Finisce 71 a 65 la seconda sfida amichevole tra Serbia e Italia. Ma è tutta un’altra partita rispetto a quella giocata in Grecia al Torneo dell’Acropoli terminata 96 a 64 in favore dei serbi. Sono finalmente tornati a giocare il capitano Gigi Datome e Danilo Gallinari, anche se la nazionale azzurra ha dovuto subire l’infortunio di Alessandro Gentile causa dorsalgia. Tuttavia, non sembra nulla di grave per il figlio d’arte.
Italia-Serbia: prima parte
Coach Meo Sacchetti così decide di schierare nel quintetto iniziale Hackett, Datome, Belinelli, Brooks e Biligha. L’Italia parte subito bene e disputa degli ottimi cinque minuti grazie ai punti di Datome e Hackett. Poi però viene fuori la squadra serba soprattutto sotto canestro, dove i rimbalzi non sono quasi mai azzurri.
Il primo quarto termine così 27 a 17. Alla ripresa i serbi provano ad allungare soprattutto con Guduric e Bogdanovic, ma l’Italia a fatica cerca di rimanere agganciata soprattutto grazie ai punti preziosi del solito Hackett. L’Italia prova a macinare gioco, soprattutto liberando al tiro Filloy e Brooks che spesso però sono imprecisi; d’altra parte bisogna anche fronteggiare Bogdan Bogdanovic che è un vero fiume in piena (impressionante la tripla da nove metri di distanza). Il secondo quarto termina così 47 a 34.
Fine primo tempo a Shenyang. Forti sotto canestro e precisi al tiro, i serbi sono forse ora il peggior avversario da affrontare dopo gli Stati Uniti…
34-47#Italbasket #NothingButAzzurri pic.twitter.com/9qXrDWoG3x— Italbasket (@Italbasket) August 23, 2019
Seconda parte
Nel secondo tempo, Sacchetti s’affida alla presenza in campo del “Gallo” che insieme a dei buoni canestri di Filloy riesce a portare il punteggio sul 56 a 48 in favore dei serbi. Il salto di qualità avviene in particolar modo in difesa; infatti la squadra di Djordjevic colleziona un 3 su 11 dal campo. Tuttavia Guduric con una buona tripla riporta i suoi in doppia cifra a fine terzo quarto sul punteggio di 59 a 48.
Nel quarto periodo, però, dopo un parziale di -16, la squadra italiana si scuote e inanella una serie di canestri che la porta a sole due lunghezze dai serbi. Tutto ciò grazie ai punti pesanti di Gallinari e Belinelli che hanno messo in campo tutta la loro esperienza. Parziale sconvolgente di 14 a 0 per l’Italia che mette per un attimo anche la testa avanti col canestro di Abass. Nel finale di partita, la Serbia ritrova sé stessa e con i punti di Nikola Jokic (tripla da otto metri) sigla la vittoria finale: 71 a 65.
Peccato!! L'Italia sfiora la vittoria contro la Serbia ma perde nei secondi finali (65-71) Prova di livello per gli Azzurri. Bene i rientri di Gallo e Datome. La strada è quella giusta!#Italbasket #NothingButAzzurri pic.twitter.com/Fr41KFmc4L
— Italbasket (@Italbasket) August 23, 2019
Valutazioni finali
Nonostante la sconfitta, il risultato finale fa sorridere la squadra di coach Sacchetti. Quel gap insormontabile che era emerso dall’amichevole disputata coi serbi in Grecia, sembra stato in parte colmato grazie ai rientri di Datome e Gallinari che ancora devono trovare il top della forma. Si sono visti grandi passi in avanti in fase difensiva e nella coesione tra i vari elementi del gruppo: la squadra giorno dopo giorno sta assumendo una propria identità. In questa ottica, gli altri appuntamenti facenti parte di questo torneo dell’AusTiger contro Francia e Nuova Zelanda non possono che fare cementare ancora di più la chimica del gruppo.
Contando che la Serbia è accredita come la favorita insieme al team USA per la vittoria finale, questa Italia, se ulteriormente rafforzata e rodata, potrebbe essere una delle sorprese del Mondiale.

Il sesto posto ad Eurobasket è un primo squillo. Il revival con Obradovic-Bodiroga frutta l’undicesima piazza ad Atene e la nona alla rassegna continentale.
Seleziona solo gente che abbia il duecento percento della motivazione, chi ha meno sta a casa. Dà spazio a un Vujanic che è stato tormentato dagli infortuni, tira e scioglie le briglie di Tepic e Tripkovic a seconda della necessità, instrada Velickovic, lancia Teodosic e Bogdanovic, mette Perovic sotto canestro.
La difesa? Quella più “made in Serbia” che potreste immaginare: fisica e asfissiante sotto canestro, che concede qualche spazio sull’arco ma solo per controllare meglio gli avversari e che comunque contesta ogni tiro e che si chiude a riccio se la palla arriva sotto canestro.






e tempo non di guerra”. Logico e fisiologico quindi che un popolo abituato alle ricostruzioni riesca a porre velocemente e bene le basi per il rilancio di quella che è la selezione di punta dell’intero movimento sportivo locale. Undicesimi ad Atene 2004 e Tokyo 2006, noni all’Eurobasket casalingo del 2005: segnali scoraggianti, preludio al quattordicesimo posto di Spagna 2007. Da lì, la risalita: le qualificazioni all’Europeo polacco che videro i serbi superare l’Italia, l’argento immediato nel 2009 contro la Armada Invencible e in un batter d’occhio siamo arrivati fino al 2016.
Già, la tradizione, quella che se avessimo seguito anche noi, ora staremmo festeggiando il viaggio olimpico. Perché i serbi, al contrario di noi, sono a Rio perché hanno seguito il solco tracciato da chi è venuto prima di loro. Noi e il nostro postmodernismo fatto di showtime, penetrazioni a testa bassa, isolamenti, triple, cose fatte strane, siamo rimasti a casa, mentre la Serbia ha raggiunto il risultato con le sue antichità sempre attuali: nella propria metà campo aiuto e recupero, difensori distanti dall’attaccante ma non troppo, marcatura fisica solo nella zona della palla e sotto canestro, mentre in attacco movimento costante di uomini e pallone, circolazione interno-esterno ed esterno-interno, e giocatori che, prendendo posizione, lasciano sguarnita una porzione del campo che occupata in corsa dal tagliante diventa non difendibile. Sasha Djordjevic con pochi semplici accorgimenti, ha impostato una nazionale che inseguiva l’obiettivo a cinque cerchi dal 2004. Oltre a questo, alla fine ha fatto la differenza l’identità volitiva della Serbia più forte di sempre, che è

