Three Points – L’anno dei Toronto Raptors

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L’edizione 2019 delle NBA Finals non verrà dimenticata facilmente, il primo, storico trionfo dei Toronto Raptors è arrivato al termine di una serie epica, drammatica (sempre in termini sportivi) e imprevedibile. Una risposta inequivocabile a chi dava per scontato l’esito di questo 2018/19, senza considerare che la storia si fa sul campo, non sulla carta. La conclusione dell’affare Anthony Davis – Los Angeles Lakers e l’imminente draft ci proiettano già verso la NBA del futuro, ma questa edizione di ‘Three Points’ è interamente dedicata all’ultimo atto della stagione. Ci occuperemo di vincitori e vinti, con un focus sullo straordinario MVP delle Finals. Che dite, cominciamo?

 

1 – L’anno dei Toronto Raptors

I Toronto Raptors sono campioni NBA 2018/19
I Toronto Raptors sono campioni NBA 2018/19

I Toronto Raptors hanno scritto una pagina indelebile nella storia non solo della NBA, ma di un’intera nazione. Tutto il Canada si è stretto attorno all’eroica truppa di coach Nick Nurse, riempiendo le piazze per assistere dai maxischermi a un’impresa che nessuno avrebbe creduto possibile, fino a pochi mesi fa. Toronto è la squadra del destino, quella che è riuscita a sfruttare al meglio il particolarissimo momento storico che sta vivendo la lega. Con la Eastern Conference libera dalla ‘tirannia’ di LeBron James e l’atmosfera da ‘ultima corsa’ che si respirava nella Baia, si erano create le perfette condizioni affinché qualcuno si inserisse a sorpresa nella sceneggiatura. Ormai era chiaro da tempo: il 2019 era l’anno dei Raptors.

Quello dei canadesi è stato un percorso folle, irripetibile e persino sconsigliabile, per certi versi. Licenziare il Coach Of The Year in carica (Dwane Casey) per sostituirlo con un assistente (Nick Nurse) e cedere il miglior realizzatore nella storia della franchigia (DeMar DeRozan) per affidarsi a un giocatore in scadenza di contratto e reduce da un lungo infortunio (Kawhi Leonard) è stata una scelta quantomeno azzardata, una vera e propria scommessa. Qualora l’incredibile game winner del secondo turno playoff fosse partito dalle mani di Jimmy Butler, invece che da quelle di Leonard, con ogni probabilità staremmo parlando di un colossale fallimento. Invece, tutto ha funzionato alla perfezione; una regular season di altissimo livello, una prova di forza (nonostante il passo falso iniziale) contro Orlando e una prova di resistenza contro Philadelphia. Quando la corsa sembrava destinata a interrompersi, dopo gara-2 delle finali di Conference, i Raptors hanno mostrato altre due caratteristiche che contraddistinguono una squadra da titolo: l’orgoglio e la cattiveria. Doti che sono mancate a Milwaukee, che ha dovuto arrendersi in sei partite. La prima apparizione di Toronto alle Finals sembrava il massimo obiettivo raggiungibile, l’ideale coronamento di 25 anni spesso avari di soddisfazioni. E invece…

Invece, i Raptors si sono fatti trovare pronti. Salire per la prima volta sul palcoscenico più importante, al cospetto della migliore squadra di sempre, può generare una pressione insostenibile, non certo alleviata dalle precarie condizioni fisiche degli avversari, ma Toronto ha superato a pieni voti la prova. Ha messo in chiaro le cose fin da gara-1, vinta grazie a un superbo Pascal Siakam da 32 punti, a una gran difesa e alla perfetta organizzazione tattica di Nurse: i Raptors giocavano per vincere, non per fare le ‘vittime sacrificali’. Il primo scivolone è arrivato in gara-2, persa soprattutto per il blackout di inizio terzo quarto. Il trasferimento della serie a Oakland sembrava il preludio all’ennesima passerella Warriors. Invece, in California, Toronto ha messo le mani sul titolo. In gara-3 è stata cinica, sfruttando le assenze e gli affanni di Golden State, mentre in gara-4 ha dominato, trascinata da un Leonard da fantascienza. Guai però ad attribuire il merito al solo numero 2; se nei primi turni di questi playoff si è assistito spesso a un one-man-show, lo storico titolo 2019 è stato una vittoria di squadra. La vittoria di Kyle Lowry, che si è scrollato di dosso l’infame (e ingiusta) etichetta di ‘eterno perdente’ con delle Finals da leader assoluto. La vittoria di Serge Ibaka, Marc Gasol e Danny Green, giocatori che sembravano al capolinea, e che ora alzano al cielo il Larry O’Brien Trophy. La vittoria di Pascal Siakam, la più impronosticabile delle star, e di Fred VanVleet, ‘eroe per caso’ in una lega in cui non si pensava avrebbe messo piede. E la vittoria di Masai Ujiri, perchè a volte la fortuna aiuta davvero gli audaci. Le NBA Finals 2019 verranno certamente ricordate per le terribili sventure occorse ai campioni in carica, ma niente e nessuno potrà togliere ai Toronto Raptors i meriti per un trionfo leggendario.

 

2 – King Of The North: la star dei Toronto Raptors

Kawhi Leonard, campione NBA e Finals MVP per la seconda volta
Kawhi Leonard, campione NBA e Finals MVP per la seconda volta

L’incredibile impresa dei Raptors ha consacrato Kawhi Leonard tra i più grandi giocatori di sempre. Che fosse speciale lo si era capito ormai da tempo: vincere un titolo da Finals MVP al terzo anno da professionista (dopo aver quasi consegnato l’anello agli Spurs nella stagione precedente) non è da tutti. Per ‘The Claw’, il trionfo del 2014 è stato solo l’inizio. Da quel momento sono arrivate due convocazioni all’All-Star Game, due inclusioni nel primo quintetto All-NBA e due premi di Defensive Player Of The Year. I San Antonio Spurs erano certi di aver trovato in lui il degno erede di Tim Duncan, il leader tecnico ed emotivo (detto di uno che, come il grande caraibico, non ha mai mostrato una singola emozione) che avrebbe trascinato i texani nell’era post-‘Big Three’. Poi, d’improvviso, qualcosa si è rotto. Le controversie sul tardivo rientro dall’infortunio patito alle Conference Finals 2017, su cui tuttora aleggia il mistero, hanno compromesso insanabilmente i rapporti tra il giocatore e lo staff nero-argento. Prima i playoff saltati, poi la richiesta di cessione, quindi lo scambio con i Raptors, epilogo di una vicenda che, agli occhi di molti, ha scalfito la reputazione ‘immacolata’ del giocatore. Il suo approdo in Canada sembrava solo una tappa intermedia, un ‘esilio forzato’ in vista dell’imminente free-agency. Invece, a Toronto, Leonard ha scritto la storia, diventando ‘The King Of The North’.

Accolto come un eroe dai tifosi e come un leader dai compagni e ‘coccolato’ dalla dirigenza, che ne ha protetto la condizione fisica con un’accurata gestione del minutaggio e delle apparizioni in regular season, Kawhi ha ripagato tutti, portando il Larry O’Brien Trophy oltreconfine. Lo ha fatto grazie a dei playoff straordinari, da vero dominatore; 30.5 punti e 9.1 rimbalzi di media, ma soprattutto quella freddezza indispensabile ai Raptors per scacciare i vecchi fantasmi e affrontare a viso aperto avversari sulla carta superiori.
Se contro Magic e Sixers il suo apporto è stato quasi ‘esagerato’, per la volata finale Leonard ha saputo cercare e trovare l’aiuto di quei ‘gregari’ indispensabili per lanciare verso il traguardo i grandi campioni. Il ‘Re del Nord’ ha disputato una serie finale degna dei più grandi, aspettando di colpire al momento giusto e prendendo la squadra sulle spalle anche nelle serate storte. Il secondo titolo NBA, vinto sempre da Finals MVP (solo Kareem Abdul-Jabbar e LeBron James erano riusciti in questo particolare bis), è la perfetta chiusura del cerchio per la prima parte della sua carriera. A 27 anni e con una bacheca stracolma di trofei, può guardare con assoluta serenità ai prossimi capitoli, che siano scritti in Canada, oppure altrove. Buona parte del futuro della NBA dipenderà dalla sua decisione: lasciare Toronto da vincitore o continuare a regnare sul devoto Nord? Qualunque sia la sua destinazione, di una cosa bisognerà essere certi: l’unica cosa che conterà, per Kawhi Leonard, sarà vincere.

 

3 – Warriors, uno splendido (e terribile) tramonto

Kevin Durant e Klay Thompson, infortunati gravemente durante le Finals
Kevin Durant e Klay Thompson, infortunati gravemente durante le Finals

Forse, la più grande dinastia dell’era moderna è davvero giunta al suo epilogo. La saga dei Golden State Warriors rischia di chiudersi nella maniera più spettacolare e drammatica, al termine di una gara-6 che potrebbe non aver concluso solamente una stagione. La squadra californiana esce per l’ultima volta dalla Oracle Arena a testa altissima, dopo aver dimostrato al mondo cosa significhi essere dei campioni. Per strappar loro lo scettro, i Toronto Raptors hanno dovuto aspettare che cadessero uno dopo l’altro, lottando fino all’ultimo possesso. Eppure, alla vigilia di gara-3 la serie sembrava finita. La notizia del forfait di Klay Thompson, che aveva raggiunto Kevin Durant e Kevon Looney in infermeria, lasciava ben poche speranze alla truppa di Steve Kerr e la netta vittoria degli ‘spietati’ Raptors aveva solo messo nero su bianco un 2-1 scritto con largo anticipo. Gara-4, dominata dai canadesi nonostante i rientri di Thompson e Looney, ha messo gli Warriors con le spalle al muro. E’ in quel momento che il cuore dei campioni, quello di cui parlava anni fa Rudy Tomjanovich, ha fatto la differenza.

E’ vero, i gravissimi infortuni di Durant (tendine d’Achille) e Thompson (legamento crociato) rischiano di compromettere sia il futuro dei giocatori, sia quello della squadra. Ma per questi Golden State Warriors, forse, non ci sarebbe stato comunque un futuro. L’imminente free-agency delle due star rappresentava fin da inizio stagione l’ideale scadenza di un progetto meraviglioso e irripetibile (viste le dinamiche), ma le infinite turbolenze di questi mesi e la spossatezza con cui gli Warriors sono arrivati alle Finals indicavano chiaramente che quello del 2019 sarebbe stato in ogni caso l’ultimo ballo. Durant e Thompson sono rientrati in campo non per follia o per fantomatiche ‘pressioni della dirigenza’, ma per mantenere in vita la dinastia. Anche sotto 3-1, la matematica diceva che vincere era ancora possibile, e per vincere ci volevano i fenomeni, quelli veri. Alla fine è andata male, malissimo, ma perdere in quel modo non fa altro che cementare il posto di questa squadra fra le più grandi di ogni epoca.

Gli ultimi playoff hanno spiegato al meglio cosa siano riusciti a creare nella Bay Area: un’organizzazione in cui ognuno conosce alla perfezione il proprio ruolo, e in cui tre MVP non pensano due volte a sacrificare statistiche, possessi, responsabilità e persino incolumità fisica per il fine ultimo, ovvero la vittoria. Ecco allora Stephen Curry guardare la maggior parte dei suoi tiri respinti dal ferro, lasciare che KD risolvesse le partite nei primi turni e prendere poi il palcoscenico, arrivando a disputare le migliori Finals della sua carriera. O ancora, il super-veterano Andre Iguodala decisivo come ai tempi belli, Draymond Green in versione ‘Showtime’ contro Portland, Quinn Cook, Jonas Jerebko, Alfonzo McKinnie e Jordan Bell dare un contributo significativo in una finale NBA e persino DeMarcus Cousins riuscire a ritagliarsi qualche minuto di gloria malgrado le condizioni fisiche e psicologiche non certo favorevoli.

Gli atti conclusivi di una delle serie finali più intense degli ultimi anni rappresentano il degno epilogo di un capolavoro iniziato dieci anni fa, quando Steph arrivò sulla Baia: da una parte l’impressionante avvio di gara-5, con la sfuriata offensiva del trio Curry-Thompson-Durant, la dimostrazione di onnipotenza con cui gli ‘Splash Brothers’ hanno ribaltato il +6 firmato Kawhi Leonard negli ultimi minuti e l’ovazione per Klay Thompson, rientrato in campo con il crociato rotto per segnare gli ultimi tiri liberi della sua stagione, dall’altra le scioccanti immagini degli infortuni che ci priveranno a lungo di due tra i migliori cestisti viventi. Dopo lo schianto che ha messo K.O. Thompson, Steph Curry si è seduto sul parquet, sconsolato. Ci vorrà del tempo, ma si rialzerà. E con lui questa leggendaria franchigia, che ha portato la pallacanestro ad un livello mai raggiunto in precedenza.

Masai Ujiri indagato dopo un alterco con un agente di polizia alla Oracle Arena

kawhi leonard

Disavventura proprio nel momento di gloria per Masai Ujiri – presidente ed artefice dei Toronto Raptors campioni – che si ritrova sotto indagine per un incidente occorso con un agente di polizia alla Oracle Arena nei minuti successivi al termine di gara 6 delle finali NBA 2019.

Ujiri avrebbe avuto un alterco con un poliziotto mentre cercava di guadagnare l’acceso al terreno di gioco per unirsi a festeggiamenti dopo la vittoria per 114-110 dei suoi Raptors: “Il vice-sceriffo non ha riconosciuto sul momento Mr Ujiri” Così il sergente Ray Kelly, portavoce dello sceriffo della contea di Alameda, California “L’agente ha richiesto le credenziali, al che (Ujiri, ndr) lo avrebbe spintonato con veemenza, arrivando a colpire al volto un ufficiale in servizio“.

Masai Ujiri indagato, controlli rigidi della NBA

Le autorità stanno al momento indagando sull’accaduto, secondo quanto riportato da ESPN. Kelly ha dichiarato che Masai Ujiri si sarebbe avvicinato alla zona cordonata del terreno di gioco senza le credenziali necessarie, o non esibendole al momento della richiesta. Come dichiarato dal sergente Kelly, la NBA avrebbe “richiesto un controllo severo sulla zona d’accesso al campo da gioco“, che comprendeva il possesso delle necessarie credenziali.

Il protocollo NBA prevede che le persone autorizzate ad accedere al terreno di gioco a partita conclusa esibiscano uno speciale braccialetto al polso: “Stiamo collaborando con le autorità” Così i Raptors in un comunicato ufficialeConfidiamo bel fatto che la situazione possa risolversi al più presto“.

La NBA “indaga su quanto accaduto” in collaborazione con i Toronto Raptors e con le autorità della Contea, come dichiarato da Mike Bass, portavoce della lega.

Raptors-Warriors: dove ha vinto la serie Toronto?

Toronto Raptors festa

Ed anche le NBA Finals 2019 sono ormai agli archivi e possiamo dire certamente che Raptors-Warriors è stata una serie finale assolutamente emozionante e piena di colpi di scena. Ad inizio anno nessuno avrebbe mai pensato di vedere i Toronto Raptors disputare una finale NBA contro i Golden State Warriors in una maniera così intensa e così efficace. Infatti, oltre al fatto che in casa Raptors avevano sempre dimostrato di non reggere la pressione dei Playoff, c’è da ricordare che la squadra è stata quasi completamente rinnovata con le partenze di Jonas Valanciunas, Jacob Poltl e DeMar DeRozan e gli arrivi di Danny Green, Kawhi Leonard, Marc Gasol e Patrick McCaw. Andiamo ora a vedere dove e come hanno vinto questo titolo NBA i Toronto Raptors:

Golden State-Toronto
Kawhi Leonard è l’MVP delle NBA Finals 2019

LA DIFESA DEI RAPTORS

Durante tutta la stagione, ed in particolare nella serie Raptors-Warriors, la squadra di Coach Nick Nurse ha messo in campo un sistema difensivo da applausi, mettendo sempre in grande difficoltà l’attacco avversario e costruendo la base del proprio successo proprio nella metà campo difensiva. Aiutata sicuramente dagli infortuni (specialmente quello di Kevin Durant), la difesa dei Toronto Raptors ha sempre messo enorme pressione su Stephen Curry e Klay Thompson (fin quando è rimasto in campo). Le guardie della Baia hanno faticato enormemente a far canestro, ogni singolo possesso.

La difesa ordinata da Coach Nurse si può riassumere con la frase “tutti, ma non gli splash brothers“; su ogni uscita dai blocchi, infatti, le due stelle dei Warriors venivano spesso raddoppiati e se ricevevano palla comunque venivano riempiti di attenzioni da tutti e 5 i difensori in campo della squadra canadese. Inoltre, specialmente in gara 6, i dinosauri hanno tolto letteralmente il tiro da 3 punti a Steph Curry, spingendolo in area contro gli aiuti difensivi o, nella peggiore delle ipotesi, concedendo un tiro da 2 invece che da 3. Ed in partite combattute come queste, ogni singolo punto può fare tutta la differenza del mondo. Infine, quando uno tra Curry e Thompson rifiatava, la squadra del Canada optava sistematicamente per una difesa box and one, condita spesso da raddoppi se uno degli splash brothers riusciva a ricevere palla.

La difesa eccezionale di VanVleet su Curry: non gli fa ricevere palla e la recupera dopo che Gasol la sporca

PROTAGONISTI DALLA PANCHINA: RAPTORS SEMPRE, WARRIORS MAI

Tanta differenza nella serie Raptors-Warriors l’ha fatta senza dubbio l’apporto delle due panchine. Non a caso, durante l’intera serie i Toronto Raptors hanno sempre trovato protagonisti in uscita dalla panchina. In particolare, Fred VanVleet e Serge Ibaka hanno disputato 6 incontri eccezionali. Dall’altro lato, in casa Warriors, nessuno in uscita dalla panchina ha mai inciso molto, dato che DeMarcus Cousins, pur giocando decentemente in attacco (ma comunque al 10% del suo potenziale) ha combinato disastri nella metà campo difensiva. L’unico a salvarsi è in gara 2 Quinn Cook.

L’attacco dei canadesi nella serie Raptors-Warriors si è spesso affidato a Fred VanVleet, che puntualmente ha risposto presente specialmente quando contava, segnando spesso triple pesantissime e canestri difficilissimi, tanto che Flavio Tranquillo l’ha definito come “l’uomo del destino”. Diversamente da VanVleet, Ibaka ha fatto la differenza con la sua esplosività e la sua intensità. La power forward spagnola è riuscita a segnare molto di più dei suoi standard dando un contributo preziosissimo anche con i punti a referto.

Uno dei tanti canestri pesanti di VanVleet. Questo arriva in gara 6

LA FIDUCIA OFFENSIVA DEI RAPTORS

Anche nella metà campo offensiva nella serie Raptors-Warriors la squadra allenata da Coach Nurse ha avuto una fiducia infinita, visto che nelle 4 vittorie dei Toronto Raptors hanno tirato benissimo sia da 2 che da 3 punti, costruendo spesso ottimi tiri e mandando in crisi la difesa dei Warriors. Non è un caso che, quando è arrivata una vittoria da parte dei Raptors, i canadesi abbiano segnato tantissimo dal perimetro e con tanti giocatori.

La fiducia di Siakam anche nel tiro da 3 punti, non la sua specialità ma lo manda a bersaglio

Il simbolo dello stato di grazia in casa Raptors è assolutamente Pascal Siakam, il quale in gara 1 ha fatto registrare una prestazione memorabile in attacco finendo con 32 punti e 14/17 dal campo ed in gara 6 ha concluso con 26 punti tirando benissimo anche da 3 punti, dopo che nella parte centrale della serie aveva faticato dall’arco. Insomma, la vittoria del Larry O’Brien Trophy da parte dei Toronto Raptors è sicuramente una vittoria di squadra, visto che tutti hanno portato il loro contributo sia in attacco e sia in difesa.

NBA Finals, Warriors battuti ed a pezzi, Kerr: “Squadra irripetibile, un privilegio allenarli”

warriors battuti

Warriors battuti ed a pezzi nel fisico e nella mente dopo una gara 6 risoltasi solo all’ultimo possesso.

L’ultima recita della Oracle Arena di Oakland, California, si rivela ancor più drammatica della partita precedente, quella dell‘infortunio di Kevin Durant. Con circa 2 minuti da giocare sul cronometro del terzo periodo e la gara in perfetto equilibrio, il fin lì letale Klay Thompson va al ferro di potenza in contropiede, ricade dopo il fallo di Danny Green e nel ricadere il ginocchio destro cede.

L’arena si ammutolisce, Thompson rimane a terra disperato per il dolore e per la consapevolezza di aver chiuso la sua finale NBA, ma come un guerriero si rialza, guadagna gli spogliatoi sulle sue gambe per poi tornare indietro e segnare i due tiri liberi.

Steve Kerr chiede il fallo ai suoi per fermare il gioco e riportare Klay Thompson negli spogliatoi per il verdetto crudele: rottura del legamento crociato del ginocchio destro, partita e serie ovviamente finite ed infortunio che terrà fuori il prodotto di Washington State per almeno 6-8 mesi.

E nonostante tutto” Mastica amaro Steve Kerr nel post gara “Abbiamo avuto un’opportunità di andare a gara 7“. Gli Warriors resistono persino ad un colpo duro come l’infortunio di un giocatore che in 3 quarti di gioco aveva segnato 30 punti con 8 su 12 al tiro e trascinato i suoi, coach Kerr pesca dal fondo della sua panchina e si affida a Quinn Cook, a DeMarcus Cousins, a Shaun Livingston e ad un commovente Andre Iguodala, e con 9 secondi da giocare Golden State ha il possesso per vincere la partita.

Warriors battuti, Green e Curry: “Non è finita per questa squadra”

La rimessa è per Draymond Green (tripla doppia da 11 punti, 19 rimbalzi e 13 assist a fine gara) che riceve in emergenza ma trova Steph Curry in uscita dai blocchi, per un tiro difficile ma realizzabile per lui. Secondo ferro, ottavo errore dalla lunga distanza per Curry e Toronto Raptors campioni NBA 2019, con una vittoria esterna per 114-110 dopo i tiri liberi finali.

Quando mi è stato riferito che Klay (Thompson, ndr) era fuori” Prosegue Steve Kerr “Ho pensato ad uno scherzo… insomma, non poteva essere vero. Ed invece è andata così, non so se gli infortuni siano il prodotto di 5 stagioni giocate al massimo, con 100 partite all’anno, di tutte le fatiche… so solo che è una cosa devastante da subire“.

Steph Curry veste come di consueto i panni del leader dopo una gara da 21 punti (6 su 17 al tiro), 7 assist e tanta, tanta corsa contro una difesa decisa a toglierlo dalla partita: “Questa partita ce la ricorderemo a lungo, ma conoscendoci, conoscendo questa squadra, il nostro carattere, il nostro DNA, so che non è finita per noi, io non scommetterei contro di noi già dal prossimo anno, e più avanti. Sono davvero orgoglioso di come abbiamo lottato, e di questi 5 anni di vittorie“.

L’ultimo tiro? Lo avrei preso 10 volte su 10, siamo riusciti a creare un buon tiro, vedevo il ferro e ci ho provato… un tiro possibile da mettere, lo riprenderei assolutamente

Warriors battuti, Steve Kerr, il più abbattuto: “Grato di aver allenato questo gruppo”

Gli infortuni di Durant – che come riportato da Steve Kerr salterà per intero la stagione NBA 2019\20 dopo l’operazione per rottura del tendine d’Achille della gamba destra – e di Klay Thomspon avranno delle ripercussioni enormi sull’intera lega. Thompson e Durant potranno diventare free agent dal prossimo 1 luglio, i Golden State Warriors vorranno di certo premiare Klay con un contratto al massimo salariale, pur mettendo in preventivo la possibilità che anche il figlio di Mychal possa rimanere fuori per l’intera prossima stagione.

Tutti penseranno ad oggi come alla fine di un’era” Draymond Green nel post gara “Ma non è così, non è una cosa saggia da dire. Questo non è stato il nostro anno, decisamente, ma non tutte le ciambelle riescono col buco, come si suol dire (…) noi torneremo“.

Non si può descrivere ciò che penso di questa squadra” Steve Kerr è decisamente il più deluso in casa WarriorsCosa ho avuto modo di vedere in questi 5 anni è stata una combinazione incredibile di talento, carattere e dedizione totale, qualcosa di irripetibile (…) ed io sono stato un uomo fortunato ad aver avuto la possibilità di allenare un gruppo del genere, come ho detto anche ai ragazzi

La mia gratitudine nei confronti dei miei giocatori non ha limiti, sono stato messo nella posizione di aiutare ed allenare questi ragazzi tutti i giorni, vederli competere, dare tutto quello che avevano. Questa serie e questi playoffs lo dimostrano“.

Warriors battuti, 5 anni da ricordare

Nell’ultima decade, i Golden State Warriors si sono imposti come la squadra più forte e vincente della pallacanestro mondiale. Dal 2014\15 – anno del primo titolo – ad oggi, gli uomini di Steve Kerr hanno vinto il 77% delle partite disputate (399 vittorie totali, il massimo NBA in un periodo di 5 anni), le 5 finali NBA consecutive sono la seconda striscia di finali di fila giocate da una singola squadra (alle spalle degli storici Boston Celtics di ormai 50 ani fa).

Solo San Antonio Spurs, Chicago Bulls e Los Angeles Lakers (all’epoca ancora Minneapolis Lakers) hanno vinto più titoli NBA degli Warriors in un periodo di 5 anni.

Kawhi Leonard: “La morte di mio padre ha dato un senso a tante cose”

Leonard

A poche ore dalla tanto attesa gara 6, fanno rumore le silenziose parole di Kawhi Leonard. Come al solito fredde come il ghiaccio, il volto imperscrutabile, per un argomento però molto delicato. Kawhi ha parlato di come la perdita del padre all’età di 16 anni sia stata il motore per nuove prospettive e nuovo potenziale.  Gli ha insegnato a valutare ogni singola situazione, che si parli di vita dentro dal campo, ma anche e soprattutto fuori. Le sue parole sono state riportate da William Lou, per Yahoo Sports.

“Penso che abbia dato un senso a tante cose, mi ha fatto capire che il basket e la vita sono due cose diverse e bisogna soltanto godere di ogni momento”.

Questo aiuta a comprender il motivo per cui Leonard sia così decisivo nei momenti che contano, grazie alle sue capacità di gestire il pallone nei momenti chiave della partita, qualsiasi sia il livello di competizione.E’ solo basket.“. Il giocatore continua affermando:

“Bisogna solamente andare in campo e divertirsi. Questi saranno gli anni più belli della mia vita, in cui potrò giocare al massimo livello possibile. Ho 27 anni, sono giovane, non posso essere stressato da cose che non sono rilevanti.”

Aggiunge poi:

“Ciò che importa è che la famiglia stia bene, essere in grado di frequentare le persone che ami, ed essere capace di camminare e correre, non essere infortunato. Tutte queste cose si sommano, per cui dai il massimo e cerca di vincere.” 

Kawhi Leonard, un fenomeno non predestinato

La lucidità di Leonard dentro il campo è unica, ma lo è ancora di più quella dimostrata al di fuori. E’ difficile pensare alla crescita di un adolescente priva di una figura così importante. Forse non per Kawhi, non per il leader dei Toronto Raptors. Sta tenendo fede alle sue parole facendo parlare il campo, la sua post-season fino ad ora ha dell’incredibile, i numeri sono surreali: 30.9 punti di media con il 49.2% di realizzazione dal campo, 9.2 rimbalzi, 4 assist e 1.7 recuperi di media in 23 partite di playoff giocate fino a questo momento.

Sembrerebbe programmato per giocare a pallacanestro ad altissimo livello, dotato di una forza fisica e atletica fuori dal comune e di una solidità mentale che lo colloca già tra i più grandi di sempre. Nessuno avrebbe però mai scommesso sul numero 2 dei Raptors, quindicesima scelta del Draft del 2011, selezionato dagli Indiana Pacers ma subito scambiato ai San Antonio Spurs che si privarono di Goerge Hill.

Gregg  Popovich da subito aveva intuito la grandezza di colui che 3 anni dopo sarebbe diventato l’MVP più giovane della storia delle NBA Finals, a soli 22 anni. Dapprima paragonato a Bruce Bowen per via della sue superbe capacità difensive, tutti pensavano sarebbe stato un “3 & D” di altissimo livello. Kawhi oggi è molto di più, e dal paragone con Bowen si è passati a quello con sua maestà Michael Jordan. Lo sta onorando con prestazioni superbe suggellate da giocate estremamente decisive, frutto di duro lavoro e dedizione in tutte le fasi del gioco, attacco e difesa.

Stanotte ci sarà gara 6, la serie è ferma sul 3-2, la Oracle Arena aspetta. Kawhi ancora per la storia, Golden State per sopravvivere. 

Toronto Raptors verso gara 6, Lowry: “Warriors pronti a battersi, anche noi lo siamo”

toronto raptors

In una serata sportivamente drammatica è sfumato il primo dei due match point per il titolo NBA 2019 per i Toronto Raptors.

I Golden State Warriors hanno resistito al devastante infortunio di Kevin Durant, alla rimonta dei Raptors guidata da Kawhi Leonard e da un ultimo minuto da incubo di DeMarcus Cousins per forzare un’ultima partita alla Oracle Arena di Oakland.

Quale sarà – se vi sarà – il contraccolpo mentale dopo l’infortunio di Durant per gli Warriors, solo il campo potrà dirlo nella notte italiana tra giovedì e venerdì. Ciò su cui i Toronto Raptors vogliono focalizzarsi è la seconda opportunità, per assicurarsi di non sprecarla.

Non vedo l’ora di allenare un’altra partita di queste finali” Coach Nick Nurse conta i minuti alla palla a due “Tutto ciò che è successo, tutte le emozioni, le azioni, le cose che sai di aver potuto fare meglio (…) se riguardiamo oggi (gara 5, ndr), ci sono state delle occasioni in cui abbiamo giocato bene e preso i tiri che volevamo, poi c’è stata un’azione in cui Marc (Gasol, ndr) ha subito un fallo evidente, ma niente fischio, e poi un minuti dopo Kyle (Lowry, ndr) ha preso un buon tiro da tre… piccole cose che avrebbero potuto cambiare tutto“.

Toronto Raptors verso gara 6, Lowry: “Ci siamo”

I Raptors avranno in gara 6 il (presunto) vantaggio di una squadra in salute migliore rispetto ai malmessi Warriors: Kevon Looney sarà della partita nonostante un infortunio al costato, DeMarcus Cousins rimane in difesa un anello debolissimo per coach Kerr, Andre Iguodala e Klay Thompson stanno giocando su alcuni piccoli problemi muscolari.

Dobbiamo solo scendere in campo e fare il nostro dovereKyle Lowry vuole lasciarsi alle spalle l’errore sulla sirena di gara 5 e la stoppata di Draymond Green “Non è una situazione nuova per noi, sappiamo cosa dobbiamo fare. Non siamo una squadra che vive di picchi e cali vistosi, viviamo il momento. Sappiamo che incontreremo una squadra pronta a battersi, ma lo siamo anche noi“.

La vittoria di gara 5 gara ha regalato ai tifosi di Oakland un’ultima recita alla vecchia Oracle Arena, che andrà in pensione dalla prossima stagione. I Golden State Warriors dovranno forzare tra le mura amiche una gara 7 che terrebbe aperto il sogno “Three-Peat” per gli uomini di coach Kerr.

Steph Curry, Klay Thompson, Draymond Green ed il nucleo storico degli Warriors hanno già testato in passato entrambi i lati di una rimonta da uno svantaggio di 1-3, il record casalingo ai playoffs di Golden State non è a dire il vero il viatico migliore per affrontare una partita da dentro o fuori, ma per tanti motivi di versa da tutte le altre già disputate.

Nick Nurse ed i timeout nel 4 quarto: “Riposo, sull’ultimo tiro fiducia in Kawhi”

nick nurse-team canada

Ha suscitato qualche dubbio nel post partita di gara 5 delle finali NBA la scelta di coach Nick Nurse di utilizzare uno dei timeout a disposizione a 3 minuti dal termine, subito dopo il parziale 10-2 firmato da Kawhi Leonard che aveva “spaccato” la partita per i Toronto Raptors.

Un’impressionante scarica dell’ex stella dei San Antonio Spurs aveva regalato ai suoi il massimo vantaggio in una partita passata ad inseguire per oltre tre quarti, acceso il pubblico della ScotiaBank Arena e spostato l’inerzia della gara dalla parte dei padroni di casa.

Dopo il timeout speso da Nurse, i Golden State Warriors erano però riusciti a reagire con contro-parziale di 6-2 per rientrare in gara, prima dell’ultimo, selvaggio minuto di partita che ha visto gli uomini di Steve Kerr prevalere per 106-105.

Avevamo ancora due timeout a disposizione” Così Coach Nurse nel post gara “Ed uno l’avremmo perso negli ultimi tree minuti, come da regolamento, allora abbiamo deciso di spenderne uno per dare un giro di riposo ai ragazzi“.

Timeout che Nick Nurse ha poi deciso di non usare per organizzare l’ultimo possesso Raptors, a circa 15 secondi dal termine sul -1, e dopo la palla persa (fallo in attacco di DeMarcus Cousins) dei Golden State Warriors. Sull’ultima azione, Kawhi Leonard ha ceduto il pallone sul raddoppio a Fred VanVleet, che ha poi trovato nell’angolo sinistro Kyle Lowry per un tiro piazzato, tiro deviato però dal recupero di Draymond Green.

Ho lasciato giocare sull’ultimo possesso” Ancora Nurse “Kawhi è stato raddoppiato ed ha scelto di far girare il pallone, avevo fiducia nella capacità dei miei giocatori di trovare un buon tiro, e non cambierò idea“.

Warriors, Kevon Looney farà di tutto per esserci in gara 6

kevon looney

I Golden State Warriors sperano di poter contare sull’infortunato Kevon Looney per gara 6 delle finali NBA in programma ad Oakland tra meno di 48 ore.

Il lungo degli Warriors aveva recuperato in tempo record da un problema al costato, una lesione cartilaginea all’altezza della prima costola destra riportata in gara 2, ed era ritornato in campo già in gara 4 vestendo una vistosa fasciatura.

Durante il secondo tempo della drammatica quinta partita della serie però, Looney ha accusato un riacutizzarsi del problema, rimanendo in campo per diversi minuti nonostante l’evidente disagio ed il dolore. Il giocatore si sottoporrà in queste ore alle terapie del caso per cercare di essere della gara nella decisiva gara 6 alla Oracle arena, in quella che sarà – comunque vada – l’ultimo atto della storia dei Golden State Warriors nel mitico impianto di Oakland, California, prima del trasferimento a San Francisco.

Un eventuale forfait di Looney lascerebbe coach Steve Kerr con i soli DeMarcus Cousins e Andrew Bogut sotto canestro, e con i raramente utilizzati Jonas Jerebko, Jordan Bell e Damian Jones quali alternative dalla panchina. In gara 5, Kevon Looney è rimato in campo per 18 minuti nonostante le difficoltà fisiche, e solo nel terzo quarto ha finalmente dovuto arrendersi al dolore.

Free agency Kevin Durant, squadre interessate nonostante l’infortunio

L’infortunio subìto in gara 5 delle Finals NBA potrebbe non avere ripercussioni sulla free agency di Kevin Durant, stando a quanto dichiarato dall’insider Bobby Marks, che ha dichiarato di aver contattato tre squadre.

Se venisse confermata la rottura del tendine d’Achille della gamba destra, KD rischierebbe un lungo stop, che potrebbe anche costringerlo a saltare la prossima stagione. Nonostante ciò alcune squadre sarebbero ancora pronte ad offrire un contratto a Durant.

“Ho detto…se avessi lo spazio salariale, firmeresti Kevin Durant anche se forse potrebbe saltare l’intera stagione? E la risposta è stata ‘Si’. Quindi si KD avrebbe mercato o per una squadra che gli offrirebbe 141 milioni in quattro anni, o anche di nuovo a Golden State”, ha dichiarato Marks.

Anche David Aldridge di The Athletic ha ribadito ciò. Egli ha riferito che le squadre disposte ad offrire un contratto al massimo salariale sarebbero Los Angeles Lakers, Los Angeles Clippers, Brooklyn Nets e New York Knicks, oltre ai Warriors.

La situazione del n°35 è analoga a quella vissuta lo scorso anno dal compagno di squadra DeMarcus Cousins. La rottura del tendine d’Achille spinse diverse squadre a virare su altri obbiettivi, dando l’opportunità ai Golden State Warriors di ingaggiarlo con uno stipendio inferiore alle aspettative.

Free agency Kevin Durant, decisiva la risonanza magnetica

Anche se Marks ha fatto sapere dell’interesse di alcune franchigie, la free agency di Kevin Durant dipenderà soprattutto dalla risonanza magnetica che svolgerà nella giornata odierna.

Come riportato da Shams Charania di The Athletic, l’ex giocatore dei Thunder è in viaggio verso New York, dove si sottoporrà ad un controllo medico per stabilire l’entità dell’infortunio.

 

ToroNot Today: Gli splash brothers mandano tutti a gara 6 dopo una partita bellissima

toronto raptors

Raptors — Warriors. Ci si aspettava Kevin Durant, che per quel poco che c’è stato ha fatto capire a tutti che giocatore stratosferico sia. Ci si aspettava anche Kawhi Leonard, che dopo 43′ giocati decisamente sotto la sua media, è esploso con 10 punti in poco più di 1’30” facendo saltare tutto il Canada e tutti noi sul divano.

Non ci si aspettava una partita di solidità emotiva e così incisiva da parte di Demarcus Cousins, che molto probabilmente non doveva nemmeno essere della partita, ma ci si ritrova scaraventato in mezzo causa l’infortunio di KD.

Alla fine risulta decisiva l’incapacità di arrendersi di Curry e Thompson, che non vanno mai sotto mentalmente, nè quando KD dichiara forfait nè quando Leonard sembra mettere una pietra sopra la dinastia con sede nella Baia.

Avremo un altro capitolo delle NBA Finals, il sesto. Dato il livello di basket visto stanotte, non possiamo che ritenerci fortunati.

Raptors – Warriors: fischio finale di game 5

RAPTORS — WARRIORS: LE PAGELLE DEI VINCITORI

 

Thompson, 9: Valgono di più 2 delle 3 triple che riportano Golden State avanti o la difesa, sull’ultimo possesso di Leonard e durante tutta la partita, senza praticamente sbagliare mai? Klay Thompson ha il sangue freddo di un 3 volte campione NBA e stanotte l’ha dimostrato di nuovo. Straordinario

 

Curry, 8,5: Inizia forte come gli altri due “Big Three”, si carica la squadra sulle spalle quando Durant dichiara K.O tecnico. Ad un certo punto sembra non segnare più, poi arriva la tripla del pareggio, una delle più difficili di tutta la partita. Gioca una partita pazzesca per intensità, per durezza mentale e per attributi. Campione

 

Durant, 8: Arriverà a fine terzo quarto la notizia che ha già abbandonato l’Arena (in stampelle) dopo essersi fermato a metà del secondo per quello che probabilmente è il riacutizzarsi dell’infortunio al polpaccio che lo teneva fuori dall’8 maggio scorso. Fino a quel momento aveva dato segni di onnipotenza cestistica, 11 punti con 3/3 dalla lunga distanza, non sbagliando quasi niente neanche dietro, quasi a voler ribadire un concetto semplice: averlo o non averlo fa tutta la differenza del mondo, e più la posta in gioco è alta più sa essere decisivo. Peccato

 

Iguodala, 7: Che sia il veterano perfetto è già stato detto e ribadito, ma la sua capacità di restare in campo e nella partita durante i momenti più importanti non sarà mai abbastanza ammirata. E’ il direttore d’orchestra della difesa sull’ultimo possesso (di cui Green è stato eccellente primo violino), oltre ad un’altra marea di piccole cose, che in una vittoria di un punto diventano giganti. Evergreen

 

Green, 7: La difesa nell’ultimo possesso è da far studiare nelle scuole. Un paio di giocate offensive importanti, su tutte un gancio mancino e un tiro da 3 molto importante, la solita costante presenza su ogni palla vagante. E’ tutto questo Draymond Green, ma anche un fallo tecnico e soprattutto un’infrazione di campo che poteva costare partita e serie. Balla sempre sul filo del rasoio, ma questa volta ne esce vincitore. Lottatore

 

Panchina, 8: Andrebbe fatto un capitolo a parte per DeMarcus Cousins, che seppur con qualche sbavatura (vedi fallo in attacco nel momento più importante di queste Finals) fa una partita tanto bella quanto inaspettata, mettendo ben più di uno zampino nella riapertura della Oracle Arena per gara 6, nella quale a questo punto speriamo di vederlo in azione. Looney gioca una partita che per cuore, attributi e intensità merita un voto altissimo. Livingston e Cook giocano minuti che alla luce dell’epilogo si rivelano importantissimi, Bell con più ombre che luci nella sua comparsata. Importanti

Curry & Green si esaltano. Raptors – Warriors

 

RAPTORS — WARRIORS: LE PAGELLE DEI VINTI

 

Lowry, 8: In una partita in cui tutta Toronto sembra sentire la pressione, gioca i primi 3 quarti da trascinatore vero, salendo in cattedra anche nell’ultimo periodo, prima che Leonard rubi la scena a tutti e faccia credere che sia finita. E’ salito di colpi in questi playoff ed è stato il migliore dei suoi su 48’ in gara 5. Per ora si è fermato a qualche centimetro dalla linea del traguardo, vedremo come reagirà in gara 6. Instancabile

 

Leonard, 7,5: Fino a 5 minuti circa dalla fine della partita, la sua sarebbe una prova insufficiente. Qualche acuto difensivo e poco più, con un attacco in cui capitalizza molto in avvicinamento e ai liberi, ma in cui le percentuali al tiro sembrano averlo abbandonato. Poi esce da un timeout nell’ultimo periodo, e ne piazza 10 consecutivi, segnando in ogni modo, mettendo due triple una in faccia a Thompson e una in faccia a Cousins che somigliavano parecchio a due colpi da K.O. tecnico. Ma non è abbastanza, non oggi. Automa

 

Gasol, 7: Dopo un avvio scintillante, in cui rompe il ghiaccio per i Raptors e tutta l’Arena, ha la tendenza a perdersi un po’ – anche in panchina – complici i quintetti piccoli di Kerr cui Nurse non può ovviamente rispondere con il fratello di Pau in campo. Ha un paio di acuti anche nella ripresa, fra cui una bomba molto importante nell’economia della partita. Difensivamente è tutto sommato solido, dimostrandosi affidabile anche nell’ottica di un ritorno alla Baia in cui ci si aspettano grandi cose da Cousins. Solido

 

Siakam, 5,5: Spicy P cerca di giocare la solita partita di energia e concretezza, anche se spesso appare fuori giri, complice anche lui di qualche passaggio a vuoto dei Raptors durante la partita. Difensivamente prova a metterci il suo contro KD (con scarsi risultati), offensivamente fa quel che può, senza grossi acuti ma nemmeno eclatanti sbavature. Nel complesso, una prova scarsina per il camerunense. Sottotono

 

Green, 5: Non è la sua partita, sembrano dirlo sia i primi tiri che si vede sputare dal ferro sia il backcourt di Golden State che nel primo quarto punisce ogni distrazione, errore o ritardo di rotazione. Oltre a sbagliare in attacco più di quanto non faccia di solito, non riesce quasi mai a mettersi in partita difensivamente. L’ex SAS aggiunge così una prestazione non certo scintillante alle sue non entusiasmanti Finals (eccezion fatta per gara 3). Impalpabile

 

Panchina: Van Vleet inizia con le polveri bagnate, ma prende fiducia nel secondo tempo, segnando canestri importanti e prendendosi responsabilità come ha fatto in tutte queste gare di finale. Insieme a Lowry è il migliore dei suoi. Stessa cosa per Ibaka, che gioca una partita in crescendo, dimostrandosi un veterano su cui poter fare affidamento quando conta. Powell ha più minuti in campo di quelli che ci si aspetta, ma li onora, stando sul pezzo in attacco e sbagliando il meno che può in difesa. McCaw ha poco più di un cammeo. Qualità

Warriors-Raptors, una gara 5 drammatica, Curry: “Siamo ancora vivi, Durant si è sacrificato per la squadra”

warriors raptors

Warriors-Raptors, Gara 5 delle finali NBA 2019 è una partita drammatica, dal primo all’ultimo secondo di gioco.

I Golden State Warriors sopravvivono in trasferta, sopravvivono al nuovo infortunio del rientrante Kevin Durant (sospetta rottura del tendine d’Achille della gamba destra per KD), e sopravvivono a 10 punti consecutivi nel quarto periodo di Kawhi Leonard per allungare la serie e tornare ad Oakland, alla Oracle Arena per un’ultima partita.

Alla ScotiaBank Arena di Toronto, Ontario, gara 5 tra Warriors e Raptors termina 106-105 per i campioni in carica.

Dura appena 12 minuti il ritorno in campo dopo più di un mese di assenza di Kevin Durant. Dopo aver segnato 11 punti e ridato vitalità all’attacco degli Warriors con la sua sola presenza, Durant deve abbandonare definitivamente la serie nel secondo quarto. Dopo aver messo palla a terra contro Serge Ibaka, il tendine d’Achille destro cede, KD si lascia cadere a terra e con sguardo vitreo lancia un’occhiata alla sua panchina: è finita, e lui lo sa.

Lo sfortunato Durant torna negli spogliatoi sul punteggio di 39-34 Warriors, sorretto da Andre Iguodala e Steph Curry, lascerà l’arena un’ora più tardi con un vistoso tutore applicato alla gamba e la sensazione di un infortunio grave.

I suoi compagni in campo non cedono, DeMarcus Cousins – che nei piani di coach Steve Kerr non avrebbe dovuto giocare – viene gettato nella mischia e risponde con 7 punti, tenendo a galla i suoi in un momento tra più emotivi mai vissuti dai bi-campioni in carica.

I Golden State Warriors soffrono a rimbalzo (43-37 a fine gara), soffrono in difesa quando DeMarcus Cousins viene coinvolto in un pick and roll dopo l’altro, soffrono le tante palle perse (15), ma replicano con una prova balistica da campioni (20 su 42 al tiro da tre punti in trasferta, cose da pazzi).

Sono incredibiliSteve Kerr non riesce a dire molto altro dopo una partita estenuante “Sono incredibili, sono competitivi, sono dei grandi tiratori“. Klay Thompson e Steph Curry chiudono la loro partita con rispettivamente 26 e 31 punti (12 su 17 al tiro da tre punti complessivo), Curry sfiora la tripla doppia (8 rimbalzi, di cui uno decisivo a 37 secondi dal termine, e 7 assist), Thompson rimane in campo per 43 minuti.

L’altro infortunato di casa Warriors, Kevon Looney, alza bandiera bianca nel terzo quarto per un aggravarsi dell’infortunio al costato rimediato in gara 2, e difficilmente potrà prender parte alla sesta partita della serie: “Kevon non poteva giocare, ho dovuto dirgli di non giocare piùAndre Iguodala parla da veterano “La gente non credo si renda davvero conto di che coesione questa squadra abbia, che legame abbiamo l’uno con l’altro… siamo dei fratelli… le persone da fuori non ne hanno idea“.

In qualche modo i Golden State Warriors non cedono terreno, il primo vantaggio del secondo tempo per i Raptors arriva solo a 4 minuti dal termine dopo una raffica devastante di Kawhi Leonard (103-97 il massimo vantaggio Toronto a 3 minuti dalla sirena finale). Thompson fa -3 da dietro l’arco, la difesa nega il possesso a Kawhi Leonard e Kyle Lowry (18 punti e 6 assist in 42 minuti) sbaglia un tiro da tre punti con spazio, poi Curry reagisce ad un quarto periodo difficile con la tripla del pareggio (103-103).

L’ultimo minuto di gioco è selvaggio. Gli Warriors perdono banalmente l’ennesimo pallone della loro partita (infrazione di campo di Green, in “società” con un pigro Curry), Lowry fa -1 (105-106) di nuovo attaccando Cousins dal palleggio, sull’ultimo possesso offensivo Warriors Cousins commette fallo in attacco (blocco irregolare). Kawhi Leonard gestisce la potenziale ultima palla della stagione per i suoi Raptors, e sul raddoppio della difesa trova Kyle Lowry dall’angolo, che sbaglia.

106-105 Warriors, Steph Curry scappa verso gli spogliatoi esultando e ripetendo ad alta voce: “Siamo ancora qui, siamo ancora vivi“.

Era vincere o tornare a casa, nel secondo quarto è stato davvero un brutto momento, ma Klay (Thompson, ndr) ha segnato tanti tiri pesanti, DeMarcus (Cousins, ndr) ci ha dato tanti buoni minuti, Draymond… abbiamo trovato il modo di vincere. KD ha dato tutto quello che poteva, ha sacrificato il suo fisico per la squadra, sono veramente dispiaciuto per lui“.

Kawhi Leonard dopo gara 4, “Gioco per vincere, non per i record”

Warriros-Raptors gara 4 è la conferma definitiva: Kawhi Leonard è il giocatore più forte del mondo

Nel momento in cui è quasi all’apice della sua straordinaria stagione, Kawhi Leonard continua a ribadire di preferire le vittorie della squadra che la gloria personale.

“Non gioco un basket eroico. Non sto giocando per i tifosi. Sto giocando solo per vincere, non per infrangere record. Finché cerco di aiutare la mia squadra a vincere, sono soddisfatto”, ha detto Leonard a Doris Burke di ESPN dopo la vittoria di gara 4.

Kawhi Leonard è stato il trascinatore assoluto dei Toronto Raptors anche nel match della scorsa notte, in cui ha messo a referto ben 36 punti, 24 dei quali nel secondo tempo, a cui vanno aggiunti 12 rimbalzi e 4 palle rubate.

Le cifre di Leonard nelle Finals NBA sono da fantascienza. Nelle quattro partite disputate fino ad ora, ha realizzato 30,8 punti, 10,3 rimbalzi, 4,0 assist e 2,0 rubate di media a partita, tirando con il 65% dal campo. Questi numeri gli dovrebbero consentire con ogni probabilità di ottenere il secondo premio di MVP delle Finals della sua carriera, dopo quello del 2014 con la maglia dei San Antonio Spurs.

La serie tornerà a Toronto nella notte fra lunedì e martedì, con i padroni di casa che avranno il primo matchpoint a disposizione, contro dei Golden State Warriors che sperano in un disperato rientro di Kevin Durant.