Quando Steve Kerr, attuale capo allenatore dei Golden State Warriors, ha saputo che la NBA aveva ridisegnato e rinominato il premio di MVP della regular season, in onore di Michael Jordan, non è rimasto sorpreso.
“Penso che significhi molto per lui” sostiene coach Kerr, in un’intervista rilasciata alla NBC Sports Bay Area. “Quell’uomo ha raggiunto le Finals 6 volte e le ha vinte tutte. In più, ha vinto il premio di MVP delle Finals tutte e 6 le volte. Era la scelta più ovvia su cui ricadere se si voleva dare il nome di qualcuno al trofeo”.
E, per non farci mancare nulla, oltre ai riconoscimenti elencati da Kerr, Mike ha anche ottenuto 5 volte il premio di MVP della regular season (a pari merito con Bill Russell e dietro solo a Kareem Abdul-Jabbar), oltre a 11 selezioni per i quintetti All-NBA, 14 selezioni per l’All-Star Game, 3 premi di MVP dell’All-Star Game, 10 primi posti nelle classifiche di punteggio della lega, un premio di Giocatore Difensivo dell’Anno e il riconoscimento di Rookie dell’Anno. Il tutto in 15 stagioni di carriera.
Michael è considerato da molti il più grande giocatore di basket di tutti i tempi, e ciò non fa che crescere con l’essere reso sinonimo del più alto premio individuale della lega.
Coach Kerr ha visto da vicino la grandezza di Michael, durante le loro 4 stagioni da compagni di squadra negli Chicago Bulls.
Ma coach Kerr ha notato anche che, un immortale della pallacanestro come Mike, è probabile che abbia riflettuto intimamente sulla sua vita cestistica da quando si è ritirato. Un’onorificenza di questo tipo gli offre quindi l’opportunità di continuare a farlo, e ai sostenitori di tutto il mondo di ricordare la sua grandezza ogni anno.
“Credo che ci sia una certa dose di riflessione che tutti noi affrontiamo. Ed è divertente poter ripensare ai bei momenti” dice Kerr. “È un onore incredibile avere il proprio nome legato a qualcosa del genere”.

