La stagione 2021/22 sta vedendo una accesa corsa alla prima scelta del draft NBA come non succedeva da anni. A ottobre la gara sembrava ristretta a due ragazzi che già dalle high shool sembravano dei predestinati a questo riconoscimento. Ossia i freshman Chet Holmgren di Gonzaga e Paolo Banchero di Duke. Ben presto a questi due si è aggiunto un’altra matricola della Division I come Jabari Smith di Auburn.
Le prime 3 posizioni, da tempo, sembrano ormai sicure, a prescindere delle 3 squadre che avranno quelle scelte. Più interessante è il discorso per le altre 7 posizioni della Top 10. Tanti i nomi papabili tra i quali spicca quello del freshmann di Duke: AJ Griffin.
Basket e Fede: questi i due dogmi di famiglia
Nato il 25 agosto 2003 a Dallas da una famiglia molto religiosa e la sua fede ha spesso condizionato la sua vita (a partire dal suo uso dei social media). Oltre al cristianesimo, l’altro grande dogma della famiglia Griffin è lo sport. Papà Adrian è passato anche per l’Italia (Roseto nel 1998), prima di fare il grande salto NBA, dove ha giocato per dieci stagioni con le canotte di Celtics, Mavericks, Rockets e Bulls. Attualmente è nel coaching staff dei Toronto Raptors come assistente. Mamma, Audrey, invece, ha lasciato il suo segno nell’atletica leggera. Infine i suoi due fratelli hanno entrambi un passato come giocatori di basket al college. Alan, il maggiore, si era dichiarato l’anno scorso al draft e attualmente gioca nella squadra di G-League affiliata ai Knicks.
Griffin ha iniziato a giocare a basket per l’Arcibishop Stepinac High School di White Plains (New York). Da matricola, insieme al fratello, ha guidato la sua squadra a vincere il suo primo titolo arcidiocesano della Catholic High School Athletic Association (CHSAA) dal 1984. Nella sua seconda stagione, lui e RJ Davis (attuale guardia di UNC) hanno formato uno dei migliori backcourt della nazione. Da sophomore ha tenuto una media impressionante di 20.9 punti, 10.9 rimbalzi, 3.9 assist e 3.5 stoppate a partita. L’anno da junior è buono, ma non come quello precedente, soprattutto a causa di un infortunio al ginocchio che gli ha fatto saltare la maggior parte della stagione. Nel complesso la stagione è positiva in quanto arriva il secondo titolo arcidiocesano.
Un problema alla caviglia lo costringe a saltare tutta la stagione da senior e inizia a far cresce dubbi sulla sua tenuta fisica, ma l’hype è così grande che viene comunque stato nominato per il McDonald’s All-American Game e il Jordan Brand Classic. Al college, finalmente, arriva la definitiva esplosione. Griffin arriva in NCAA come prospetto a 5 stelle e come ateneo sceglie una delle quattro Blue Blood: Duke. A Durham la scena è subito presa dall’azzurro Paolo Banchero, così che AJ ha la possibilità di smaltire l’ultimo grave infortunio ed entrare piano paino nelle gerarchie di coach K.
Partendo come sesto uomo e prendendo sempre più spazio, fino all’entrata in quintetto. Il numero 0 di Duke diventa uno dei giocatori chiave per la vittoria della regular season e per la corsa fino alla finale del torneo ACC, oltre che al raggiungimento della Final Four della March Madness. Il suo ottimo finale di stagione gli è valso il premio di ACC Rookie All-Team, a dimostrazione che il talento non è mai stato messo in dubbio. Tanto che, nonostante il suo fisico non dia troppe certezze, gli scout NBA non hanno mai fatto uscire AJ dalla top 10 del draft NBA.

