Si sono giocate le prime due gare della serie Warriors-Pelicans, con Golden State che non si è fatta sorprendere da avversari intenzionati a rendere le cose complicate alla squadra californiana. Le prime due gare della serie hanno avuto un andamento differente, in quanto in gara 1 della serie la squadra di coach Alvin Gentry dopo un buon primo quarto specialmente nella metà campo offensiva, ha poi sofferto molto nel secondo parziale concludendolo per 41-21 a favore dei padroni di casa, che da li in avanti ha avuto vita facile nel resto di gara 1.
Al contrario del primo atto, gara 2 si è rivelata una partita molto equilibrata. Dopo aver acquisito un vantaggio importante negli ultimi minuti di gioco gli uomini di Steve Kerr hanno rischiato di rimettere tutto in discussione, permettendo ai Pelicans quasi di pareggiare la partita e portarla dunque all’overtime.
WARRIORS-PELICANS: LE CHIAVI
Entrando nelle chiavi tattiche delle prime due battaglie della serie Warriors-Pelicans, possiamo dire che lo starting death lineup (il cosiddetto small ball, cioè in grado di uccidere la partita) con Nick Young in quintetto non ha funzionato, visto che l’ex Los Angeles Lakers ha concluso nel complesso le prime due partite con un -19 di plus minus; infatti si sta guadagnando sempre più minuti Kevon Looney, un giocatore non appariscente e non con tanti punti nelle mani, ma ottimo nello svolgere il cosiddetto lavoro sporco e bravo nel contrastare, per quanto possibile, lo strapotere fisico e tecnico di Anthony Davis. Inoltre risulta lampante la differenza tra le due panchine: i Warriors hanno molte più armi per colpire i Pelicans, che non riescono ad ottenere punti quando ruota la second unit e soprattutto non riescono a restare a galla contro i giocatori della Baia. La panchina dei Pelicans risulta quindi povera di giocatori in grado di tener testa ai Warriors, mentre Steve Kerr ha a disposizione ottimi comprimari, in grado tutti di offrire un buon contributo alla squadra. Come da previsione la marcatura su Kevin Durant si è dimostrata un vero grattacapo per i Pelicans, i quali non hanno un giocatore in grado di accoppiarsi decentemente in difesa contro l’ex Thunder; infatti Durant sta viaggiando a 27.5 punti di media e da sempre l’impressione di poter segnare in tutti i modi ed in qualsiasi momento.
I Pelicans non stanno riuscendo a trovare le contromisure giuste per fermare KD.
Dall’altra parte i New Orleans Pelicans hanno sicuramente giocato un’ottima gara 2, ma togliendo il quintetto base non ha giocatori in grado di giocare minuti importanti all’interno di una semifinale di Conference, specialmente se la squadra avversaria è la squadra campione in carica. Anthony Davis è stato l’unico insieme in parte a Rajon Rondo e Jordan Crawford (unico panchinaro ad aver raggiunto la doppia cifra per i Pelicans in almeno una delle due partite) ad offrire una buona prestazione per i suoi in gara 1, mentre in gara 2 è stato sicuramente supportato da tutto il quintetto base schierato da coach Gentry.
LA FORZA DI GREEN E IL RIENTRO DI CURRY
Un giocatore importante sotto il punto di vista tattico è sicuramente il solito Draymond Green, il quale oltre ad aver mancato la seconda tripla doppia consecutiva in altrettante partite disputate nella serie per un solo rimbalzo, è utile nel far uscire fuori dal pitturato Anthony Davis con la sua pericolosità dall’arco (3/7 dalla lunga distanza per lui): ciò garantisce ai giocatori dei Warriors di poter attaccare più facilmente il ferro. E non solo. Grazie alla sua duttilità ha un ruolo fondamentale sui cambi difensivi, costringendo gli avversari a difficili scelte in attacco. Da segnalare inoltre l’ottima entrata nella serie Warriors-Pelicans di Stephen Curry, il quale ha concluso gara 2 con 28 punti e 7 rimbalzi con un 5/10 al tiro pesante e il tutto in 27 minuti di utilizzo partendo dalla panchina; il playmaker degli Warriors ha quindi dimostrato di aver recuperato dal suo infortunio che tanto lo ha tenuto lontano dal parquet, di conseguenza potrà partire con ogni probabilità in quintetto in gara 3.
La serie è sicuramente spettacolare, in quanto si affrontano due squadre che prediligono una pallacanestro giocata ad alti ritmi e con un numero elevatissimo di possessi. Ora i Pelicans dovranno vincere almeno una delle due partite in casa per provare a restare in corsa per un posto nella finale della Western Conference.


