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Heat, tre possibili colpi di mercato più uno per puntare al titolo NBA

di Michele Gibin

Miami Heat, i colpi di mercato: Draymond Green

Pensare a dei Golden State Warriors senza Green appare davvero difficile. “L’Orso Ballerino” è stato il segreto tattico di cinque trionfali corse ai playoffs, il giocatore la cui difesa, altruismo e intelligenza tattica sono stati il complemento perfetto alla supremazia offensiva di Stephen Curry, Klay Thompson e Kevin Durant.

Draymond Green ha accettato in estate la proposta di estensione contrattuale degli Warriors: un quadriennale da circa 100 milioni di dollari, firmato con un anno d’anticipo sulla potenziale free agency 2020, e che parametrerà lo stipendio del difensore dell’anno 2017 a quello di Curry, Thompson e D’Angelo Russell.

Un rinnovo che ha fatto felici entrambe le parti, con il 29enne Green che ha ottenuto un contratto lungo, e con dei Golden State Warriors che hanno “risparmiato” una cifra considerevole, ed offerto all’ex Spartans un contratto molto appetibile sul mercato (Green guadagnerà la cifra massima, 27 milioni di dollari, nel 2023\24).

In un’annata di transizione per gli Warriors, (quasi) nessuno è al sicuro…

Green diventerà scambiabile solo nelle due giornate finali del mercato di febbraio 2020, nulla vieta però a Bob Myers, gm dei Golden State Warriors, di ascoltare offerte per il giocatore. I Miami Heat potrebbero offrire per “Dray” i contratti in scadenza di Meyers Leonard (le cui quotazioni sono in crescita, in un ruolo scoperto per gli Warriors attuali) e quello dell’intrigante Justise Winslow (il cui terzo anno di contratto sarà una team option).

I Miami Heat sono a corto di scelte future da girare, avendone vincolate parecchie alla trade Butler lo scorso luglio. In alternativa, Riley potrebbe aggiungere al pacchetto uno tra KZ Okpala e Chris Silva, interessante lungo africano da South Carolina. Per Green, verrebbe naturale pensare che Bob Myers possa chiedere in cambio uno dei due ragazzi d’oro di Miami: Herro e “l’ex” Nunn. Dal punto di vista tattico però, ne l’addizione di Tyler Herro ne quella di Kendrick Nunn avrebbero senso, vista la presenza di Russell e Thompson di fianco a Steph Curry.

Per far quadrare i conti, gli Warriors dovrebbero inoltre includere nella trade i contratti di Alec Burks o Glenn Robinson III.

Perché Golden State dovrebbe privarsi di Green? E’ possibile che lo stato di usura delle due star principali della squadra (Thompson e Curry, soprattutto) possa far riflettere Myers sull’opportunità di rinforzare sia dal punto di vista numerico che qualitativo il roster, sacrificando Green, ma mettendo in squadra pezzi che possano ben adattarsi al duo Curry-Thompson, puntando anche su quanto di buono fatto vedere dai giovani Eric Paschall, Jordan Poole e Damion Lee. Senza ovviamente dimenticare la presenza di D’Angelo Russell.

“Scaricando” inoltre il lungo e oneroso contratto di Green, gli Warriors beneficerebbero di un minimo di sollievo su di un monte stipendi da luxury tax seriale (spendere milioni su milioni in tasse per vincere è una cosa, spenderli per languire con un roster che invecchia è un’altra…).

Gli Warriors potrebbero probabilmente ottenere un pacchetto di qualità maggiore rispetto a quello potenzialmente offerto da Miami, ma la volontà del giocatore in caso di trade potrebbe incidere.

Una vecchia “fissazione” che torna d’attualità

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