Star Wars

di Luigi Ercolani

2) La minaccia fantasma
Uno dice “la Resistenza”. Mica facile, visto che la minaccia dei ribelli, ovvero coloro che hanno risorse per contrastare il duopolio, appare molto più fantasma che reale.
I Clippers sono un po’ l’epitome di questo: grandi giocatori, coach tra i top della Lega, nessun problema di liquidità e completezza tecnica del roster. Piuttosto, i segnali non sono incoraggianti: alla partenza a razzo, è seguito un periodo di calo. Gli ottimisti pensano che per Lob City è meglio che sia avvenuto ora piuttosto che in primavera, i pessimisti sostengono che siano tornati i soliti vecchi Clippers. E il rasoio di Occam, quello secondo cui la teoria più semplice è sempre quella preferibile, non sorride alla Los Angeles biancarossoblù.
Toronto si trova in una situazione simile: come i Velieri ha una tradizione non troppo vincente (eufemismo) ma in questo periodo storico si trova a essere una delle potenze della propria Conference, ha un coach esperto che ha vinto un titolo (da vice, ok, ma comunque Casey in quello staff tecnico contava, se no l’offerta dal Canada subito dopo le Finals 2011 non gli sarebbe arrivata) e un roster composto da giocatori che, come dicono quelli che ne sanno, “Finora non sono stati decisivi quando contava”. E la mentalità vincente, come la famosa amalgama, non si trova al mercato.
Per gli Spurs il discorso è leggermente diverso: il sistema di Popovich ha dimostrato di essere plurivincente, dal ’99 in qua, ma la questione è che l’età media avanzata della squadra nella post season potrebbe essere più un ostacolo per le energie mancanti che un vantaggio per l’esperienza in campo. È pur vero che Leonard rappresenta un fattore in entrambe le metà campo ed è uno che sposta sempre gli equilibri, così come è vero che la già citata Dallas del 2011 era una squadra di veterani guidata da un fossile, ma queste sono due casi abbastanza eccezionali nei loro rispettivi ambiti e per puntare a far paura all’Impero obiettivamente servirebbe di più.
Indiana e Minnesota, infine, sono come quegli alunni i cui genitori, ai colloqui con gli insegnanti, si sentono dire: “Eh, il potenziale c’è, però ma serve qualcosa in più, magari se provasse a cambiare approccio alla materia…”, che nel nostro caso sarebbe la pallacanestro professionistica.
Erano date come possibili favorite, persino contender. Per come erano costruite, con un criterio che sempre più di rado contraddistingue le dirigenze NBA, l’impressione era quella che entrambe avrebbero disputato un campionato di vertice. Detto che ancora le teoriche chance per rimettersi in carreggiata ci sarebbero, e che comunque la New York del ’99 insegna che la parola impossibile nella Lega non esiste, c’è da vedere quanto effettivo interesse ci sia, piuttosto che fermarsi un attimo e puntare una scelta alta del Draft di luglio. In Minnesota magari non sarebbe un dramma, in Indiana non metteremmo la mano sul fuoco su una reazione pacifica, buonista e compassata degli appassionati…

>>>L’attacco dei cloni

You may also like

Lascia un commento