A caccia di riscatto
La stagione 23-24 sarà un crocevia fondamentale per le carriere di tre giocatori che sembrano aver smarrito troppo presto il sentier. Tre atleti che si sono dimostrati in grado di fare la differenza ad alti livelli ma sui quali per ragioni diverse persistono ancora troppi dubbi.
Zion williamson ha già due All-Star Game a curriculum, le sue medie parlano di quasi 26 punti e 7 rimbalzi a partita e gli sguardi dei suoi avversari tradiscono l’impressione che non esistano contromisure per il suo strapotere fisico e tecnico, quando è in campo il numero uno dei pelicans è una forza inarrestabile. Il problema è che Zion si è visto in campo appena 114 volte nel giro di quattro stagioni. A gennaio 2023 dopo aver saltato tutta l’annata precedente e quando il suo nome circolava tra quelli dei candidati MVP, si è dovuto fermare per un ennesimo infortunio, stavolta un misterioso problema muscolare, affossando ancora una volta le speranze playoffs di New Orleans. Una strategia comunicativa alquanto torbida e le continue vicissitudini extra-parquet del ragazzo destano parecchie preoccupazioni in Louisiana. Per spazzarle via è necessario che Williamson torni a fare a tempo pieno ciò per cui è stato scelto prima di tutti al draft 2019, ovvero dominare in campo.
Subito dopo di lui in quel draft i Memphis Grizzlies hanno selezionato Ja Morant, una scelta decisamente azzeccata. L’esplosiva point guard da Murray State ha guidato la franchigia ai playoffs per tre stagioni consecutive e si è imposta tra i nuovi volti della NBA. I problemi anche in questo caso sorgono lontano dal terreno di gioco, la celeberrima prima diretta Instagram dello scorso marzo in cui è comparsa improvvisamente una pistola, ha lasciato intendere quanto il ragazzo debba lavorare su frequentazioni e abitudini. E la ripetizione dell’incidente due mesi più tardi ha costretto la lega di Adam Silver a sospendere Morant per 25 partite e a iscriverlo a un programma di recupero. Quando indosserà di nuovo la casacca numero 12 dei Grizzlies avrà due compiti piuttosto ardui: dimostrarsi finalmente maturo e riprendere sulle spalle Memphis guidandola dove ormai i tifosi sognano di arrivare.
Alla disperata ricerca di un riscatto nella stagione che sta per cominciare ci sarà anche Ben Simmons. Quella vista ai Brooklyn Nets nel 2022-23 è sembrata solo una copia sbiadita del tre volte All-Star di Philadelphia, che aveva iluso ai Sixers di poter coronare il loro Process. Il talentuoso e indecifrabile australiano appare invischiato in una profonda crisi di identità e di fiducia e forse servirà un ulteriore cambio di maglia per garantirgli il tanto auspicato nuovo inizio.
Lo sbarco dell’alieno
Tra le maggiori attrazioni del prossimo campionato NBA c’è lo sbarco nella lega di Victor Wembanya. Il fenomeno francese è accompagnato da un hype senza precedenti, cresciuto a dismisura dopo le due amichevoli giocate l’anno scorso a Las Vegas. Nessuno ha mai visto una simile combinazione di stazza e repertorio tecnico, i servigi di un alieno alto 224 cm che tratta il pallone come Kevin Durant e difende come Giannis Antetokounmpo hanno riempito i sogni di parecchie franchigie per un’intera stagione e alla fine la lotteria ha premiato i San Antonio Spurs.
Sarebbe però incosciente aspettarsi che Victor possa esprimere fin da subito il suo sconfinato potenziale, anche perché la squadra di Gregg Popovich attualmente è forse la peggiore della NBA.

Lo stesso discorso vale per Scoot Henderson per cui i Portland Trail Blazers hanno speso la terza chiamata allo scorso draft. L’addio di Damian lillard ha affidato al giovanissimo playmaker alle chiavi della squadra, e quasi certamente lo vedremo collezionare cifre altisonanti. La formazione allenata da Chauncey Billups sembra però destinata a qualche anno nei bassifondi prima di respirare nuovamente l’ara dei playoffs.
Aria che non si respira da tempo a Charlotte dove gli Hornets aspettano con ansia all’esordio di Brandon Miller, e a Houston dove i Rockets cercano di scoprire quanto vale Amen Thompson, e a Detroit dove i Pistons accolgono il suo gemello Ausar.
Molti fari saranno puntati su San Antonio e su Victor Wembanyama ma probabilmente un altro alieno è già sbarcato tempo fa a Oklahoma City. Dopo aver saltato l’intero 2022-23 per un brutto infortunio al piede e aver dominato in Summer League, Chet Holmgren è pronto a indossare la maglia numero 7 dei Thunder. Considerando le infinite incognite che riserva ogni classe di matricole non sarebbe poi così scioccante se il migliore fra i debuttanti fosse un giocatore scelto l’anno scorso.

