4. Miami Heat

A inizio stagione Pat Riley aveva fatto sapere che i suoi Heat si chiamavano fuori, niente trade per James Harden.
Pretattica? Volontà di non mettere pressione addosso ai gioiellini Tyler Herro e Duncan Robinson? Addirittura timori che un giocatore con una fama da viveur come James Harden possa male adattarsi alla Heat culture? (Riley ha allenato Magic Johnson, Patrick Ewing e Shaquille O’Neal, been there, done that).
Difficile a dirsi. La realtà è che i Miami Heat sono una delle squadre tecnicamente meglio posizionate nella corsa a James Harden. Con Giannis Antetokounmpo fuori dai giochi, Harden è l’unica vera star rimasta là fuori (Bradley Beal sarà la prossima, ma Beal non è Harden), a Miami il cinismo per spedire due pupilli veri come Herro e Robinson a Houston non manca. Tanto per cambiare, sono bastate poche partite a Preciuos Achiuwa per far intravedere quanto prezioso (ouch) possa diventare un giorno il giocatore nigeriano. Inseriti Herro, Robinson e Achiuwa nel pacchetto, il resto vien da sé: Maurice Harkless, Kelly Olynyk, Kendrick Nunn, Andre Iguodala e Goran Dragic (nope), due tra questi farebbero il volo Florida-Texas assieme al resto.
Col Barba, gli Heat potrebbero ritrovarsi con un big three Harden-Butler-Adebayo e ancora tanta potenza di fuoco (Avery Bradley e i superstiti della trade, diciamo Dragic, Iguodala e Nunn o Achiuwa) da far paura a chiunque.
Il partito di quelli che “la finale NBA 2020 è stata un caso” esiste e potrebbe crescere di numeri se la stagione dei Miami Heat non dovesse convincere, per Riley e coach Spoestra sacrificare una futura prima scelta e tanto talento in cambio di una finestra ampissima e di due\tre stagioni per tornare a vincere il titolo potrebbe bastare. A Harden la soluzione Miami piace, per i Rockets la prospettiva di ottenere in cambio Herro, Robinson e Achiuwa potrebbe piacere parimenti.

