Home NBA, National Basketball AssociationNBA Passion AppQuintetti All-Times: dai Bucks ai Bulls, passando ovviamente per Boston

Quintetti All-Times: dai Bucks ai Bulls, passando ovviamente per Boston

di Luca Sagripanti
the last dance

Chicago Bulls

Chicago Bulls

Chicago Bulls

C: Joakim Noah

Certo, di pecche il buon vecchio “Jo” ne ha tante, soprattutto dal punto di vista tecnico, ma l’ intensità con cui buttava l’ anima sul parquet ogni sera per Chicago era qualcosa da pelle d’ oca. È proprio per questo che fra il centro francese e la Windy City è scaturito subito un amore e Joakim Noah é diventato il beniamino dei fan, lasciando un buco affettivo con la partenza direzione New York avvenuta nella scorsa Estate. Con la maglia di Chicago Noah ha vinto un Defensive Player Of the Year award e si è piazzato 4 alle votazioni per l’ MVP nel 2014. Purtroppo la sua carriera ad oggi è segnata dagli infortuni.

F: Dennis Rodman

Nell’ estate del 1995 i Bulls erano alla disperata ricerca di un’ ala grande che potesse sostituire Horace Grant. Grant non era un giocatore facile da sostituire dato che aveva tutte le doti per poter prendere questo posto nel quintetto All-Times.
Inizialmente la dirigenza di Chicago mirava a Jayson Williams, che però rifiutò di indossare la casacca rossa, così, da San Antonio, arrivò Dennis Rodman. All’ inizio fu strano vedere “The Worm” in maglia Bulls, dato che aveva fatto parte di quella Detroit con cui Chicago ebbe una forte rivalità fra la fine degli anni ’80 e l’ inizio degli anni ’90, ma con la dedizione dimostrata in campo fece subito dimenticare ai tifosi la sua versione “Detroit’s Bad Boy” e con Pippen e Jordan andò a formare un trio fra i più vincenti e i più amati della franchigia dell’ Illinois.
L’ arrivo di Rodman apportò ai Bulls una forza rimbalzo impressionante ed una durezza difensiva raramente vista in precedenza. Non dimentichiamo che oltre ad essere un Hall Of Famer e ad aver vinto un titolo in ognuna delle sue 3 stagioni a Chicago è probabilmente l’ unico americano che può parlare col dittatore coreano Kim-Young-Un quasi da pari. Giusto per dire il potere mediatico dell’ uomo dai capelli strani.

F: Scottie Pippen

Scottie è uno dei 50 migliori giocatori All-Times e nonostante molti gli abbiano rinfacciato il fatto di essersi “appoggiato” sulle spalle di Jordan, la verità è che Pippen sapeva giocare e come! Nelle 12 stagioni trascorse con addosso la maglia rossa di Chicago collezionò 17,7 punti, 5,3 assist e 6,7 rimbalzi a partita. 7 volte All-Star, 7 volte All-NBA e 8 volte All-NBA defense selection, sommando tutte ciò ne risulta uno dei più grandi all-around player e la più grande ala piccola passata per il parquet di Chicago. Insomma… Molto più di una semplice spalla.

G: Michael Jordan

Ecco, queste sono le cose che ci mettono in difficoltà, come si fa a descrivere Michael Jordan in poche righe? Sarebbe più facile mettere una foto della statua di bronzo in quella posa iconica che troneggia fuori dallo United Center come spiegazione. Per farla breve, Michael è “The GOAT” ovvero The Greatest Of All Times. Dopo 13 stagioni a Chicago (e due a Washington, ma sorvoliamo) “His Royal Hairness” concluse la sua carriera con 6 Titoli NBA, 5 MVP, 3 ritiri dal parquet, un film che meritava l’ oscar ed una rilevanza culturale a livello globale che nessun altro atleta nella storia (fatta forse eccezione per Mohammed Alì) ha mai raggiunto. Non a caso, ogni giocatore venuto dopo di lui ripeteva questo mantra, reso famoso da una pubblicità della Air Jordan: “I Wanna be like Mike”.

G: Derrick Rose

Purtroppo molti oggi ricordano Rose per quei terribili e maledetti infortuni che ne hanno condizionato in maniera semi-irreversibile la carriera, ma quando nel 2008 i Bulls selezionarono il nativo di Chicago con la prima assoluta fu un sollievo per i tifosi che dal ritiro di MJ avevano visto la loro franchigia nuotare nella mediocrità per anni.
Il Rose pre-infortunio era un giocatore meraviglioso da veder giocare: “too strong, too big, too fast, too good”. Il più giovane MVP della storiaI della lega, lascia nel cuore dei tifosi tanto affetto e il rammarico di aver visto nascere e tramontare troppo presto una stella che brillava meravigliosa nel firmamento della NBA.

Sixth Man: …

Sono molti i nomi che andrebbero menzionati qui, c’ è Toni Kukoc, la nuova stella Jimmy Butler, il piccolo ma efficace Nate Robinson… Ma qui in redazione siamo dei romantici ed è per questo che il nostro sesto uomo è Brian Scalabrine, con una menzione particolare al nostro Marco Belinelli che con i Bulls ha giocato una pallacanestro davvero di livello uscendo dalla panchina. Scalabrine, soprannominato “White Mamba”, ha concluso la sua carriera a Chicago, dove ha totalizzato una media di impiego pari a 4,2 minuti a partita. Questo non gli ha impedito di diventare uno dei preferiti All-Times dei tifosi di Chicago. Se doveste avere bisogno di aggiungere motivazioni, beh… ecco! VAI AL PROSSIMO>>>

You may also like

1 commento

lorenzo 2 Maggio 2017 - 14:18

ma Artis Gilmor come centro per i Bulls no?

Risposta

Lascia un commento