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NBA, i top e flop del primo turno di playoffs

di Gabriele Melina
tatum durant

TOP: Boston Celtics

I Celtics hanno concluso una serie di playoffs che rimarrà nella storia. Si discuterà, da qui ai prossimi mesi, ogni singolo giorno del fallimento dei Brooklyn Nets, di come Kevin Durant e Kyrie Irving siano stati incapaci di reagire di fronte ad una difesa monumentale, ma è importante che rimanga vivo un messaggio tra le mille (e spesso futili, ndr) discussioni: più che i Nets ad aver perso questa serie, sono stati i Celtics ad averla vinta.

Una difesa corale, precisa, organizzata, fisica, ha costretto Durant ad alcune delle peggiori prestazioni della sua carriera, limitando al contempo anche l’apporto offensivo di Irving. Orchestrati da coach Ime Udoka, Jayson Tatum, Marcus Smart, Grant Williams, Al Horford, e Jaylen Brown hanno fornito una chiara dimostrazione di come ci si comporta nella metà campo difensiva, di come la parte tecnica e fisica si fondano nel raggiungimento di un obiettivo comune.

Nella metà campo offensiva, poi, i Celtics hanno eseguito il loro dovere con poche sbavature. Oltre ai soliti Tatum e Brown, Williams ha chiuso il primo turno con il 50% da tre punti, mentre Horford con il 60%, due statistiche che rendono bene l’idea dell’efficienza offensiva dei Celtics.

Boston è stata in grado di rigirare una stagione che sembrava andata allo sbaraglio. Ha organizzato incontri tra soli giocatori, si è fermata a riflettere sui propri errori ed ha cercato un modo per uscirne. Alla fine, la resilienza e l’impegno hanno dato i loro frutti, ed ora i Celtics si apprestano a giocare il secondo turno dopo aver eliminato in quattro gare i Nets.

FLOP: Brooklyn Nets

Come accennato in precedenza, se l’esito di questo primo turno di playoffs è stato 4-0 a favore dei Celtics, è più per merito di Boston che per demerito di Brooklyn. Tuttavia, al di là di quel che è successo sul campo, dove i Nets si sono trovati a dover affrontare una difesa oggettivamente superiore, quel che ha affondato ulteriormente la squadra di coach Steve Nash è stata la risposta emotiva, che non è arrivata, o è arrivata nel modo sbagliato.

Esclusa gara 4, in cui Durant è andato a referto per 39 punti con 13/31 dal campo, una percentuale ancora decente rispetto alle partite precedenti, una volta realizzato che gli avversari stavano giocando una pallacanestro migliore, è come se i Nets, e tra tutti Durant e Irving, abbiano mollato la presa, prima mentalmente e poi tecnicamente. Forse influenzati dalla difesa avversaria, le due superstar non hanno saputo trovare un modo per indicare la strada ai loro compagni, che da loro si attendevano questo tipo di risposte.

La mancata risposta emotiva ci porta a riflettere ancora su tutto ciò che è successo in stagione regolare. Più che 82 gare di pallacanestro, la stagione di Brooklyn è stata una lunga telenovela attorno alla questione Irving, poi Harden, e infine Ben Simmons. Il modo in cui Simmons è stato gestito – Nash aveva detto che sarebbe tornato prima dell’inizio dei playoffs, alla fine non è sceso in campo neanche una volta – è emblematico del comportamento dei Nets quest’anno.

Dopotutto, questa potrebbe essere la dimostrazione che non basta possedere due giocatori di grande talento per vincere un titolo, e che forse è opportuno lavorare sulla chimica di squadra in quelle 82 gare che servono proprio da preparazione ai playoffs.

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