essere sfoltito (il maggiore indiziato per lasciare Denver sembra Kenneth Faried), mentre fra gli esterni bisognerà stabilire delle gerarchie (Gary Harris dovrebbe partire come guardia titolare; se Jamal Murray dovesse riuscire a rendere da playmaker, l’incostante Emmanuel Mudiay si troverebbe costretto a fare le valigie). Sia Faried che Mudiay potrebbero essere valide pedine di scambio per arrivare ad un’ala piccola, principale tassello mancante nello scacchiere di Malone (con i soli Wilson Chandler e Will Barton non si può reggere il confronto con le big dell’Ovest). Per il grande salto ci vorrà ancora pazienza, ma il talento di certo non manca. Tornare ai playoff, dopo cinque stagioni di digiuno, è un obiettivo ampiamente alla portata.

 

11 – Milwaukee Bucks

Da sinistra: Malcolm Brogdon, Jabari Parker, coach Jason Kidd e Giannis Antetokounmpo

Da sinistra: Malcolm Brogdon, Jabari Parker, coach Jason Kidd e Giannis Antetokounmpo

Con D.J. Wilson – lungo in uscita da Michigan, chiamato con la diciassettesima scelta al draft – e Gerald Green come unici nuovi innesti di rilievo, i Bucks 2017/18 sono pressoché identici a quelli dello scorso anno. Il che è tutt’altro che un aspetto negativo. Almeno nei pronostici di inizio stagione, Milwaukee sembra destinata a fare meglio rispetto al 2016/17, chiuso con il sesto posto e l’eliminazione al primo turno di playoff. Innanzitutto per via dell’abbassamento generale del livello ad Est, che ha quasi azzerato la concorrenza per la post-season, poi per le aspettative di crescita sul gruppo di coach Jason Kidd. Il più atteso sarà, naturalmente, Giannis Antetokounmpo. Il greco è reduce dalla consacrazione del 2016/17, stagione in cui ha debuttato all’All Star Game (da titolare) e in cui è stato eletto Most Improved Player. Ormai entrato nell’elite delle superstar NBA, ‘The Greek Freak’ ha dichiarato di voler puntare all’MVP. Più verosimilmente, dovrà accontentarsi di trascinare i giovani compagni ai playoff e di aiutarli a ‘diventare grandi’. Dopo il promettente inizio, anche Malcolm Brogdon e Thon Maker saranno chiamati a confermarsi. Ad aiutarli ci saranno veterani come Jason Terry, Matthew Dellavedova e Greg Monroe, destinati a lasciar loro sempre più spazio. I loro ulteriori miglioramenti e l’auspicabile rientro a pieno regime di Jabari Parker (atteso dall’ultimo, cruciale anno di contratto) e Khris Middleton (assente per gran parte della passata stagione) riconsegnerebbero a Kidd un nucleo futuribile ed affamato, pronto a scalare le gerarchie della Eastern Conference e a farla da padrone nella nuova era. Come per i Denver Nuggets, anche nel Wisconsin c’è bisogno di qualche ritocco per poter competere a livelli più alti, ma il punto di partenza fa ben sperare.

 

10 – Toronto Raptors

Kyle Lowry (#7) e DeMar DeRozan (#10) al Media Day dei Raptors

Kyle Lowry (#7) e DeMar DeRozan (#10) al Media Day dei Raptors

Se Denver e Milwaukee possono essere considerate squadre futuribili, Toronto è l’esatto opposto. La franchigia canadese, da sempre in controtendenza rispetto all’inerzia NBA, ha preferito puntare su un gruppo di giocatori che difficilmente potrà fare meglio di quanto mostrato finora, sia a livello di squadra che individuale. Ecco allora DeMar DeRozan, reduce dalla miglior stagione in carriera ma mai realmente incisivo ai playoff. Oppure Kyle Lowry, la cui parabola potrebbe già essere in fase calante. O ancora Serge Ibaka e Jonas Valanciunas, la cui esplosione potrebbe farsi attendere in eterno. Gli unici giovanissimi (Jakob Poltl, Norman Powell, Pascal Siakam, Ogugua Anunoby, Kennedy Meeks) languiranno in panchina, e in ogni caso non sembrano destinati a carriere stellari (anche se Anunoby è un prospetto interessante). Morale della favola, i Raptors aspettano con impazienza che LeBron James porti i suoi talenti sulla West Coast. Se ciò dovesse accadere, Toronto sarebbe tra le ovvie favorite per beccarsi una ripassata alle Finals dalla Golden State di turno. Qualora invece il Re restasse al suo posto, beh, sarebbe ancora notte fonda…
Tornando all’imminente stagione, la truppa di Dwane Casey dovrebbe arrivare comodamente fra le prime quattro, anche se ci sarà da tenere un occhio puntato sulle retrovie (con Bucks e Heat in rampa di lancio). Come per gli anni precedenti, da ottobre ad aprile sarà ordinaria amministrazione. E, come nelle stagioni precedenti, i ben noti limiti si paleseranno ai playoff. Una scommessa piuttosto facile…

 

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