Home NBA, National Basketball AssociationNBA Season 2015/2016: dal Mamba a Flash, i Top & Flop di inizio stagione!

NBA Season 2015/2016: dal Mamba a Flash, i Top & Flop di inizio stagione!

di Stefano Belli

Con l’arrivo delle vacanze natalizie, la NBA non va di certo in vacanza, anzi, durante le feste andranno in scena alcuni degli scontri più attesi (vedi Cavs VS Warriors il giorno di Natale). Il periodo è però quello ideale per fare i primi bilanci, vedere cosa sta funzionando e cosa no.

Ecco allora il podio (e il contro-podio) dei top e flop pre-natalizi!

DISCLAIMER: queste valutazioni vengono fatte soprattutto in base alle aspettative riposte su questa o quella squadra ad inizio stagione, per cui non troveremo, ad esempio, Golden State fra i top o Philadelphia tra i flop.

Senza ulteriori indugi, cominciamo dal fondo, per cui…

FLOP 3: WASHINGTON WIZARDS

WAS

La squadra della capitale si presentava ai nastri di partenza come possibile outsider nella corsa per il dominio della pur non eccelsa Eastern Conference. Dopo quasi due mesi di regular season, invece, John Wall e compagni si trovano impantanati nella zona medio-bassa della classifica, dietro a squadre inizialmente molto meno quotate come New York, Orlando o Detroit.

E’ vero che la partenza di Paul Pierce non è stata assolutamente coperta, ma è altrettanto vero che Otto Porter, promosso titolare dopo l’addio di “The Truth”, è un giocatore in continua crescita (e con 16 anni in meno di Pierce sul groppone).

Sono ben poche, inoltre, le squadre ad est che possono contare su una coppia di guardie del livello di Wall e Bradley Beal.

Se il numero 3 continua a migliorare (seppur con qualche passo falso, ci mancherebbe) e si candida ad un futuro da All-Star, lo storico leader dei Wizards sembra essere una delle cause principali di questo brutto inizio della squadra.

Le sue prestazioni, tra novembre e dicembre, sono state a dir poco altalenanti: se da un lato troviamo le due partite consecutive da 30+ punti e 10+ assist (contro Cavs e Lakers), dall’altro troviamo una striscia negativa a fine novembre in cui Wall ha registrato un modesto 33% dal campo, apparendo involuto e in netta difficoltà al di là delle mere statistiche.

Visto il crescente livello medio dell’Est, un inizio così zoppicante potrebbe compromettere la strada di Washington verso un obiettivo che sembrava quantomeno realistico a inizio stagione, ossia le Finali di Conference.

Se aggiungiamo che questa dovrebbe essere la stagione che convincerà Kevin Durant a scegliere i Wizards nell’imminente free-agency, non possiamo che mettere la squadra di coach Randy Wittman tra i flop pre-natalizi

 

FLOP 2: NEW ORLEANS PELICANS

Nov 12, 2014; New Orleans, LA, USA; New Orleans Pelicans forward Anthony Davis (23) reacts against the Los Angeles Lakers during the second quarter of a game at the Smoothie King Center. Mandatory Credit: Derick E. Hingle-USA TODAY Sports

Il fatto che i Pelicans si trovino attualmente al penultimo posto ad ovest, davanti solo ai derelitti Lakers, sta a testimoniare quanto azzardati fossero i pronostici che vedevano la franchigia della Louisiana come sicura partecipante ai prossimi playoff.

In fondo la bruttissima partenza di NOLA non è altro che una coperta molto corta che viene tirata troppo.

I Pelicans non possono essere un top team nell’agguerritissima Western Conference se come punti di forza possono vantare: Anthony Davis, Anthony Davis e… Anthony Davis.

Per fare il tanto auspicato salto di qualità è necessario aggiungere un “secondo violino” di un certo livello, cosa che finora i vary Tyreke Evans, Eric Gordon o Jrue Holiday (All-Star ai tempi di Philadelphia) non possono essere.

Se non altro il roster è stato rinfoltito durante l’ultima offseason, e la panchina a disposizione di coach Alvin Gentry è di buon livello.

Ottimo soprattutto l’inizio di stagione di Ish Smith, fin qui uno dei giocatori migliorati di più rispetto all’anno scorso, mentre il rientro di Norris Cole mette buona legna da ardere in cascina.

Per arrivare in alto, però, ci sono soltanto due possibilità: avere sette/otto grandi giocatori, tra cui tre/quattro grandissimi giocatori (vedi Spurs), oppure avere due/tre superstar, e a New Orleans, Davis a parte, di superstar ne è passata solo una, aveva il numero 3 sulle spalle e adesso dirige l’orchestra a Lob City.

Dopo una partenza così, recuperare terreno in chiave playoff sembra davvero complicato, ma una mancata qualificazione alla post-season potrebbe essere la scintilla per innescare il tanto atteso cambio di rotta.

Altrimenti rischiamo di ritrovarci ogni anno a dire frasi del tipo “il Monociglio l’anno prossimo dominerà la lega”…

 

FLOP 1: LOS ANGELES LAKERS

 LAL

Chiaro, nessuno si aspettava di rivivere i fasti dello Showtime, e nemmeno quelli di fine Anni 2000, ma i Lakers di questa stagione, per usare un sottile tecnicismo, fanno veramente SCHIFO.

Questa doveva essere la stagione della risalita, del ritorno alla rispettabilità perduta, invece i gialloviola si ritrovano ad essere per distacco la peggior squadra della lega (perché i Sixers non possono essere definiti “squadra“).

Di sicuro il trio D’Angelo Russell-Jordan Clarkson-Julius Randle promette bene, probabilmente tra dieci anni li vedremo sollevare al cielo il Larry O’Brien Trophy, ma per ora non basta.

Con il roster a disposizione di coach Byron Scott si può e si deve fare meglio, invece per ora gli innesti estivi su cui si puntava molto (Lou Williams, Roy Hibbert, Brandon Bass) e le poche certezze del vecchio roster (Nick Young) stanno avendo un rendimento decisamente mediocre.

La stagione del riscatto rischia (?) di trasformarsi nella “Kobe’s appreciation season”, visto l’annunciato ritiro del fuoriclasse.

Lo stesso Kobe ha chiesto esplicitamente alle squadre avversarie di evitare tributi, tanto “strappalacrime” quanto meritati, ovviamente, prima delle partite in trasferta, per non distogliere troppo l’attenzione dei suoi dalla ricerca del risultato.

Spiace davvero vedere Bryant chiudere la carriera in un contesto così misero. L’addio del Mamba darà inizio ad una nuova era in casa Lakers, ma la tanto attesa ricostruzione dovrà per forza di cose subire una brusca accelerata a fine stagione. E pensare che qualcuno li vedeva in zona playoff…

 

Adesso, dopo aver analizzato le tre principali delusioni di questo inizio di stagione, passiamo alle sorprese:

 

TOP 3: NEW YORK KNICKS

 

Kristaps Porzingis e Carmelo Anthony

Se poco fa abbiamo scritto di una squadra la cui ricostruzione è ancora in alto mare, ora ne troviamo una che sembra finalmente ripartita; i Knicks provano a rialzarsi dopo aver toccato il fondo del barile e scavato anche più in basso.

Con il rientro dall’infortunio di Carmelo Anthony e l’aggiunta al roster di validissimi giocatori come Arron Afflalo, Derrick Williams e Robin Lopez, la squadra di coach Derek Fisher sembra aver ritrovato un pizzico della dignità perduta, e attualmente viaggia intorno al 50% di vittorie (il tabellino recita 14W-16L), a pochi passi dalla zona playoff. Roba che a raccontarlo l’anno scorso…

Al di là dei protagonisti già citati, il vero e proprio turning point della storia recente dei Knicks si sta rivelando la scelta all’ultimo draft di Kristaps Porzingis.

Il gigante lettone sta avendo un impatto incredibile, rispondendo sul campo ai beceri fischi della notte del draft con una sicurezza e con una fiducia nei propri mezzi decisamente insolite per un ragazzo di appena vent’anni.

Al momento le sue statistiche parlano di 13 punti e 8 rimbalzi a partita, mentre i fanatici dei paragoni si lanciano con dei prematuri quanto sconsiderati “Nuovo Nowitzki”.

Mancano ancora tante partite alla fine della regular season, ma escluderlo dalla corsa al “Rookie Of The Year Award” sarebbe quantomeno avventato.

Così come sarebbe avventato non temere New York nella corsa agli ultimi piazzamenti ai playoff.

Certo, la scalata verso la gloria è ancora lunghissima ma, continuando su questa strada, quantomeno Spike Lee potrà tornare sereno a farsi vedere al Madison Square Garden…

 

TOP 2: DETROIT PISTONS

DET

Reduci da una serie di stagioni a dir poco fallimentari, caratterizzate da progetti tecnici folli e da una gestione dirigenziale ai limiti del ridicolo, gli uomini di Stan Van Gundy sembrano finalmente aver ritrovato una retta via che sembrava del tutto smarrita.

Andre Drummond è finalmente esploso, prenotando un posto (forse addirittura da titolare) al prossimo All Star Game e dominando in lungo e in largo su entrambi i lati del campo.

Kentavious Caldwell-Pope continua a crescere, i nuovi innesti Ersan Ilyasova e Marcus Morris garantiscono un validissimo contributo alla causa, ma l’uomo simbolo di questo exploit dei Pistons è senza dubbio Reggie Jackson.

Il nativo di Pordenone (al momento della sua nascita il padre si trovava in Friuli impegnato con l’esercito USA) è passato nel giro di pochi mesi da comprimario ai Thunder a leader carismatico nella “Motown”, candidandosi seriamente al premio di “Most Improved Player Of The Year”.

Il grandissimo inizio di Jackson fa sorgere legittimi dubbi sulle possibilità di re-inserimento del convalescente Brandon Jennings, in passato croce e delizia di Detroit. Trade in vista?

Con una Eastern Conference così equilibrata è decisamente presto per pronosticare i Pistons ai playoff, ma di sicuro la strada intrapresa sembra quella giusta.

 

TOP 1: INDIANA PACERS & MIAMI HEAT

MIA-IND

Le regine dell’Est sembrano tornate.

Dopo una stagione di transizione per entrambe (causa partenza di LeBron James e problema polmonare di Chris Bosh da una parte e infortunio di Paul George dall’altra), Heat e Pacers si stanno seriamente candidando ad essere le uniche possibili alternative ai Cleveland Cavaliers nella caccia alle NBA Finals.

L’immagine della splendida salute delle ex dominatrici della Eastern Conference si può rispecchiare nell’immagine dei rispettivi leader: Dwyane Wade e, appunto, PG13.

Il lìder maximo di Miami, facendo tutti gli scongiuri del caso, sembra finalmente in tregua con i continui problemi alle ginocchia, e, anche se non sarà mai più quello del 2006, sta vivendo una sorta di “seconda giovinezza”.

George, nel frattempo, è sulla buona strada per tornare agli straordinari livelli della stagione 2013-2014, quando fu a lungo un serio candidato MVP.

A parte le due superstar, entrambe le squadre stanno trovando i giusti equilibri.

I nuovi arrivi in casa Pacers, Jordan Hill e Monta Ellis su tutti, hanno avuto un ottimo impatto con la nuova squadra, garantendo un ottimo supporto al loro leader sia sotto canestro (Hill) che in fase realizzativa (Ellis), aiutati egregiamente da “vecchi” pilastri del roster come George Hill e C.J. Miles. Quest’ultimo, in particolare, sta disputando una stagione molto positiva, ben al di sopra delle aspettative.

Gli Heat hanno trovato un solidissimo quintetto (Dragic-Wade-Deng-Bosh-Whiteside), in cui, oltre ai due capitani Wade e Bosh, spicca il mostruoso Hassan Whiteside, che sta dimostrando di non essere solo una meteora, bensì un giocatore su cui continuare fortemente a puntare.

Dalla panchina escono giocatori in gran forma come Gerald Green, Tyler Johnson ed il rookie Justise Winslow, membri di una second unit tra le migliori dell’intera Conference. Tutto ciò a discapito dei veterani (Stoudemire, Andersen, Haslem), che potrebbero però tornare decisamente utili durante i playoff.

Parlando di post-season, sul tabellone dell’ultima edizione non comparivano né Miami, né Indiana.

La sensazione è che nel 2016 la faccenda sarà diversa, con entrambe queste franchigie pronte a insidiare ferocemente LeBron e compagni nella corsa all’anello.

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