Tra le squadre che negli ultimi anni siamo sempre più abituati a vedere come contendenti nei playoffs della Western Conference, Denver Nuggets e Utah Jazz sono quelle che maggiormente fanno affidamento su un tipo di sistema che prediliga un tipo di contributo collettivo. Sebbene giocatori come Nikola Jokic da una parte e Donovan Mitchell dall’altra siano facilmente identificabili come gli uomini copertina della serie, nessuna delle due compagini si presenterà al sorgere delle ostilità pronta a rimettersi esclusivamente nelle loro mani. Nuggets vs Jazz si tratterà, altresì, di una serie che incontrerà il gusto di chi ama assistere ad elaborati ma efficaci giri palla, a tabellini equilibrati e ad una pallacanestro collettiva e ben architettata, che non ruoti intorno alle mani e al palleggio di una singola stella in campo.

Donovan Mitchell, Joe Ingles e Rudy Gobert, i tre protagonisti di Utah
Lo score in regular season
Denver Nuggets
- Record: 46-27 (#3 Western Conference)
- Offensive rating: 112.6
- Defensive rating: 110.4
- Team leaders: Nikola Jokic (20.2 PTS), Nikola Jokic (9.9 REB), Nikola Jokic (7.1 AST)
Utah Jazz
- Record: 44-28 (#6 Western Conference)
- Offensive rating: 111.8
- Defensive rating: 109.3
- Team leaders: Donovan Mitchell (24.0 PTS), Rudy Gobert (13.5 REB), Joe Ingles (5.2 AST)
Nuggets vs Jazz: il duello
Come detto in apertura, si tratterà di un incontro tra due squadre il cui gioco sarà fortemente improntato sul collettivo. E se i Nuggets di coach Mike Malone possono vantare in Jokic un leader quantomeno statistico, per i Jazz di Coach Snyder anche tale investitura rimane più complicata da assegnare, tra l’esplosività di Mitchell, la difesa del pitturato di Gobert e l’intelligenza di Ingles.
La serie stagionale, il cui ultimo incontro si è svolto proprio nella bolla, si è conclusa con un netto 3-0 in favore di Denver. La gara dello scorso 8 agosto si è chiusa sul 132-134, in seguito a due tempi supplementari, situazione che si presenta proprio come prima discriminante della serie: i Nuggets hanno infatti vinto 5 delle 8 gare concluse all’over-time in stagione, mentre i Jazz 0 su 2. Insomma, qualora le partite dovessero prolungarsi oltre i quattro quarti canonici, ci sarebbe una favorita evidente, come recentemente dimostrato.
Una seconda chiave di lettura della serie sarà la gestione dei mismatch da parte dei due allenatori. Denver può infatti vantare rotazioni ben più profonde e affidabili nel reparto lunghi, come fatto vedere nelle gare giocate ad Orlando: Jokic, Grant, Plumlee, Millsap, Porter Jr e volendo anche Bol Bol sono tutti uomini di cui coach Malone ha dimostrato di fidarsi. Qualora, come già fatto, dovesse decidere di schierarne più di due in campo nello stesso momento, i Jazz avrebbero inevitabili problemi di accoppiamenti difensivi. Oltre a Gobert, al duttile O’Neal e a Bradley, anche a causa dello stop di Davis, non sono infatti molti i difensori della giusta stazza ai quali Coach Snyder potrà rivolgersi. E poiché i lunghi di Denver si trovano a loro agio anche palla in mano, facendo muovere il centro francese da sotto canestro questo rischia di rimanere praticamente sguarnito, oltre a rendere la difesa di Gobert molto meno efficace, lontano dal suo habitat naturale.
Nikola Jokic supera la difesa dei Jazz sfruttando diversi pikc and roll, sfidando Gobert sul perimetro e approfittando dei mismatch creati
Allo stesso tempo però, una Denver in versione pesante potrebbe andare a sua volta in difficoltà nella metà campo difensiva sul rapido giro palla che Utah ama giocare lungo il perimetro, o nel seguire Gobert troppo lontano dal canestro, dove giocherà il pick and roll con il portatore di palla: Mitchell o Ingles di turno. In attesa dell’eventuale ritorno nella bolla di Mike Conley, la cui assenza complicherà di molto i piani dei suoi.
Tale tipo di mismatch, inoltre, si farà inevitabilmente sentire anche a rimbalzo. Se infatti Utah fa affidamento in larghissima parte su Gobert, che vanta ben 8 rimbalzi di media in più del compagno statisticamente a lui più vicino: O’neal con 5.5 a notte, Denver potrà vantare un gruppo di specialisti ben più folto e variegato. E se grazie alla protezione del ferro del centro francese i Jazz sono tra le squadre che concedono meno punti da rimbalzo offensivo avversario (12.1 punti su 9.6 rimbalzi offensivi subiti a notte), mantenere tale punto di forza contro un quintetto come quello potenzialmente ricco di lunghi dei Nuggets potrebbe non essere scontato.
Molto dell’esito della serie, checché si sia detto fin qui dei due sistemi che scenderanno in campo, passerà anche da due singoli: Michael Porter Jr per i Nuggets e Mike Conley, eventualmente di ritorno per i Jazz. Entrambi hanno vissuto una stagione discontinua a causa di diversi infortuni, ma entrambi potranno spostare gli equilibri a favore della propria squadra. Il primo ha dimostrato da quando entrato nella bolla di Orlando di poter portare ai Nuggets quella scintilla nella metà campo offensiva e quell’imprevedibilità in fase realizzativa che soprattutto ai playoffs possono sempre fare la differenza. Da quando approdato in Florida, il giocatore al secondo anno nella lega ha viaggiato su 22 punti di media, e arriva alla serie contro Utah forte di una media di 17.5 punti fatta registrare negli incontri di stagione regolare.
L’importanza di Michael Porter Jr nel quarto quarto contro i Jazz
Dall’altra parte del campo, a portare sul parquet imprevedibilità e incisività offensiva, tanto agognate una stagione fa, era stato Bojan Bogdanovic. In sua assenza però, non si è infatti unito ai suoi nella bolla, avrebbe fatto comodo qualcun’altro in grado di prendere periodicamente in mano l’attacco dei Jazz, per dare fiato ai pick and roll giocati da Mitchell o Ingles. La notizia che anche Mike Conley mancherà all’appello almeno per tutta la prossima settimana, e dunque quantomeno per le prime quattro gare, risuona come qualcosa di molto vicino una sentenza negativa per i suoi
Sarebbe servito, insomma, un Conley anche solo vicino al leader che era stato per anni con i Memphis Grizzlies. Concretamente avrebbe potuto dare ai suoi più opzioni offensive, anche e soprattutto palla in mano, per evitare che la difesa dei Nuggets fosse collassata troppo facilmente e troppo a colpo sicuro sul palleggio di Mitchell, mossa che negli anni passati ne ha limitato di molto le prestazioni ai playoffs. L’ex Memphis viene da una stagione senza troppe luci: statisticamente, con 14.4 punti e 4.4 assist a notte, la sua peggiore dal 2013 ad oggi. Nella bolla, però, stava viaggiando su 18 punti, 5 assist e 3 rimbalzi a notte. Forte di ben 20 punti di media contro i Nuggets in stagione, un suo eventuale ritorno a serie in corso, soprattutto al netto della pesante assenza di Bogdanovic e di quella di Davis, è in quanto di meglio l’ambiente Jazz possa sperare.
Mike Conley contro i Nuggets: prima sfrutta il pick and roll per serivre Gobert, poi per penetrare ed infine sfida Jokic sul perimetro segnando da tre punti
Quando durante la stagione regolare Conley aveva dato forfait causa infortuni il quintetto base dei Jazz era stato generalmente composto da: Mitchell, Ingles, Bogdanovic, O’Neal e Gobert. Ora, in assenza anche del croato, le cose si complicano. A primo impatto verrebbe da pensare a Jordan Clarkson come sostituto naturale nel ruolo di guardia: nelle ultime gare di piazzamento era stato proprio l’ex Cavaliers a scendere in campo da titolare. Eppure non è da escludere che Coach Snyder voglia tenerselo come leader della second unit, considerando anche l’assenza di Davis. Nel caso, Georges Niang e Miye Oni si presentano come possibili candidati a sorpresa, avendo giocato più di 10 minuti nell’ultima sfida contro i Nuggets. Mentre nessuno dei due nasce come guardia, un’ultima alternativa di ruolo sarebbe rappresentata da Emmanuel Mudiay, che però ha faticato a trovare minuti stabili nelle ultime settimane.
Insomma, come reso evidente da questa analisi, l’assenza di Conley rischia davvero di condannare i suoi. In teoria, c’è infatti la possibilità che la serie si concluda con un incredibile 4-0 in favore dei Nuggets prima ancora che la point-guard titolare dei suoi riesca anche solo a scendere in campo.
Nuggets: roster e rotazioni
- #15 Nikola Jokić, C,
- #11 Monte Morris, PG,
- #9 Jerami Grant, PF,
- #7-24 Mason Plumlee, C,
- #27 Jamal Murray, PG,
- #5 Will Barton, SF,
- #3 Torrey Craig, SF,
- #14 Gary Harris, SG,
- #1 Michael Porter Jr., PF,
- #4 Paul Millsap, PF,
- #35 PJ Dozier, PG,
- #31 Vlatko Čančar, SF,
- #10 Bol Bol (TW), PF,
- #6 Keita Bates-Diop, SF,
- #32 Noah Vonleh, PF,
- #30 Troy Daniels, SG
Jazz: roster e rotazioni
- #2 Joe Ingles, SF,
- #23 Royce O’Neale, PF,
- #45 Donovan Mitchell, SG,
- #27 Rudy Gobert, C,
- #31 Georges Niang, PF,
- #44 Bojan Bogdanović, SF,
- #13 Tony Bradley, C,
- #8-15 Emmanuel Mudiay, PG,
- #10 Mike Conley, PG,
- #00 Jordan Clarkson, SG,
- #17 Ed Davis, C,
- #16 Juwan Morgan, PF,
- #6 Rayjon Tucker, SG,
- #24-81,Miye Oni, SG,
- #0 Nigel Williams-Goss, PG
Nuggets vs Jazz, dove vedere la serie
Nuggets vs Jazz, volete vedere la serie? La serie sarà visibile in due modi diversi. Ecco quali:
- Nuggets vs Jazz su Sky Go
- Nuggets vs Jazz su NBA League Pass
Nel primo caso sarà possibile vedere le sfide della serie su Sky, tramite l’applicazione per smartphone, tablet e pc. I requisiti? Avere un abbonamento con Sky da almeno un anno ed avere attivo il pacchetto sport.
Così potrete vedere in diretta i match, ma anche registrarli e riguardarli su Sky e sui vostri dispositivi. Per il secondo metodo invece basta abbonarsi sul sito web di NBA League Pass, selezionare il pacchetto desiderato e potrete vedere tutte le gare anche in contemporanea in diretta, in streaming su PC, tablet, cellulare.

Nikola Jokic e coach Mike Malone
Insomma, si tratterà di una serie che si preannuncia tra le più interessanti del primo round. Nonostante i risultati finali degli incontri di stagione regolare suggeriscano altrimenti, si presentava come un incontro potenzialmente equilibrato, ma le assenze di Conley e Davis per i Jazz potrebbero essere decisive.
Si tratterà comunque di una partita a scacchi continua tra due allenatori che si sono da anni affermati come ottimi interpreti della stagione regolare, ma ancora in cerca di consacrazione durante la post-season. Infine, sarà inevitabilmente una gara a chi riuscirà ad adattarsi meglio alla nuova atmosfera playoffs, che per motivi strutturali non saranno influenzati dalla posizione in classifica e dal relativo vantaggio del campo casalingo.



