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NBA, i top e flop del primo turno di playoffs

di Gabriele Melina
tatum durant

Il primo turno di playoffs NBA sta per concludersi, con tutte le 16 squadre in attività ad aver giocato almeno quattro gare. Boston Celtics, Miami Heat, Golden State Warriors, e Milwaukee Bucks, sono ad oggi le uniche quattro ad essere già avanzate al secondo turno, le semifinali di conference. La corsa al titolo ci ha già mostrato luci ed ombre di diverse franchigie, alcuni delle quali hanno certamente sorpreso, altre, invece, deluso e non di poco.

Diamo un’occhiata ai top e flop di questo primo turno quasi concluso, quindi a quelle squadre che hanno convinto e quelle che hanno lasciato molto a desiderare. L’aver vinto o perso il turno avrà sicuramente un peso nell’inserire una squadra o tra i top o tra i flop, ma non sarà l’unico fattore determinante.

TOP: Golden State Warriors

I tifosi Warriors (quelli veri, ndr) sono ansiosi di annunciare il ritorno in pista della franchigia che più ha segnato la storia del basket negli ultimi anni. Il ritorno in auge di Golden State coincide con il ritorno ai playoffs di Klay Thompson, che sta viaggiando a 24.5 punti di media con il 50% dalla lunga distanza ed è in forma smagliante. Anche Stephen Curry, che le prime quattro gare le ha giocate partendo dalla panchina, non ha mostrato segni di rallentamento, e i suoi 27.5 punti di media con il 38.9% da tre punti ne sono la dimostrazione.

Al fianco dei due esterni di Golden State, Draymond Green è tornato a ricoprire il ruolo da tuttofare che lo ha contraddistinto nelle annate vincenti degli Warriors. La sua presenza difensiva e le sue letture in attacco sono uno dei motivi per cui, nonostante il minutaggio limitato di Curry, Golden State abbia vinto le prime tre gare in scioltezza. Da sottolineare è anche il contributo di Jordan Poole, 24.3 punti di media con il 59.6% dal campo e il 51.9% da tre, cifre notevoli per qualsiasi giocatore, in particolare per uno come Poole che partendo dal nulla è stato in grado di affermarsi come una valida minaccia offensiva.

warriors

Denver, le cui sorti sono dipese e continuano a dipendere da Nikola Jokic, è riuscita a strappare una vittoria in gara 4, ma è chiaro come il serbo si sia ritrovato, da solo, a dover affrontare una squadra ben oliata e con più punti di riferimento. In gara 5, i 30 punti di Curry con 10 su 22 dal campo e 5 su 11 da tre hanno concesso l’avanzamento al turno successivo ai ragazzi di coach Steve Kerr.

FLOP: Utah Jazz

Rimaniamo ad Ovest parlando di una squadra che ha confermato, seppur in negativo, le aspettative nei suoi confronti. E’ da tempo, per intenderci ormai da anni, che si discute dei Jazz come una squadra da stagione regolare, inadatta al vero palcoscenico che sono i playoffs. Il modo di giocare è lo stesso delle scorse stagioni, il roster altrettanto simile, ed i risultati ottenuti non si discostano tanto da quelli poco incoraggianti delle ultime stagioni.

Per quanto Utah abbia vinto gara 1, è affondata in gara 2 e 3, tenendo conto che Luka Doncic è tornato a giocare solo in gara 4. Jalen Brunson ha chiuso la seconda e terza gara con, rispettivamente, 41 e 31 punti, e per quanto il talento e la volontà della point-guard dei Dallas Mavericks siano indiscutibili, ciò non fa certamente onore alla difesa dei Jazz.

Quel che più preoccupa e più è facile dedurre osservando Utah in azione è la sua incapacità di difendere sul perimetro. Doncic è in grado di esacerbare questo aspetto, girando il coltello nella piaga, ma la squadra di coach Quin Snyder è incapace di stare davanti al proprio uomo al di fuori del pitturato, a tal punto che qualche palleggio è sufficiente per liberarsi del difensore in maglia Jazz.

Doncic sta viaggiando a 31.5 punti di media con il 51.2% dal campo e Dallas è in vantaggio nella serie. Pareggiare per Utah non è un compito impossibile, ciononostante, per quel che si è visto sul parquet fino a questo punto, i Mavericks sembrano tranquillamente in grado di avanzare al secondo turno.

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