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Russell Westbrook

playoffs nba-Westbrook 100 triple doppie
NBA NewsOklahoma City Thunder

Thunder, Russell Westbrook pronto al ritorno in campo

di Michele Gibin 20 Ottobre 2018
Scritto da Michele Gibin

Russell Westrbrook pronto al rientro in campo. L’MVP 2017 ha sostenuto l’intera sessione di allenamento con i suoi compagni e potrebbe esordire già domenica sera nella sfida casalinga contro i Sacramento Kings.

Westbrook si era sottoposto il 12 settembre scorso ad un intervento in artroscopia al ginocchio destro, necessario per pulire l’articolazione e ridurre l’infiammazione dell’area. I tempi di stop erano stati stimati in circa quattro settimane.

Westbrook is close to returning and has been cleared for full contact drills and practice, but after an energetic workout after shootaround determined to sit Friday's game. It's looking likely Westbrook could be available against the Kings on a Sunday.

— Royce Young (@royceyoung) October 19, 2018

Russell Westbrook ha già preso parte al riscaldamento pre-partita sia martedì notte, per la partita d’apertura dei suoi Thunder contro Golden State, che nella serata di venerdì a Los Angeles, salvo poi accomodarsi in panchina “in borghese”.

Per gli Oklahoma City Thunder è intanto arrivata la seconda sconfitta stagionale, per mano dei Los Angeles Clippers di Danilo Gallinari e Tobias Harris.

Thunder-Clippers, la partita

26 punti e 10 rimbalzi di Tobias Harris, ed altrettanti punti (con 4 triple mandate a bersaglio su 5 tentativi) in soli 26 minuti di gioco di Danilo Gallinari condannano OKC alla seconda sconfitta consecutiva.

92-108 il risultato finale tra Thunder-Clippers. Oltre alla coppia Harris-Gallinari, la squadra di Doc Rivers si gode l’impatto di Boban Marjanovic su entrambi i lati del campo. Per il lungo serbo, 13 punti e 5 rimbalzi in soli 16 minuti d’impiego.

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GALL?

A post shared by LA Clippers (@laclippers) on Oct 19, 2018 at 9:06pm PDT

Dopo una partenza “shock” (16-0!), OKC riesce a risalire la china ed arrivare a condurre durante il terzo periodo di gioco, nonostante le basse percentuali al tiro.

Nel quarto periodo, l’impatto a centro area di Marjanovic, i problemi al tiro di un Paul George ancora fuori ritmo offensivo (7 su 27 dal campo per PG13) e la scarsa efficienza al tiro dalla lunga degli ospiti (7 su 33) pesano sull’attacco di OKC, che cede nel finale di gara.

La buona notizia per i Thunder è il ritorno imminente del loro leader indiscusso:

“Non è l’ora del panico, uno dei nostri migliori giocatori sta per tornare (…) ma in questo momento la mia responsabilità è quella di creare un buon gruppo, una squadra in grado di giocare e vincere indipendentemente da chi scenda in campo”

– Billy Donovan dopo Thunder-Clippers –

 

20 Ottobre 2018 0 commenti
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russell westbrook paul george
Los Angeles Lakers

Paul George: “Oggi sarei ai Lakers se Indiana non mi avesse ceduto ad OKC”

di Michele Gibin 19 Ottobre 2018
Scritto da Michele Gibin

Paul George-Lakers, PG13 rivela: “Senza trade ad OKC, oggi sarei a Los Angeles”.

Il 5 volte All-Star ha rivelato a The Undefeated che, se gli Indiana Pacers non l’avessero scambiato nell’estate 2017 con gli Oklahoma City Thunder, George avrebbe sicuramente raggiunto i Lakers da free agent l’anno successivo.

Credit: David Richard-USA TODAY Sports

In luglio, Paul George ha deciso di legarsi per i prossimi quattro anni agli OKC Thunder di Russell Westbrook.

In seguito, l’ex Pacers ha confessato di essere stato così sicuro della sua scelta da – sostanzialmente – dare buca a Magic Johnson, che l’aveva invitato ad L.A. per cominciare il corteggiamento.

George ripercorre brevemente le ore precedenti la decisione di restare ad OKC e tentare l’assalto al trono dei Golden State Warriors al fianco di Russell Westbrook:

“Le due opzioni erano al 50-50. Tornare a casa (Paul George è nato a Palmdale, California, ndr), o restare dov’ero. Mi sono chiesto quale fosse la cosa più intelligente da fare. Ma c’è stato un momento in cui avrei voluto giocare solo ad L.A. e nessun altro posto. Se la trade con OKC non fosse mai avvenuta, se avessi giocato un altro anno ad Indiana, oggi vestirei una maglia dei Lakers”

– Paul George-Lakers –

Al termine della stagione 2016\17, Paul George rese nota al front office dei Pacers la sua intenzione di non rifirmare con la sua ex squadra l’estate successiva.

I Pacers spedirono quindi George in Oklahoma, in cambio di Victor Oladipo e Domantas Sabonis.

I Lakers avrebbero avuto la possibilità di arrivare al prodotto di Fresno State via trade, ma rinunciarono ad includere in ogni trattativa Brandon Ingram e la scelta numero due al draft 2017 (poi diventata Lonzo Ball).

Paul George-Lakers, la scommessa (vinta) di Sam Presti

George spiega come una serie di colloqui con Westbrook e Sam Presti lo abbia convinto a rimanere ad OKC.

La stagione 2017\18, quella dell’esperimento del “big three” Westbrook-George-Anthony, era terminata con un tonfo tanto imprevisto quanto sonoro.

Una sconfitta per 4-2 al primo turno di playoffs della Western Conference per mano degli Utah Jazz, ed una terribile gara 6 da 2 su 16 al tiro per PG13:

“Durante la free agency, ho parlato con Russ (Westbrook, ndr) i miei compagni, il front office… ed alla fine ho preso a mia decisione. Stavo bene ad Oklahoma City. L’anno scorso non avevo avuto la possibilità di lavorare da subito con la squadra, perché la trade con Indiana arrivò piuttosto tardi, e dovetti recuperare. Ho voluto darmi la possibilità di cominciare da capo“

Thunder Up… how far you do YOU think the @okcthunder will go this upcoming NBA season?#ThisIsWhyWePlay #NBAMediaDay pic.twitter.com/6JzS3eyqco

— NBA (@NBA) September 26, 2018

George plaude poi al coraggio del General Manager dei Thunder Sam Presti:

“E’ stato un vero azzardo, da parte sua. Ci vuole coraggio a sfidare LA. Lui lo ha fatto, ha sfidato la sorte e ne è uscito vincitore“

19 Ottobre 2018 0 commenti
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playoffs nba-Westbrook 100 triple doppie
Oklahoma City Thunder

Thunder, intervento al ginocchio destro per Westbrook, 4 settimane di stop

di Michele Gibin 13 Settembre 2018
Scritto da Michele Gibin

Russell Westbrook, intervento al ginocchio per la star degli Oklahoma City Thunder.

Come riportato ufficialmente dai Thunder nella giornata di mercoledì, Westbrook si è sottoposto ad un intervento in artroscopia al ginocchio destro. Le condizioni del giocatore saranno rivalutate tra 4 settimane.

Russell Westbrook undergoes successful procedure
? https://t.co/56jN4QO4Ht pic.twitter.com/0SutAGoZtQ

— OKC THUNDER (@okcthunder) September 12, 2018

A causa dell’operazione, Russell salterà quindi l’intera pre-season dei suoi Oklahoma City Thunder. La prima partita pre-stagionale di OKC si terrà il 4 ottobre alla Chesapeake Arena di Oklahoma city, contro i Detroit Pistons.

I tempi di recupero stimati mettono in dubbio la presenza dell’MVP 2017 per l’esordio stagionale dei Thunder, martedì 16 ottobre ad Oakland contro i Golden State Warriors.

L’intervento di mercoledì è la quarta operazione cui Westbrook si sottopone sul suo ginocchio destro. Dopo la rottura del menisco riportata durante il primo turno di playoffs della Western Conference del 2013 contro gli Houston Rockets, l’ex UCLA si sottopose nei successivi nove mesi a ben tre operazioni chirurgiche.

13 Settembre 2018 0 commenti
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chi è Russell Westbrook
Biografie NBANBA in EvidenzaOklahoma City Thunder

Chi è Russell Westbrook? Un sognatore che non ha mai smesso di lottare

di Daniele Guadagno 14 Agosto 2018
Scritto da Daniele Guadagno

Molti si domandano chi è Russell Westbrook, perché e come un giocatore diventa così importante ed eleva in questa maniera il suo livello dopo la partenza di un compagno di squadra come Kevin Durant? La sua rabbia agonistica è stata scatenata, anzi liberata definitivamente dalla partenza di KD, cosa che Russell ha visto come un tradimento. Da quel momento la sua avventura in NBA è diventata una caccia al ferro, una caccia ai record che lo ha portato ad entrare, contestato o meno, nella storia della lega. Oggi andiamo a vedere chi è Russ, quanto guadagna ed ha guadagnato in carriera, che contratti ha firmato, ma anche i suoi numeri individuali, che tipo di giocatore è, fisicamente e tecnicamente, ed infine facciamo il punto sulla sua storia sentimentale e familiare.

È sempre difficile illustrare la biografia di una persona, soprattutto se si parla di Russell Westbrook. L’attuale point guard degli Washington Wizards è un personaggio sicuramente controverso e bizzarro (almeno per il modo di vestirsi) ma anche caparbio e determinato. Un uomo risoluto che ha dimostrato come non bisogna mai arrendersi nella vita malgrado i problemi e le mille difficoltà che ci riserva. Con passione, dedizione e impegno si possono tagliare tutti quei traguardi che solo apparentemente sembrano irraggiungibili. Ha sempre diviso l’opinione pubblica per il suo modo di giocare e per la sua personalità, a detta di molti egoista e arrogante, tanto da essersi inimicato perfino i compagni di squadra. Il giocatore più discusso della lega raccontato a 360 gradi.

Chi è Russell Westbrook? Storia familiare e il legame con Khelcey Barrs

Correva l’anno 1988 quando nella cittadina di Long Beach in California Shannon Horton diede alla luce Russell Westbrook. Il padre, Russell Sr., portava ogni giorno i suoi due figli al campetto per allenarli sui “fondamentali” della pallacanestro. Ma il piccolo Russell non sembrava particolarmente dotato per il suo fisico gracile e l’elevazione non troppo brillante. Si dice che non sia mai riuscito a schiacciare prima dei 18 anni.

Non gli si prospettava un roseo futuro cestistico, almeno non quanto quello dell’amico Khelcey Barrs. I due sognavano di calcare i parquet NBA e si allenavano insieme al campetto, ma Barrs eccelleva su qualsiasi aspetto del gioco malgrado la giovane età. Alla Leuzinger High School Khelcey era il leader della squadra mentre Westbrook un semplice panchinaro. Una promessa del basket purtroppo rimasta tale: Nel 2004 Barris, proprio dopo che Westbrook era uscito dalla palestra, durante un allenamento si accascia a terra, colto da un’ipertrofia al cuore. Da li a poco, la morte. Russell, in memoria dell’amico, promette di realizzare il loro sogno di giocare in NBA. Nel giro di poco tempo diventa il trascinatore della squadra inanellando prestazioni di ottimo livello. Cresce esponenzialmente sul piano tecnico e fisico, tanto da attirare l’interesse di molti college americani.

Russell con Kevin Love a UCLA

Chi è Russell Westbrook, college: i primi passi a UCLA

La scelta di Westbrook ricade alla fine su UCLA, nota per le sue moderne palestre e per aver sfornato talenti cristallini quali Bill Walton, Kareem Abdul-Jabbar e Reggie Miller. Inizialmente ci furono molte perplessità intorno alla decisione di reclutare un ragazzo che aveva alle spalle poche apparizioni all’High School e difatti Russell trascorre la sua prima stagione in panchina come shooting guard di riserva. Poi la svolta: complice l’infortunio di Darren Collison si libera al secondo anno un posto nello starting five, quello di point guard. Westbrook coglie al volo questa opportunità per mostrare tutto il suo talento. Assieme a Kevin Love trascina UCLA per due stagioni consecutive alle Final Four NCAA, uscendone però sempre sconfitto. Indimenticabile l’ultima sfida con Memphis guidata da una futura All-Star, Derrick Rose. I tempi sono ormai maturi: Westbrook a fine anno si dichiara eleggibile al draft.

Storia sentimentale

“La famiglia viene davanti a tutti, sono prima un padre che un giocatore di basket“, cosi si esprimeva qualche mese fa in un’intervista su ESPN. La famiglia è un valore assoluto, la sua unica ragione di vita. Westbrook ha conosciuto la moglie, Nina Earl, ai tempi del college dove giocava a basket per conto della squadra femminile. I due si sono subito innamorati e dopo qualche anno si sono uniti in matrimonio. Il loro primogenito si chiama Noah ed è nato nel 2017. Un anno dopo Nina ha dato alla luce due gemelle.

Hiiiii Nina!!! ?. #whynot pic.twitter.com/kpdMz3oCnY

— Russell Westbrook (@russwest44) July 19, 2017

Chi è Russell Westbrook? Lo sbarco nella NBA al draft 2008

Per molti il draft 2008 è stato uno dei più ricchi del nuovo millennio, secondo solo a quello del 2003. Serge Ibaka, Derrick Rose, Kevin Love, Goran Dragic, Eric Gordon e Danilo Gallinari sono solo alcuni dei tanti talenti chiamati quella sera. Nonostante questa agguerrita concorrenza, Russell Westbrook viene selezionato con la quarta chiamata dagli Oklahoma City Thunder, destando anche in questo caso lo scetticismo generale. I tifosi allora avrebbero infatti preferito virare su altri obiettivi.

Chi è Russell Westbrook? La sua carriera NBA fino ad ora

Ma Sam Presti è uno dei migliori “pigmalioni” della NBA e la scelta di Westbrook si rivelò quanto mai azzeccata: un’annata da rookie chiusa a 15 punti, 5 rimbalzi e 5 assist di media, impresa riuscita sotto i 21 anni solo a LeBron James, Chris Paul, Magic Johnson, Ben Simmons e Allen Iverson. Realizza anche la sua prima tripla doppia, suo attuale marchio di fabbrica, contro i Mavs.

Nella sua seconda stagione si fa notare per i 41 punti al Rookie Challenge e per aver riportato i Thunder ai playoffs grazie anche all’aiuto di Kevin Durant. Negli anni successivi Westbrook si afferma come uno dei giocatori più dinamici della lega; le sue schiacciate fanno tremare i canestri e la sua folgorante velocità sembra inarrestabile per gli avversari. L’intesa con Durant migliora ogni giorno ma l’appuntamento con l’anello tarda ad arrivare: nel 2011 il cammino dei Thunder si ferma alle finali di conference contro i Dallas Mavericks. La stagione successiva si presentano alla post-season forti di una strepitosa regular season chiusa al terzo posto complessivo. Eliminano gli ultimi tre vincitori NBA (Mavericks, Lakers e Spurs) ma alle prime Finals della loro storia crollano contro i Miami Heat.

Westbrook gioca una pallacanestro incredibile dalla prima all’ultima gara, chiusa con 43 punti, ma il destino voleva che LeBron vincesse a Oklahoma il suo primo anello in carriera. Poco male, perché l’anno dopo, nonostante l’addio di James Harden, i Thunder si confermano la prima forza dell’Ovest. Ai playoffs però Russell Westbrook si procura un grave infortunio al menisco che lo costringe ai box per diversi mesi. Nel 2015 invece è Durant a infortunarsi per tutta la stagione, il numero 0 in sua assenza si erge a leader della squadra, inanella una serie di prestazioni mostruose, vince il premio MVP dell’All-Star Game ma non riesce a portare OKC ai playoffs. La delusione era tanta cosi come la voglia di rivalsa. “Perché cadiamo? Per imparare a rimetterci in piedi” direbbe il regista il Christopher Nolan. Westbrook è caduto più volte nella sua carriera ma ha sempre saputo rimettersi in carreggiata: nella regular season seguente “Mr Why Not” alza il suo livello di gioco, viene nominato per la seconda volta consecutiva MVP dell’All-Star Game (31 punti nella partita delle stelle), stabilisce il suo allora carrer-high di assist, 20 contro i Clippers, e in un solo mese realizza sette triple doppie, record condiviso con Micheal Jordan. Conclude la stagione con 23.4 punti, 10.4 assist e 7.8 rimbalzi di media, arrivando quarto nella corsa al premio di MVP. Dopo aver eliminato ai playoffs i Mavericks e gli Spurs, dati alla mano, più vincenti di sempre, si ritrovano in finale di conference contro i Golden State Warriors, autori della miglior regular season della storia NBA (73-9). Nonostante un vantaggio di 3-1, i Thunder perdono incredibilmente le restanti partite, sprecando l’ennesima occasione di mettersi un anello al dito.

 

Il resto, come si suol dire, è storia: l’addio di Durant rende Westbrook il nuovo volto della franchigia. Nella prima annata post KD si carica la squadra sulle spalle trascinandola a un inaspettato sesto posto. Chiude con una tripla doppia di media, impresa riuscita solo a Oscar Robertson nella storia del gioco, e realizza in totale 42 triple doppie su 80 partite infrangendo il precedente primato sempre di “The Big O”. Inevitabile il premio di MVP, anche se ai playoffs è uscito al primo turno (chiuso con una tripla doppia di media, altro record) per mano degli Houston Rockets. Stesso esito anche nell’ultima stagione, stavolta a causa degli Utah Jazz e dopo una regular season piuttosto deludente: l’esperimento Big-Three, Westbrook-Anthony-George, non dà infatti dato i risultati sperati e “Mr Why Not”, malgrado avesse chiuso per la seconda volta con una tripla doppia di media, esce ancora una volta a mani vuote. Molti lo hanno etichettato come un perdente, ma è bene ricordare che non c’è sconfitta nell’animo di chi lotta. Westbrook non ha ancora vinto un titolo ma è un guerriero ostinato e non si arrenderà finché non avrà raggiunto il suo obiettivo.

La stagione 2018\19 si apre con rinnovato entusiasmo a OKC. Carmelo Anthony lascia, Paul George invece resta e rinnova il suo contratto, convinto che il suo futuro sia in Oklahoma. Per i primi mesi di regular season le cose vanno a gonfie vele, PG gioca da MVP, Westbrook diventa la spalla ideale (“appena” 22.9 punti di media) per quello che è diventato uno dei migliori giocatori della NBA, i Thunder sono solidi e giocano per “fare rumore” nella Western Conference. Da febbraio però le cose peggiorano, Paul George si infortuna e gioca sul dolore, le sue prestazioni ne risentono e ai playoffs, dove arrivano con la testa di serie numero 6, vengono eliminati in 5 partite dai Trail Blazers di Damian Lillard che stravince il duello personale con Russ e, di fatto, chiude la storia di Westbrook agli Oklahoma City Thunder.

L’estate 2019 dei Thunder è amara. Paul George si accorda con Kawhi Leonard e vola ai Los Angeles Clippers via trade (anche Danilo Gallinari è coinvlto nell’affare) e anche Westbrook chiede e ottiene una sistemazione altrove, e più precisamente agli Houston Rockets dell’ex compagno di squadra James Harden. A OKC arriverà in cambio Chris Paul.

russell westbrook orlando

Ai Rockets, Russell Westbrok gioca fino a marzo 2020 una grande stagione, di quelle da far vedere a chi lo aveva dato per finito sul buzzer beater di Lillard ai playoffs 2019: 27.9 punti a partita, con oltre 7 assist e 7 rimbalzi e con il 47% al tiro, una palacanestro perfetta di appoggio a James Harden e esaltata, da gennaio in poi, dalla small ball di coach Mike D’Antoni che gioca senza centro. A marzo si fermano mondo e NBA, il campionato riprende in agosto nella bolla di Orlando ma Russ inizia la preparazione in ritardo anche a causa del virus, e poi di un problema muscolare che lo limita. I Rockets faticano a primo turno di playoffs proprio contro i Thunder ma sopravvivono, ma contro i Lakers futuri futuri campioni NBA implodono, col caso Danuel House e la disillusione di James Harden.

Al termine della stagione per Westbrook è ancora ora di fare le valigie, per la seconda volta in due stagioni dopo 11 anni passati a OKC. I Rockets decidono di voltare pagina, Harden chiede la cessione ma il primo a partire è Westbrook, spedito agli Washington Wizards in cambio di John Wall. A D.C. farà coppia con un’altra star, Bradley Beal.

Un amore mai sbocciato per la nazionale

Poche apparizioni invece con la maglia della nazionale: Mike Krzyzewski lo ha convocato per i campionati mondiali di Turchia 2010 e alle olimpiadi di Londra 2012. In entrambi medaglia d’oro per Westbrook e compagni. Ha rifiutato di partecipare ai giochi olimpici di Rio e potrebbe anche saltare le prossime, a meno che coach Popovich non lo persuada a cambiare idea.

Chi è Russell Westbrook? Le sue caratteristiche tecniche

Russell Westbrook è una guardia dalle straordinarie doti atletiche e tecniche. Grazie a una pazzesca fisicità ed una grande elevazione riesce a concludere agevolmente al ferro. Le sue schiacciate finiscono puntualmente in cima alle top ten stagionali. Col passare del tempo ha migliorato il jumper dalla media anche se il tiro da tre continua ad essere il suo tallone d’Achille, appena il 30% in carriera. Westbrook è tra i giocatori più discussi della lega, un uomo tutto genio e sregolatezza che alterna giocate sublimi a scelte poco condivisibili. Nulla da ridire riguardo la leadership: non ha paura di prendersi grosse responsabilità, si è sempre preso il tiro decisivo per la sua squadra mandandolo spesso a segno (lo sanno bene i Nuggets, eliminati nella corsa playoffs da un suo buzzer-beater da quasi centrocampo).

Russell sembra un robot infaticabile, nelle ultime due stagioni ha giocato in media quasi 37 minuti saltando solo 15 partite e senza riportare seri infortuni. Il suo marchio di fabbrica è la tripla doppia, un “vizietto” esibito sin dai primi anni di carriera ma esploso dopo la partenza di Durant. Da questo punto di vista c’è chi elogia come il miglior all-around player della lega e c’è chi invece lo considera un egoista che gioca più per le statistiche che per la squadra. La verità, come spesso accade, sta nel mezzo: Westbrook è sicuramente un realizzatore straordinario capace di segnare in tutti i modi e dotato di una visione di gioco eccelsa, ma d’altro canto bisogna ammettere che tende a prendersi un numero esagerato di tiri (nelle ultime due stagioni la media si è alzata da 17 a quasi 25, primo nella lega) e che i suoi compagni gli lasciano volutamente catturare i rimbalzi difensivi. Molte volte si ritrova a giocare in isolamento non coinvolgendo il resto della squadra nei momenti cruciali.

Career high Russell Westbrook:

I numeri in carriera di Russell Westbrook? Impressionanti, vediamoli nel dettaglio, attraverso il massimo di punti realizzati, il massimo di assist e rimbalzi, come palle rubate e stoppate.

I numeri di Russell Westbrook nel dettaglio:

  • Massimo punti: 58 contro i Portland Trail Blazers (8 marzo 2017)
  • Massimo rimbalzi: 21 contro Indiana (4 maggio 2021)
  • Massimo assist: 24 contro i San Antonio Spurs (10 gennaio 2019)
  • Massimo steals: 8 contro i Golden State Warriors (6 febbraio 2010)
  • Massimo stoppate: 4 contro i Denver Nuggets (25 aprile 2012)

Titoli di squadra

A secco di titoli NBA, Westbrook si è comunque tolto qualche soddisfazione con la maglia della nazionale:

  • Oro olimpico nel 2012
  • Oro mondiale nel 2010

Chi è Russell Westbrook? Trofei individuali

Ben più ampia la bacheca dei trofei individuali:

  • MVP della regular season
  • 2 MVP dell’All-Star Game
  • 2 volte miglior marcatore della stagione
  • 9 volte NBA All-Star
  • 1 volta inserito nell’NBA All-Rookie First Team
  • 2 volte inserito nel primo quintetto della NBA
  • 5 volte inserito nel secondo quintetto della NBA

Russell Westbrook caratteristiche fisiche

Russell Westbrook gode di un fisico atletico e esplosivo, malgrado un’altezza limitata, che lo porta ad essere superiore ai suoi pari ruolo. Sembra avere dei polmoni d’acciaio, corre dal primo all’ultimo minuto di gioco senza stancarsi mai. Durante una partita dell’a stagione 2017\18 si fece un coast to coast partendo dalla sua metà campo e concludendo con una poderosa schiacciata a canestro. Qual era la stranezza? Era il terzo overtime della sfida contro i Sixers e Westbrook aveva giocato sino a quel momento 55 minuti totali. Come diceva Ivan Drago in “Rocky IV”: “lui non è un uomo, ma una macchina“. Allenamenti costanti, cura del corpo e cibo sano, questi sono i segreti con cui si mantiene in forma Russell Westbrook.

Il suo fisico ai raggi X:

  • altezza, 191 centimetri
  • peso, 91 chilogrammi

Quanto guadagna Russell Westbrook?

Un giocatore della caratura di Russell Westbrook merita uno stipendio adeguato. Quando era ancora ai Thunder, nel settembre 2018 “Mr Triple Double” firmò un rinnovo faraonico da 205 milioni di dollari complessivi che lo legherà agli Wizards fino al 2023. In questa stagione percepirà oltre 41 milioni di dollari. Westbrook è oggi il secondo giocatore più pagato della lega al pari di James Harden, John Wall e Chris Paul.

E pensare che nei primi anni guadagnava “solo” 3 milioni a stagione…

YEARTEAMSALARYSIGNING BONUSINCENTIVETRADE KICKERTOTAL CASH
2008-09Player Cash Earnings$3,493,680–––$3,493,680
2009-10Player Cash Earnings$3,755,640–––$3,755,640
2010-11Player Cash Earnings$4,017,720–––$4,017,720
2011-12Player Cash Earnings$4,090,724–––$4,090,724
2012-13Player Cash Earnings$13,668,750–––$13,668,750
2013-14Player Cash Earnings$14,693,906–––$14,693,906
2014-15Player Cash Earnings$15,719,062–––$15,719,062
2015-16Player Cash Earnings$16,744,218–––$16,744,218
2016-17Player Cash Earnings$26,540,100–––$26,540,100
2017-18Player Cash Earnings$28,530,608–––$28,530,608
2018-19Player Cash Earnings$35,350,000–––$35,350,000
2019-20$38,178,000–––$38,178,000
2020-21$41,006,000–––$41,006,000
2021-22$43,834,000–––$43,834,000
2022-23$46,662,000–––$46,662,000
$336,284,408–––$336,284,408

Chi è Russell Westbrook in sintesi? Un giocatore straordinario, un all-around player con una cattiveria agonistica e un atletismo nettamente superiori a molte altre point guard. Amato e allo stesso tempo detestato, è anche un guerriero ostinato con un sogno nel cassetto: vincere l’anello. Ne sarà mai in grado? Forse, la risposta come sempre ce la fornirà il parquet.

14 Agosto 2018 0 commenti
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russell westbrook paul george
NBA NewsOklahoma City Thunder

Dwight Howard: ‘Westbrook non sa giocare di squadra’

di Stefano Castagna 9 Maggio 2018
Scritto da Stefano Castagna

Il centro dei Charlotte Hornets Dwight Howard pensa che il problema più grande dell’ultima stagione degli Oklahoma City Thunder sia stata l’incapacità di Westbrook di coinvolgere Carmelo Anthony e Paul George in attacco.

Ospite a “Get Up” di ESPN, Howard ha detto che dei Big 3 dei Thunder, Westbrook doveva sacrificarsi di più per il miglioramento della squadra e non pensare solo a sé stesso: “Direi Russ, perchè Russ ha la palla il maggior numero di volte nelle sue mani. E ho guardato Carmelo e Paul George a volte, erano semplicemente lì in piedi a guardare.” ha detto Dwight Howard “A fine partita penso sempre che la palla sarebbe dovuta finire di più nelle mani di Carmelo perché è più di un semplice scorer. Paul George è quel giocatore che ti fa prendere tra i 20 e i 30 punti tra il primo e il terzo quarto.”

Sep 25, 2017; Oklahoma City, OK, USA; Oklahoma City Thunder forward Paul George (13), guard Russell Westbrook (0) and forward Carmelo Anthony (7) pose for photos during the Oklahoma City Thunder Media Day at Chesapeake Energy Arena. Mandatory Credit: Mark D. Smith-USA TODAY Sports ORG XMIT: USATSI-363579 ORIG FILE ID: 20170925_kek_ax3_059.JPG

Cosa deve fare Westbrook per Dwight Howard?

Secondo Dwight Howard, Westbrook dovrebbe lasciar giocare di più i compagni e non condizionare il loro gioco.

“Russ deve solo aiutare i compagni a essere coinvolti fin da subito in partita e semplicemente lasciarli giocare. A questo punto della carriera ha fatto di tutto dal punto di vista individuale, si è preso tutti gli elogi. Ma ora dovrebbe solo rendere migliore chi gli sta intorno. Dovrebbe giocare di squadra, non semplicemente facendo assist”

Westbrook ha concluso la regular season terzo nella lega per usage percentage (33,2) dietro a LeBron James e Joel Embiid, tenendo alta la sua reputazione di guardia dominante.

Anthony ha tirato solo il 28.9% dei 76 tiri presi nei momenti cruciali. Per quanto riguarda George, ha concluso la stagione con una media di 4 tiri a partita in meno rispetto a Westbrook, ma un solo tiro di media in meno rispetto alla stagione precedente.

9 Maggio 2018 0 commenti
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Paul George
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Paul George: “Troppi tiri per Westbrook? Dovrebbe essere arrabbiato per i tiri che ho preso”

di Stefano Castagna 30 Aprile 2018
Scritto da Stefano Castagna
Paul George non si è affatto lamentato per i tanti tiri da Russell Westbrook nella sconfitta degli Oklahoma City Thunder contro gli Utah Jazz in gara 6 nel primo turno che si è conclusa con l’eliminazione dai playoff. L’ala piccola, invece, che sembra voglia restare a Oklahoma, dice di aver sbagliato e si scusa con Westbrook

“Onestamente, ci sono state alcune volte in cui ho avuto la palla ed avrei dovuto essere più aggressivo”, ha detto Paul George riguardo alla sua prestazione di gara 6, a Royce Young di ESPN.

Troppi tiri per Westbrook?

Paul George ha tirato 16 volte nella sconfitta 96-91 dei Thunder – non molto lontano dalla media della regular season di 16.9 tentativi per partita – ma quando vengono confrontati con i ben 43 di Westbrook, il numero di tiri presi da Paul George appare veramente ridicolo.

Ma al contrario, se George ha qualche rimpianto riguardo a gara 6, è solo per il fatto che i suoi tiri hanno tolto la palla dalle mani a Westbrook troppo spesso.

 “Aveva la mano calda, stava segnando”, ha aggiunto George. “Quindi, semmai, dovrebbe essere lui quello arrabbiato per i  tiri che ho preso.”

Nel corso della serie, Westbrook ha preso 161 tiri – 26,8 per partita e il 31% dei tiri di tutta la squadra (cifra spaventosa) – con una true shooting percent (percentuale al tiro che tiene conto sia dei liberi che dei tiri da 3 punti) del 49,3%. Paul George ha preso 120 tiri, con una true shooting percent del 54.5%

30 Aprile 2018 0 commenti
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ApprofondimentiOklahoma City Thunder

Oklahoma City Thunder, spera per il meglio ma preparati al peggio

di Daniele Guadagno 25 Marzo 2018
Scritto da Daniele Guadagno

La regular season sta per volgere al termine ed è quindi tempo di riflessioni in casa Oklahoma City Thunder. L’esperimento dei Big-Three (Carmelo Anthony, Paul George e Russell Westbrook) non ha riportato finora i risultati sperati: il loro attuale record è il perfetto specchio di una squadra dalle indiscutibili capacità tecniche, ma anche dagli evidenti problemi di continuità.

Oklahoma City Thunder: scivoloni inaspettati e vittorie convincenti

Molto spesso Oklahoma è inaspettatamente scivolata contro squadre di basso livello (le sconfitte contro Lakers, Nets e Kings gridano ancora vendetta), vanificando le grandi prestazioni contro i “top team” della NBA. I Thunder hanno un record di 5-2 contro le tre migliori squadre della lega e sono l’unica franchigia ad aver rifilato più di venti punti ai Golden State Warriors.

Pochi sono riusciti a rifilare 63 punti in un tempo ai Warriors

Per mesi si è parlato di OKC come la vera nemesi dei Warriors, sia sul piano offensivo ma soprattutto difensivo con la possibilità di cambiare su qualsiasi blocco, di essere aggressivi, atletici ed efficaci contro la death line-up. Proprio per questo motivo potrebbe rappresentare il pericolo più grande per i campioni in carica durante i play-off. Potrebbe, appunto, perché come detto in precedenza, durante la stagione sono emerse molte lacune che ne hanno minato la continuità, a cominciare da una tenuta mentale non proprio solidissima che troppe volte le è costata cara. L’ultima sconfitta contro Boston ne è un esempio emblematico: a 8 secondi dalla fine Melo fa 0/2 ai liberi sul risultato di 99-97 per OKC. Nell’azione decisiva i Celtics girano la palla, la difesa dei Thunder è in ritardo, Marcus Morris riceve da tre, pessimo close-out di George che abbocca alla finta e tripla della vittoria a bersaglio. Questione di mentalità certo, ma anche di difesa, vero tallone d’Achille di questa squadra. A peggiorare la situazione ci ha pensato l’infortunio di André Roberson che ha privato Billy Donovan del suo specialista difensivo. Non a caso da febbraio il defense rating dei Thunder è passato da 96.6 a ben 104.4 punti subiti su 100 possessi. Nemmeno il neo acquisto Corey Brewer, pur dimostrandosi un degno sostituto, è riuscito a colmare appieno questa lacuna.

Oklahoma City Thunder, panchina all’altezza?

In genere nel basket odierno si tende a dare molta importanza alle All-Star dimenticando il prezioso contributo della panchina. Nessuna squadra NBA ha mai vinto un titolo senza l’apporto di validi comprimari (Gli stessi Warriors si sono laureati campioni nel 2015 anche grazie ad André Igoudala, nominato MVP delle Finals). La second unit di Oklahoma è una delle peggiori di tutta la lega nell’ambito offensivo. I vari Raymond Felton, Patrick Patterson e Jerami Grant producono in media 27 punti a partita, praticamente la stessa media stagionale di Westbrook. Una piccola statistica che però riassume il vero problema di Oklahoma, ovvero l’assoluta dipendenza in attacco dal trio Westbrook-Anthony-George. Basta una partita storta di almeno uno dei suoi Big-Three per complicare la gara. Incentrare il fulcro del gioco sull’isolamento offensivo in alcune partite come quelle contro i Warriors può risultare un’arma vincente ma in realtà rappresenta quasi sempre un pericoloso limite, soprattutto per una contender.

L’isolamento in post, una delle soluzioni predilette da Westbrook

Le chance di titolo al momento non sono molto incoraggianti. L’unica speranza per ambiente e i tifosi è che Oklahoma sviluppi un gioco corale o quantomeno che le sue principali bocche di fuoco tengano buone percentuali durante i play-off. I campionati non si vincono a forza di isolamenti, lo sanno anche loro, e senza una buona difesa il loro strapotere offensivo potrebbe non bastare contro Golden State.

25 Marzo 2018 0 commenti
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I migliori assistman della storia

di Kevin Martorano 7 Febbraio 2018
Scritto da Kevin Martorano

Quando viene infilato un canestro troppo spesso viene attribuito gran parte del merito a chi ha segnato, facendo passare quasi inosservato l’autore del passaggio. Ovviamente l’arte del saper passare la palla non è un’abilità che hanno in molti, visto che forse è addirittura più difficile eseguire alcuni passaggi rispetto a segnare un canestro; nella NBA ci sono stati tantissimi super passatori, in grado di distribuire assist a volontà e che spesso e volentieri hanno permesso a giocatori di medio livello di passare quasi come delle superstar grazie ai passaggi che hanno ricevuto dal loro compagno. Andiamo ora a vedere alcuni dei migliori assistman della storia della NBA e alcuni dei migliori ancora in attività:

John Stockton

L’ex playmaker degli Utah Jazz è forse il miglior passatore della storia della NBA, in quanto ha sfornato ben 15806 assist in 1504 partite disputate in carriera, ottenendo così una media di 10.5 a partita. Inoltre Stockton era anche un discreto realizzatore, visto che spesso finiva le partite in doppia cifra anche nella voce punti, realizzando oltre 13 punti di media a partita. Sicuramente il numero 12 dei Jazz è stato un giocatore unico e il suo record sarà difficilmente battibile, vista anche l’evoluzione del ruolo del playmaker moderno, abile anche nel segnare e molto atletico. Ha giocato in NBA dalla stagione 1984/85 fino alla stagione 2002/03 e la sua miglior stagione fu quella del 1990/91, quando sfornò 14.2 assist e 17.2 punti a partita.

Magic Johnson

Lo storico playmaker dei Los Angeles Lakers è al quinto posto in questa speciale classifica, ma va assolutamente ricordato che per la sua malattia HIV non ha potuto disputare le stagioni che vanno dal 1991/92 al 1994/95; Johnson detiene infatti la media più alta di assist distribuiti a partita, ben 11.2 andando a totalizzarne 10141 in appena 906 partite. Inoltre fu anche un grandissimo scorer, segnando in media 19.5 punti per partita e prendendo anche oltre 7 rimbalzi di media, ottenendo di diritto la nomina di all around player. Magic rivoluzionò il gioco, in quanto fu ed è ancora il playmaker più alto della storia della NBA grazie ai suoi 206 centimetri, che gli permisero anche di disputare alcune partite da centro.

Jason Kidd

L’ex playmaker dei New Jersey Nets e non solo è al secondo posto nella classifica all time per assist completati, con ben 12091 in 1391 partite disputate; non ha una media altissima parlando di assist (8.7) ma è senza dubbio condizionata dagli ultimi due anni della sua carriera, avendo finito le stagioni rispettivamente con 5.5 e 3.3 assist di media, avendo 38 e 39 anni. Kidd ha vinto 5 volte il premio di assistman della stagione e oltre a distribuire assist era anche un discreto realizzatore (12.6 punti di media in carriera) e 6.3 rimbalzi di media in carriera. Ha giocato in NBA dalla stagione 1994/95 fino alla stagione 2012/13.

Chris Paul

Il playmaker degli Houston Rockets è il miglior assistman in attività della storia della NBA; situato da poco alla nona posizione in questa speciale classifica, Paul ha distribuito 8531 assist in 867 partite disputate, con una media quindi di 9.8 a partita. Oltre ad essere un fenomenale passatore, Paul è anche un ottimo realizzatore (quasi 20 punti di media a partita) affermandosi così uno dei migliori play della lega ed insieme a James Harden formano uno dei backcourt più esplosivi dell’intera NBA. In previsione futura, potrebbe arrivare a diventare anche il sesto miglior assistman della storia della lega.

LeBron James

The Choosen one è al dodicesimo posto nella classifica per assist realizzati, con 7904 in 1112 partite disputate in carriera. Come ben sappiamo, LeBron è uno dei migliori giocatori della storia della NBA, oltre ad essere anche forse il miglior all around player della storia. Probabilmente entro la fine della sua carrierà potrà entrare nella top 10 in questa speciale classifica, visto che nelle ultime stagioni ha alzato la sua media in questo fondamentale a quasi 9 ed in questa stagione distribuisce il 43% degli assist totali di squadra.

Russell Westbrook

Il playmaker degli Oklahoma City Thunder non è ancora nella top 25 parlando di assist distribuiti, ma probabilmente ci potrà entrare ampiamente visto che all’inizio di questa stagione era già oltre quota 5000. In queste ultime 3 stagioni ha sempre distribuito oltre i 10 assist di media e potrebbe benissimo continuare così per altre 4 o 5 stagioni. In questa stagione Westbrook distribuisce il 42% degli assist di squadra e avendo dei realizzatori come Carmelo Anthony e Paul George al proprio fianco gli faciliterà sicuramente la riuscita nell’entrare in questa classifica.

7 Febbraio 2018 0 commenti
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Russell Westbrook: “Io amo le avversità”

di Simone Massari 6 Febbraio 2018
Scritto da Simone Massari

Che fosse un combattente, un’agonista senza eguali nella NBA non era in discussione, ma Russell Westbrook questa notte ha dimostrato di più. Non parliamo prettamente del campo, che ha comunque consegnato alla storia un’ottima partita di Westbrook da 36 punti segnati, 5 rimbalzi e 9 assist, ma la voglia di competere e di non mollare davanti alle avversità, qualità peculiare dell’ex UCLA.

Nonostante questa prestazione di Russel Westbrook, OKC si è fatta sorprendere da una buona organizzazione dei Lakers, sempre in partita per tutti i 48 minuti. Per OKC è la quarta sconfitta consecutiva, con prestazioni sul campo in controtendenza con le otto partite vinte nel mese di gennaio.

Sembrava aver preso una buona piega la stagione di OKC, nonostante le difficoltà iniziali dovute ad un roster completamente rinnovato con l’inserimento di due stelle come George e Anthony.

Le parole di Russell Westbrook

Russell Westbrook nonostante la sconfitta per mano dei Lakers, trova aspetti positivi e ai microfoni di Royce Young di ESPN si dice non preoccupato della situazione della sua squadra:

E’ divertente. Le avversità sono grandiose. Personalmente amo le avversità. Ti danno l’opportunità di riunire i compagni, riunire tutti e guardare avanti alle cose positive. Durante tutta la stagione ci saranno alti e bassi, ma noi non ci tiriamo indietro. Questa è una caratteristica di questo gruppo: non ci tiriamo indietro per quello che succede, restiamo insieme.

Parole da MVP. Sembra davvero trasparire una coesione invidiabile per alcune franchigie che in questo ultimo periodo non paiono respirare la stessa aria. Le parole di Westbrook trovano un corrispettivo nelle prestazioni dei Thunder in questa stagione, con alcune strisce negative di sconfitte seguite da altrettante vittorie. E’ una squadra in via di costruzione, un cantiere aperto, ma con la consapevolezza di poter e voler crescere insieme.

OKC ha una ottimo record con le prime della classe per quanto riguardo la Western Conference (4-2), contando l’ottima prestazione contro gli Warriors battutti addirittura 108-91.

Certo, abbiamo perso quattro partite di fila. Ma la cosa bella di questa lega è che ti da la possibilità di giocare di nuovo. Dopo un giorno e mezzo. Saremo comunque bravi però

Il prossimo avversario di OKC saranno proprio i Golden State Warriors, nella notte di martedì. Vedremo come reagirà la squadra. Russell Westbrook scenderà in campo sicuramente con il coltello fra i denti e l’energia per portare a casa la partita.

6 Febbraio 2018 0 commenti
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Anthony: “Abbiamo bisogno che Westbrook non si rimetta a me o a George”

di Gabriele Arico 28 Dicembre 2017
Scritto da Gabriele Arico

Gli Oklahoma City Thunder sembrano aver trovato la soluzione ai loro problemi iniziali. La vittoria contro i Toronto Raptors (conquistata questa notte con il punteggio di 124-107) è la sesta consecutiva, ed è il simbolo del grande momento di forma che stanno vivendo Westbrook e compagni. Gli ultimi due successi (appunto contro i Raptors e contro gli Houston Rockets nella serata di Natale) sono molto prestigiosi, ottenuti contro le attuali numero 2 della Eastern e Western Conference.

Le parole di Anthony

L’inizio stagione dei Thunder è stato problematico e il record di 14-15 ne era testimone. Queste 6 vittorie consecutive invece hanno proiettato Oklahoma al 5° posto in classifica, la squadra è in fiducia e sembra finalmente esserci il giusto affiatamento.

Al termine della vittoria di questa notte, Carmelo Anthony ha provato a dare una spiegazione a questo cambio di rotta positivo della sua squadra. Più in particolare, ha parlato di Westbrook e dell’atteggiamento del n°0 nei confronti di George e di se stesso:

Penso che il fatto che Russ stia giocando senza rimettersi alle decisioni di nessuno di noi stia aiutando molto l’intera squadra. Credo che lui sia molto più efficace giocando in questo modo, piuttosto che rimettendosi a me o Paul (George). Sappiamo quanto è importante per noi. Ne siamo consapevoli; lui deve essere capace di giocare tranquillamente, dando il massimo. Abbiamo bisogno di questo Westbrook in campo. Non di quello che si rimette a noi. 

 

28 Dicembre 2017 0 commenti
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Poche luci e tante ombre

di Filippo Scalco 16 Dicembre 2017
Scritto da Filippo Scalco

Gli OKC Thunder funzionano a metà, qualcosa non va nel team di Russell Westbrook, Carmelo Anthony, Paul George e Steven Adams: cosa? Andiamolo a scoprire.

OKC Thunder, Poche luci e tante ombre

Far funzionare una squadra piena di nuove aggiunte è un compito davvero arduo. I giocatori devono cominciare man mano a conoscersi e a prendere confidenza tra loro e a svolgere con precisione ed efficacia il proprio compito, la squadra deve infatti progressivamente imparare a giocare nel modo richiesto cercando di mettere in campo ciò che l’allenatore richiede. È un processo che può richiedere diverso tempo e i risultati spesso non coincidono con le basi di partenza. Tuttavia, quando e se la squadra inizia a lavorare bene in campo e gli automatismi diventano sempre più immediati e naturali le vittorie diventano soltanto una naturale conseguenza.
Gli Oklahoma City Thunder sono sicuramente una delle squadre sulle quali a inizio stagione gravavano le più alte aspettative. Gli innesti in estate erano stati notevoli e arrivati a questo punto della stagione si pensava che l’evoluzione del team sarebbe stata già a buon punto.
Non è però quello che ad oggi hanno mostrato le prime partite di stagione regolare. La squadra ha fatto vedere grosse difficoltà nella metà campo offensiva e i miglioramenti sono stati pochi e ancora insufficienti.

Ci sono tanti fattori che non hanno funzionato fin qui e l’attacco, come detto, è uno dei principali. I Thunder fanno veramente fatica a trovare il canestro con continuità, nonostante la presenza di tre scorer di grande caratura. La motion offense ad oggi è molto macchinosa e disordinata, tutto il contrario di ciò che dovrebbe essere con questi giocatori a roster. La palla si muove poco e male e con essa si comportano in ugual modo gran parte dei giocatori, che spesso stazionano immobili in un angolo del parquet in attesa di un passaggio. La difesa avversaria può quindi lavorare meglio e ciò che ne consegue sono spesso tiri forzati allo scadere dei 24 secondi. Un maggior movimento dei giocatori è necessario se si vuole alzare il livello dell’offensiva di squadra, perchè consente di tenere maggiormente impegnata la difesa e di creare tiri di buona qualità. È importante che ogni componente del quintetto tocchi la palla e venga tenuto in ritmo, e questo non sta assolutamente accadendo.

Il movimento dei tiratori off the ball è un aspetto che i Thunder dovrebbero curare e utilizzare meglio

Il rendimento dei singoli, superstar in primis (a eccezione di Steven Adams) è stato ad oggi gravemente insufficiente.
Russell Westbrook ha perso confidenza con il suo tiro e sta tirando con percentuali raccapriccianti per un giocatore del suo calibro. Sta facendo registrare le più basse percentuali in carriera sia in TS% (un misero 48.4%) che ai tiri liberi, dove sta incontrando difficoltà veramente inspiegabili (71% circa su poco più di sette tentativi a gara). Nonostante stia comunque giocando discretamente per quanto riguarda il playmaking, deve assolutamente risolvere le sue lacune al tiro per far sì che il record della squadra migliori.

Un altro giocatore che sta faticando moltissimo al tiro, neanche a dirlo, è Carmelo Anthony. A inizio anno gran parte degli addetti ai lavori si aspettava che, arrivato in una squadra con altre due stelle a roster, diminuisse notevolmente gli isolamenti e i jumpers dal palleggio. Così non è stato affatto, con ‘Melo che sta prendendo più o meno la stessa quantità di tiri in isolamento (23.1% di frequency dello scorso anno contro il 21.5% di quest’anno) dove sta avendo un’involuzione consistente nell’efficienza (0.99 PPP lo scorso anno contro i soli 0.82 PPP di quest’anno, da 78th al 38th di percentile).

Un’altra situazione in cui è sceso notevolmente di livello è quella dei tiri in spot-up, la sua più grande forza lo scorso anno. I tiri che sta prendendosi sotto questo punto di vista sono quasi tutti di ottima qualità, con Russell Westbrook che in questo aspetto lo sta facilitando nella maniera giusta, ma la sua efficienza anche in questo caso ha avuto un decremento importante. In queste situazioni Anthony sta tirando con un pessimo 33.6% dal campo, che deve sicuramente sistemare.

Nonostante tutti i problemi che hanno colpito i big three, il problema principale degli OKC Thunder in questo scorcio di stagione è stato l’apporto dei giocatori in uscita dalla panchina. Ad oggi i Thunder sono il una delle peggiori panchine in termini di produzione offensiva (23esimi per ORT, terz’ultimi per TS%) con i soli Felton e Grant a fornire un rendimento costante. Se OKC vuole competere per le posizioni più alte della lega, soprattutto in tema playoffs, è necessario che giocatori come Patterson e Abrines salgano di livello.

Le abilità di Patterson nell’aprire il campo torneranno utili ai Thunder

Nonostante tutte le difficoltà che hanno fronteggiato gli OKC Thunder in questo inizio di stagione, ci sono comunque diversi motivi per restare fiduciosi e che fanno pensare che la squadra troverà il modo di far funzionare il tutto. L’unica cosa che possiamo fare è aspettare e vedere cosa succederà.

16 Dicembre 2017 0 commenti
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Carmelo Anthony: “Abbiamo voglia di vincere e siamo molto arrabbiati”

di Domenico Taverriti 1 Dicembre 2017
Scritto da Domenico Taverriti

Dopo l’ultima sconfitta Carmelo Anthony ha voluto parlare del momento negativo dei suoi Oklahoma City Thunder.  La squadra sembra essere arrivata ad uno snodo fondamentale della stagione e ora, dovrà cercare di dimenticare le ultime prestazioni e voltare pagina.

Gli Oklahoma City Thunder erano riusciti a battere, con un’ottima prestazione, i Golden State Warriors. Da quel momento, sembrò che la squadra avesse i presupposti per puntare in alto, salvo poi perdere 3 match di fila.

Carmelo Anthony è consapevole del momento delicato della propria squadra e con le ultime dichiarazioni ha voluto suonare la carica.

Le parole di Carmelo Anthony

Ad un’intervista per ESPN Carmelo Anthony dichiara: “Nessuna depressione, nessuna frustrazione. Abbiamo voglia di vincere e siamo molto arrabbiati. Essere frustrati è diverso dall’essere arrabbiati”.

“E’ nella natura di questo sport la competitività, è normale arrabbiarsi per una sconfitta. Dobbiamo sfruttare la rabbia per voltare pagina”.

“Siamo arrabbiati anche perchè lavoriamo molto quando non giochiamo. Quando non arrivano i risultati è normale arrabbiarsi e noi non ci meritiamo questo”

Carmelo Anthony poi, parla anche di Russell Westbrook: “Ha molta pressione su di lui, ma noi lo aiuteremo a non sentirla. Ho avuto questa sensazione per 14 anni e conosco molto bene le conseguenze se non si controlla”.

Infine il numero 7 parla del gioco della squadra, specificando un punto fondamentale: “Noi oggi siamo attaccati per i nostri risultati, ma bisogna capire che ancora non abbiamo un modo particolare o costante di giocare. Siamo una squadra in via di sviluppo e dobbiamo concentrarci sul gioco da proporre”.

“Ancora è presto per parlare, ma son convinto che la pazienza premierà e il risultato finale sarà incredibile”.

 

 

1 Dicembre 2017 0 commenti
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