Home NBA, National Basketball AssociationNBA TeamsCharlotte HornetsNBA Analysis: Top 5 – Cosa sarebbe successo se…?

Con i ‘se’ e con i ‘ma’ non si va da nessuna parte, dice il detto, ma il corso degli eventi sarebbe sicuramente mutato. Nella NBA, come nella vita di tutti i giorni, ci sono tanti rimpianti e tanti intrecci di storie che, prendendo una piega diversa, avrebbero sicuramente cambiato, in positivo o in negativo, il destino delle 30 franchigie della lega. Un approfondimento di quest’oggi, riportato da Bleacher Report, tratta proprio da alcuni ‘what ifs’, una serie di ‘cosa sarebbe successo se’ che avrebbero cambiato il corso delle cose. Ecco a voi la top 5 dei ‘what if’ che avrebbero cambiato l’ultimo decennio di storia NBA:

 

5 – 2007: Cosa sarebbe successo se Horry non avesse spinto Nash?

Come sarebbero andati a finire i Playoffs 2007 senza lo scontro Horry-Suns?

Come sarebbero andati a finire i Playoffs 2007 senza lo scontro Horry-Suns?

, San Antonio Spurs contro Phoenix Suns, Gara 4; risultato finale di 104-98: i Suns pareggiano la serie sul 2-2 e si apprestano a tornare in quel dell’US Airway Center forti di un gran risultato ottenuto in casa degli uomini di Gregg Popovich. Ma un episodio fondamentale cambierà le sorti di quei Playoffs: sul finire di partita, Robert Horry venne espulso a causa di un ‘hip-check’ molto duro ai danni di Steve Nash che finì per sbattere sul tavolo posizionato a bordo campo. La furia dei Suns non si farà attendere molto, con Amar’e Stoudemire e Boris Diaw che interverranno in difesa del proprio compagno, schiaffeggiando l’ala grande degli Spurs. Un gesto che peserà tantissimo nelle sorti della serie, con i due lunghi di Phoenix anch’essi espulsi per una partita, quella di Gara 5, che tanto cara costerà ai Suns. Grazie ad un quarto-quarto da 32-23 in favore degli Spurs, la franchigia di San Antonio riuscì a riportarsi avanti nella serie, chiudendola poi in Gara 6. L’assenza di Stoudemire e Diaw nel destino di quei Playoffs, ha pesato parecchio, togliendo la possibilità ai Suns di poter sconfiggere gli Spurs e, magari, riuscire ad acciuffare l’anello, andato proprio nelle mani di Duncan e compagni, i quali batterono i Jazz in finale di Conference, e i Cavs di un giovane LeBron James nelle Finals.

 

 

4 – 2007: Cosa sarebbe successo se Kobe Bryant fosse stato tradato?

Kobe Bryant e i Bulls: quando la firma fu davvero vicina

Kobe Bryant e i Bulls: quando la firma fu davvero vicina

Ciò che i Lakers e Kobe Bryant hanno realizzato nella loro quasi 20ennale storia, è qualcosa che resterà sicuramente negli almanacchi della NBA. Come tutte le storie d’amore, però, anche Kobe e i Lakers hanno avuto degli alti e bassi; basti pensare alle frizioni tra Bryant e O’Neal che, nel 2004, comportarono la firma di quest’ultimo agli Heat. Ci sono stati diversi momenti negativi nel corso del tempo, ma mai nessuno si avvicinò a quello realizzatosi nel 2007, quando Bryant fu davvero vicino a lasciare la franchigia giallo-viola, come da lui stesso riportato in un’intervista a Grantland Basketball Hour: “Dissi ai Lakers ‘Ecco la lista dei team ai quali mi piacerebbe essere tradato’”. Un momento che fece vacillare il saldo rapporto tra la franchigia e il Black Mamba, con la guardia allora 29enne che aveva in mente una sola destinazione: Chicago. In realtà, bisogna ricordare che anche i Pistons, al tempo all’apice della propria storia, cercarono con insistenza la guardia dei Lakers, ma Bryant aveva in mente solo i Bulls. Secondo quanto scritto da Chris Sheridan, al tempo reporter di ESPN, Chicago offrì Tyrus Thomas, Loul Deng, Ben Gordon e un giovane Joakim Noah, fresco di scelta al Draft. Fonti vicino all’ambiente, rivelarono che Bryant pose il veto su qualunque trattativa includesse Deng in quanto, nonostante volesse andare via, aveva comunque a cuore le sorti del team, volendo che i Lakers potessero avere una chance per il titolo. Per fortuna loro, i dirigenti riuscirono a placare il malumore del proprio campione. Un ricongiungimento fondamentale senza il quale, molto probabilmente, non sarebbero riusciti a concretizzare l’ennesimo back-to-back della propria storia vincendo il titolo nel 2009 e nel 2010, con Bryant protagonista assoluto della scena.

 

 

3 – 2012: Cosa sarebbe successo se le ginocchia di Rose non avessero ceduto?

Derrick Rose e l'infortunio che ha segnato la sua carriera: i Bulls avrebbero potuto vincere il titolo con lui in campo?

Derrick Rose e l’infortunio che ha segnato la sua carriera: i Bulls avrebbero potuto vincere il titolo con lui in campo?

Un argomento delicato, una domanda che i tifosi dei Bulls si stanno chiedendo da tanto, troppo tempo. Da MVP della lega a un grande talento dal corpo cristallino il passo è stato breve: questa, la parabola discendente che ha visto protagonista Derrick Rose e i suoi ultimi 3 anni di carriera. Quel 28 Aprile 2012 i tifosi di Chicago se lo ricordano bene: l’inizio di un calvario senza fine. Primo turno della Eastern Conference, Chicago ospita i Philadelphia 76ers di Andre Iguodala. Una partita che i Bulls riuscirono a mettere in cassaforte già tra la fine del terzo e l’inizio del quarto-quarto ma, coach Thibodeau, decise di lasciare ancora qualche minuto in campo il proprio #1; una scelta fatale di cui, ancora oggi, Rose e i Bulls pagano le conseguenze. Il ginocchio che si gira, Rose che si accascia: rottura dei legamenti crociati e tanti saluti ai Playoffs, con i Bulls eliminati 4-2 in una serie che, ovviamente, risentì sul campo come nella testa dei giocatori di Chicago, l’impatto derivante dalla perdita dell’elemento più importante della franchigia. Quei Bulls, arrivati primi ad Est nel corso della Regular Season, avevano ambizioni di successo che vennero però abbattute da un tragico evento che, se vogliamo, spianò la strada verso la gloria per LeBron James e i suoi Miami Heat. Uno sfortunato episodio che sta costando ancora oggi davvero molto a Chicago che, con un Rose in più, avrebbe potuto essere una seria candidata al titolo nel corso di questi tre, lunghi anni.

 

 

2 – 2012: Cosa sarebbe successo se i Thunder avessero ri-firmato James Harden?

Harden e OKC: un addio tanto rimpianto

Harden e OKC: un addio tanto rimpianto

Estate del 2012. Da poco terminate le NBA Finals che hanno visto protagonisti, per la prima volta nella loro storia da quando la franchigia ha cambiato residenza, i Thunder, e i Miami Heat dei Big Three, con il primo titolo in bacheca per LBJ. Se n’era parlato già diversi mesi prima ma, nel Giugno 2012, arrivò il momento della resa dei conti per i Thunder dei ‘Big Four’ capitanati da Durant e Westbrook, con al seguito Ibaka e James Harden. Proprio lui, il Barba, il sesto uomo dell’anno, aveva il contratto in scadenza ed era desideroso di rinnovare avendo la garanzia di un posto da titolare, al pari delle altre tre stars del team, oltre ad uno stipendio alquanto corposo. 8 milioni di dollari in 4 anni, secondo Adrian Wojnarowski, è stata la differenza che ha separato le strade dei Thunder e di Harden, il quale decise di fare le valigie volando verso altre mete, precisamente in direzione Houston, dove lo attendevano un posto da protagonista assoluta della scena, voglia di rivalsa e tanti capitali freschi da investire per creare un team competitor. Nonostante i Rockets, nel corso degli ultimi 2 anni, non siano andati oltre il primo turno ai Playoffs, la crescita di Harden è stata esponenziale nel tempo, con il Barba che, attualmente, è in piena corsa per il titolo, con Houston seria candidata a quel titolo che manca da 20 anni. I Thunder, d’altro canto, non sono mai riusciti a rimpiazzare, in panca come nel quintetto, la grave perdita di Harden che, con l’eventualità di una sua ri-firma nel 2012, avrebbe potuto sicuramente cambiare il destino di OKC, riuscendo a portare quel titolo tanto desiderato.

 

 

1 – 2011: Cosa sarebbe successo se Chris Paul avesse firmato per i Lakers?

Chris Paul e Kobe Bryant: dove sarebbero potuti arrivare insieme?

Chris Paul e Kobe Bryant: dove sarebbero potuti arrivare insieme?

Il ‘What if’ per eccellenza. 8 Dicembre 2011: una data che i tifosi dei Lakers non hanno mai dimenticato. Dopo una stagione di stallo, nella quale i giallo-viola, dopo il back-to-back realizzato nel 2009/2010, vennero eliminati dalla rivelazione Mavs (che andò poi a vincere l’anello), la franchigia di LA decise che era arrivato il momento di rifondare, partendo dalla FAgency, complici anche alcuni nomi importanti in scadenza, di cui uno su tutti quello di Chris Paul. I Lakers, che già stavano concludendo l’affare Dwight Howard (al tempo miglior centro della lega), erano sul punto di chiudere con una bella stretta di mano anche con Chris Paul. Il fascino che suscita la franchigia dei Lakers è secondo a nessuno e, nonostante Howard e Paul avessero altre offerte, fu scontato preferire i lacustri. Quando tutto sembrava ormai fatto, ecco che a scombinare i piani dei Lakers, intervenne il boss dei boss: David Stern. L’allora NBA Commissioner decise che, per ‘ragioni sportive’, lo scambio “non s’avia da fa”, ragion per cui la trade a 3 squadre che vedeva coinvolti anche i Rockets con Pau Gasol (risultato poi un peso rimasto a LA) in direzione Houston e con Lamar Odom, Goran Dragic, Kevin Martin, Luis Scola e una prima scelta a New Orleans, saltò. Una decisione dalla quale derivò un cambio della storia moderna davvero notevole: se la trade che avrebbe portato CP3 ai Lakers fosse andata in porto, i lacustri non avrebbero virato poi su Nash, rivelatosi un fallimento, e i Clippers avrebbero un campione in meno; Houston, firmando Gasol (e probabilmente Nenè), non avrebbe avuto spazio salariale per prendere Harden che quasi certamente sarebbe restato ad OKC; New Orleans, d’altro canto, con l’arrivo dei nuovi elementi in roster, non sarebbe mai stata tanto peggiore del team visto in quella stagione, non riuscendo ad ottenere la 1a scelta al Draft 2012, con Anthony Davis che chissà dove giocherebbe ad oggi. Una trade che avrebbe cambiato le sorti della NBA, un destino avverso di cui ancora oggi i fans dei Lakers non si capacitano, tormentati da ciò che sarebbe potuto essere con Paul, Bryant, Artest e Howard nello stesso quintetto.

 

Per Nba Passion,

Mario Tomaino

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