Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimenti Simone Fontecchio è finalmente un giocatore NBA. Ma quanto a lungo ci resterà?

Simone Fontecchio è finalmente un giocatore NBA. Ma quanto a lungo ci resterà?

di Giacomo Brogi
simone fontecchio NBA

Onestamente quando i colleghi di EuroDevotion hanno fatto uscire la notizia sono rimasto particolarmente stupito. Da molto tempo in effetti si era discusso di un probabile approdo oltreoceano nella NBA di Simone Fontecchio, ma, onestamente, non mi sarei mai aspettato che potesse accadere proprio adesso.

L’azzurro, che sta disputando la sua miglior pallacanestro in carriera, viaggia ad altissimi livelli, e, durante le ultime stagioni, si è guadagnato sempre più stima e credibilità. Arrivando a giocare in due franchigie di prestigio come l’Alba Berlino e il Saski Baskonia, Fontecchio ha cominciato ad adattarsi al sistema di gioco dell‘Eurolega, diventando una pedina fondamentale in entrambi i contesti. In nazionale poi si è rivelato uno dei pilastri intoccabili nelle rotazioni, fornendo ottime prestazioni sia nel preolimpico che a Tokyo.

Mano pulita, ottima visione di gioco e grande solidità in difesa, soprattutto dal perimetro, sono i fattori chiave del gioco di Fontecchio. Di tutto ciò devono essersi accorti anche gli Utah Jazz, che, sorprendendo tutti, hanno deciso di offrirgli un biennale per farlo sbarcare in NBA. Con l’arrivo del pescarese la rappresentanza azzurra negli States torna a 3, segnale quantomeno interessante per il basket nostrano che, nonostante i recenti miglioramenti, rimane ancora 3-4 passi indietro rispetto alle maggiori nazionali europee. Ma, tra il comprensibile entusiasmo di tutti noi, vale la pena analizzare tutto ciò che di buono e meno buono può trasparire da questo grande annuncio.

Tiratore impeccabile e giusta dose di carattere, le basi per partire sono quelle giuste

Ovviamente non possiamo dare nulla per scontato sino a quando non scenderà in campo, ma il profilo di Fontecchio può rivelarsi funzionale e facilmente inseribile nella NBA di oggi. Saper realizzare dagli scarichi è la cosa che gli riesce meglio, e lui ha dimostrato di saperlo fare in maniera eccellente, tirando nell’ultima stagione con oltre il 42% dall’arco e con quasi il 50% dalla media. Percentuali simili lo potranno rendere sicuramente utilissimo nelle rotazioni, e, se confermate, gli garantiranno un posto quasi certo nella second unit. Inoltre la sua apertura alare e l’agilità nel crearsi spazio dal palleggio possono creare non poca difficoltà alle difese avversarie. Fontecchio è poi abilissimo nel giocare in post-basso ed ha una grande capacità nel leggere le situazioni offensive, doti non comuni per un giocatore del suo ruolo. Nei ormai imminenti Campionati Europei di settembre avrà la possibilità di mettersi in mostra in un importantissimo contesto, dovendo affrontare già nella fase a girone corazzate come la Grecia di Antetokounmpo o la Croazia dei vari Bogdanovic, Saric e Zubac.

Simone Fontecchio si è già guadagnato la stima di molte gloriose emittenti negli States

Già poche ore dopo il suo sbarco agli Utah Jazz, l’insider ESPN Jonathan Givony aveva descritto Fontecchio come un giocatore estremamente intelligente e funzionale, definendolo il miglior prospetto proveniente dall’Europa in questa stagione. Queste parole di stima potranno stimolare maggiormente il nostro azzurro, che adesso dovrà dimostrare di meritare queste parole d’elogio.

Recentemente, dopo la prima amichevole pre-europeo contro la Francia, l’autorevole Sports Illustrated ha evidenziato la bella prova fornita dal pescarese (24 punti e 9 su 18 dal campo), arrivando a paragonarlo al giovane Bojan Bogdanovic, anche lui sbarcato oltre oceano dopo alcuni anni di esperienza in Eurolega. La strada percorsa dai due appare simile, ma non sarà facile per Fontecchio ritagliarsi un così grande spazio nella lega come ha fatto il suo attuale compagno di squadra a Utah. Ma se già molte telecamere NBA hanno acceso i riflettori su di lui qualcosa dovrà pur dire, considerando che molto spesso i giocatori europei vengono ampiamente snobbati.

Il talento c’è, ma con pochi margini di miglioramento

Per come la sua carriera si era impostata, in particolare dopo l’addio all’Olimpia Milano, nessuno di noi si sarebbe aspettato un percorso simile da parte di Fontecchio. La chiamata in NBA rappresenta il coronamento di un enorme percorso di crescita da parte sua, e che lo ha portato a mettersi in mostra in grandi palcoscenici. Ma, se guardiamo i precedenti, quasi nessun azzurro sbarcato in NBA in tarda età è riuscito a fare bene.

Luigi Datome, che alla Virtus Roma sembrava esser diventato un ciclone pronto a travolgere tutto, non è mai riuscito ad entrare nello stile di gioco NBA, vedendo il campo in pochissime occasioni. Nik Melli invece, dopo un’ottima prima annata a New Orleans, è finito ai margini delle rotazioni con Van Gundy, non riuscendo più a tornare ai suoi livelli abituali. Fontecchio ha quasi 27 anni, un potenziale di crescita molto limitato, e, soprattutto, poca capacità di giocare senza la palla in mano in attacco. Su questo l’azzurro dovrà lavorare, acquisendo la consapevolezza che in NBA le cose saranno diverse, non potendo più disporre dello stesso ruolo e dello stesso spazio che aveva in Europa. Un altro difetto non da poco è la scarsa propensione a prendersi tiri in uscita dai blocchi, fattore invece chiave per un’ala tiratrice nel basket a stelle a strisce. Sono errori che si possono risolvere intendiamoci, ma nel più breve tempo possibile. Perché tra due anni il contratto dell’azzurro scadrà, e il rischio di dover interrompere subito il suo viaggio americano potrebbe essere alto.

Davvero Utah è il contesto adatto?

Su questa questione si sono sollevate molte discussioni negli ultimi tempi. La mia opinione è che, giocando in una squadra appena avviata verso il rebuild, Fontecchio possa avere poco spazio e di conseguenza risultare poco utile ai meccanismi di squadra. Non sarebbe stato meglio firmare in un contesto più ambizioso o comunque con ambizioni a breve termine? Utah, cedendo Rudy Gobert, ha chiaramente fatto intendere la direzione intrapresa, e puntare su un ventisettenne al primo anno in NBA appare quantomeno una scelta un po’ bizzarra. Inoltre, come ho ripetuto più volte, giocare in contesti poco stimolanti e con nessuna pressione addosso limita non poco il reale valore di un giocatore. Sarà da capire comunque in che ruolo possa essere piazzato il nostro azzurro, e il minutaggio con cui verrà utilizzato. La strada sarà comunque molto in salita, ed il rischio che Fontecchio possa ripetere un percorso simile a quello di Melli è ad ora molto alto. Sarà comunque il campo ad esprimere il verdetto e, in attesa del suo debutto oltreoceano, non possiamo che augurare a Simone un grandissimo in bocca al lupo per questa nuova avventura.

You may also like

Lascia un commento